Il Dalai Lama per la Cop 21 di Parigi: «Salvate il Pianeta e il terzo Polo»

Il governo tibetano in esilio: «Riconoscere l'importanza del Tibet per la salute ambientale del pianeta»

[22 ottobre 2015]

dalai lama

Il Dalai Lama ha lanciato un accorato appello ai leader del mondo per difendere il pianeta, in appoggio ad una campagna lanciata di recente dal governo tibetano in esilio a Dharamsala (India) che sostiene fortemente la Conferenza sul cambiamento climatico dell’Onu che si terrà a dicembre a Parigi. Il Dalai Lama parla da molti anni della necessità di tutelare l’ambiente ed aveva elogiato apertamente l’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco subito dopo la sua pubblicazione.

Gli interventi di leader religiosi di tutto il mondo che chiedono di agire contro il cambiamento climatico sono sempre di più: due mesi prima della pubblicazione dell’Enciclica del Papa, 100 leader cattolici ed evangelici hanno pubblicato un annuncio a tutta pagina su Politico Magazine  nel quale dicevano che  agire  «E’ un obbligo morale» e chiedevano al Congresso Usa di farlo. Ad agosto i leader musulmani hanno approvato la Dichiarazione di Istanbul che chiede alle madrasse e moschee di sottolineare la necessità di contribuire a contenere il riscaldamento globale.

Il video-appello del Dalai Lama ha dato il via alla Tibet Climate Action for the Roof of the World, la campagna el governo in esilio tibetano che ha lo scopo di «Sollecitare la comunità internazionale e i leader mondiali che si riuniscono a Parigi, a riconoscere l’importanza del Tibet per la salute ambientale del pianeta».

Secondo i ricercatori climatici della Central Tibetan Administration, «L’altopiano tibetano ha visto un aumento della temperatura di circa 0,3 gradi Celsius ogni 10 anni. Negli ultimi 50 anni, la temperatura è aumentata di 1,3 gradi Celsius, tre volte la media globale»,  i due terzi dei ghiacciai della loro patria potrebbero scomparire entro il 2050 a causa del cambiamento climatico e negli ultimi 50 anni si è ritirato l’82% dei ghiacciai tibetani. Inoltre, con il rapido scioglimento del permafrost dell’altopiano del Tibet, che si è già ridotto del 10%, potrebbero essere rilasciate nell’atmosfera 12,3 miliardi di tonnellate di carbonio, aggravando ulteriormente i problemi del riscaldamento globale. Il Tibet, con un’altitudine media di oltre 4.000 metri è particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico. Il riscaldamento sta sciogliendo ghiacciai che sono la fonte di acqua di 6 grandi fiumi che sostengono la vita e l’economia di 1,3 miliardi di persone.  Anche il degrado delle praterie, l’aumento della desertificazione causata dalla realizzazione di grandi miniere, l’edificazione di gigantesche dighe da parte della Cina e la riduzione della copertura forestale minacciano il fragile ecosistema del Tibet, l’altopiano più alto e più grande del mondo  che influenza l’inizio del monsone asiatico.

Per questo i leader tibetani di Dharamsala chiedono di poter partecipare alla Conferenza delle parti Unfccc di Parigi e dicono che vogliono un accordo efficace sui cambiamenti climatici. Secondo Lobsang Sangay, premier della Central Tibetan Administration in esilio, «I leader mondiali dovrebbero mettere il Tibet, chiamato anche il Terzo Polo, visto che immagazzina più ghiaccio e acqua dopo l’Artico e l’Antartico, al centro dei negoziati. Riconoscendo l’importanza dell’altopiano tibetano per la salute ambientale del pianeta, può essere evitata una catastrofe ambientale». Sangay ha detto che «La Cina in Tibet ha arginato ogni fiume principale e i loro affluenti. E ci si aspettano ancora più dighe, dato che la Cina ha dato priorità ai progetti idroelettrici. A titolo di esempio, da stime della Cina, l’80% delle foreste del Tibet – che un tempo ricoprivano 25,2 milioni di ettari – sono state distrutte. Allo stesso modo, la Cina ha annunciato più di 3.000 nuovi siti minerari che hanno depositi di 132 minerali». Sangay cita rapporti dell’UNDP che dimostrano che «Le praterie del Tibet si stanno trasformando in deserti allo sconcertante ritmo di 2.300 Km2  all’anno. Allo stesso modo, l’Accademia Cinese delle Scienze di Pechino ha dichiarato che le zone umide del Tibet si sono ridotte di oltre il 10% negli ultimi 40 anni».

Ma Dicki Chhoyang, a capo del dipartimento informazione e relazioni internazionali del governo tibetano in esilio, è convinto  che «Esistono soluzioni alla crisi dei cambiamenti climatici in Tibet. Dobbiamo riconoscere l’importanza globale dell’altopiano tibetano per la salute ambientale complessiva dell’universo. La comunità internazionale dovrebbe sollecitare il governo cinese a far rispettare rigorosamente la sua legge sulla protezione dell’ambiente che è entrato in vigore il 1° gennaio di quest’anno».

La pensa così anche il Dalai Lama. Ecco il suo messaggio:

Fratelli e sorelle di questo piccolo pianeta. Ora siamo nel XXI secolo. Nonostante gli enormi sviluppi della tecnologia e della scienza, abbiamo anche creato un sacco di problemi prodotti dagli esseri umani Così come ho spesso detto che questi problemi sono stati creati da esseri umani, logicamente, noi stessi esseri umani abbiamo la responsabilità di ridurre questi problemi e, infine, eliminare questi problemi. Noi stessi abbiamo creato questi problemi, ma ci affidiamo a pregare Dio o Buddha, per la loro soluzione. Questo credo sia po’ illogico. Questi problemi sono una nostra creazione, quindi non possiamo cercare la soluzione a questi problemi dall’alto.

Ora, in testa a questi problemi artificiali, abbiamo i cambiamenti climatici e il problema ambientale. Credo che, in una certa misura, stia cambiando la posizione di tutta la Galassia. Di conseguenza, la posizione del nostro pianeta, il pianeta blu sta cambiando, e in tal modo la situazione del sole sta cambiando. Credo che questo sia anche in qualche modo collegato all’ambiente.

Inoltre, secondo gli esperti, anche noi esseri umani siamo responsabili del cambiamento delle condizioni climatiche e del riscaldamento globale. Quindi, questa non è un problema di una nazione o di due nazioni. Questa è una questione dell’umanità che colpisce tutto il mondo.

Il nostro mondo è la nostra unica casa. Se questo pianeta blu, a causa del riscaldamento globale o di qualche altro tipo di problema ambientale, non può sostenersi, allora non c’è altro pianeta dove possiamo andare o spostarci.

Quindi questa è la nostra unica, unica casa. Quindi, vedete, dobbiamo essere seriamente preoccupati per la tutela dell’ambiente ed avere anche gravi preoccupazioni per il riscaldamento globale.

A questo proposito, come dico sempre, il Tibet viene chiamato di solito il tetto del mondo. Secondo alcuni esperti, a causa dell’alta quota e del clima arido del Tibet, se la sua ecologia viene danneggiata, ci vuole molto più tempo per recuperare. Così dunque, la situazione ambientale in questa area è molto, molto delicata. Molti esperti ambientali indiani mi ha anche detto la stessa cosa.

Alcuni ambientalisti cinesi, vedete, hanno descritto il Tibet o l’altipiano del Tibet come il Terzo Polo, perché l’impatto dell’altopiano tibetano sul riscaldamento globale è tanto quanto quello del Polo sud e del Polo nord. Così hanno descritto il Tibet come un Terzo Polo.

Queste non sono dichiarazioni politiche, ma piuttosto i risultati di esperti e scienziati. Così dunque, vedete, questo non è qualcosa che riguarda solo con il popolo tibetano. Questo riguarda più di un miliardo di vite umane  inclusa la Cina continentale. E anche le aree meridionali dell’Himalaya, tra cui Pakistan, Bangladesh e poi l’India.

Oltre un miliardo di persone dipendono dai fiumi che scorrono dal Tibet attraverso la Cina verso il sud dell’Asia. Quindi, vedete, la protezione, o la forte preoccupazione verso la protezione dell’ambiente del Tibet non interessa solo la gente di un’area particolare, ma un grande numero di persone in questa parte del mondo.

E poi,  dicono alcuni esperti, lo stato ecologico del Tibet influenza anche altre parti del mondo. Così dunque, è una cosa molto molto importante. Questo è quello che voglio condividere. Quindi questa non è una questione politica o una questione religiosa. Sono, in definitiva, legate alla sopravvivenza dell’umanità, o  alla richiesta di un mondo sano, di un pianeta sano.

Quindi, questo è quello che voglio dirvi. E poi, come ho detto prima, l’ambiente è responsabilità di tutta l’umanità. Poi tra gli esseri umani, la vecchia generazione, che solitamente descrivo come la generazione del XX secolo, sta quasi svanendo, me compreso.

Così ora la generazione del XXI secolo, i giovani fratelli e sorelle, dovrebbero assumere un ruolo più attivo nella protezione di questo pianeta, compreso l’ambiente del Tibet. Questo è quello che voglio condividere con voi. Grazie.

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