La risposta alla Merkel del Consiglio consultivo sull’ambiente tedesco

«Il fracking è inutile e rischioso: non serve alla competitività di Ue e Germania»

«La competitività dell'economia Usa non deriva dal fracking, è il dollaro che ha perso il 30% del suo valore dal 2002»

[7 giugno 2013]

Lo Sachverständigenrat für Umweltfragen (Sru), il Consiglio consultivo per l’ambiente della Germania, al quale il governo di Angela Merkel ha chiesto un rapporto per determinare la sua posizione  nel dibattito sulla fratturazione idraulica in corso nell’Unione europea, ha pubblicato la dichiarazione “Fracking per la produzione di gas di scisto – Un contributo alla sua valutazione nel contesto della politica energetica e ambientale“, che «Sostiene un approccio più razionale per le opportunità ed i rischi connessi al fracking».

Il gruppo di ricercatori tedeschi sottolinea che «Lo shale gas non è essenziale per la trasformazione del sistema energetico. Per il momento la tecnologia del fracking non deve essere utilizzata per la produzione commerciale di shale gas, viste le gravi lacune nella nostra conoscenza riguardo al l suo impatto ambientale. Il fracking non sarà giustificabile finché i progetti pilota hanno dato risultati favorevoli».

Una bocciatura a tutto tondo rafforzata dalla convinzione che «La produzione di shale gas in Germania non ridurrà i prezzi dell’energia, né potrà dare alcun contributo apprezzabile alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Dal punto di vista della politica energetica tedesca, non può quindi esservi alcun interesse per tale produzione. Le conoscenze attuali indicano che il potenziale nazionale di estrazione economicamente vantaggiose, soggette ad adeguate condizioni ambientali, è di gran lunga troppo piccolo per avere qualsiasi apprezzabile influenza sui prezzi del gas in Germania. Sarebbe fuorviante rivedere la nostra politica energetica e climatica alla luce dello shale gas a buon mercato degli Stati Uniti. Il suo impatto sulla competitività del settore è spesso esagerata».

Lo Sru si sofferma anche sui rischi ambientali del fracking ed osserva che «Ci sono ancora notevoli incertezze e le lacune nella nostra conoscenza». Per gli scienziati tedeschi devono essere ancora chiariti molti aspetti citano i principali: smaltimento ecologicamente corretto delle acque reflue; sicurezza dei pozzi e dei sistemi di produzione, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia delle acque sotterranee; gli impatti a lungo termine di tali operazioni; l’equilibrio climatico del gas da scisto.

Secondo lo Sru, «Per motivi precauzionali, il fracking non deve in nessun caso essere utilizzato entro il bacino di utenza delle zone di salvaguardia dell’acqua potabile esistenti o potenziali» e raccomanda inoltre «Un approccio passo dopo passo per chiarire le questioni in sospeso, nel quale saranno consentiti  inizialmente solo i progetti pilota. Nuove informazioni dovrebbero essere ottenute soprattutto da tali progetti dimostrativi accompagnati da un attento monitoraggio scientifico. Il processo di progettazione e realizzazione di questi progetti pilota dovrebbe essere trasparente e dovrebbe coinvolgere la partecipazione dell’opinione pubblica. In conformità con il principio chi inquina paga, i costi derivanti dovrebbero essere a carico dell’industria estrattiva».

Presentando il rapporto, Martin Faulstich, presidente dello Sru ha spiegato: «Crediamo che il potenziale del gas da fracking  sia  troppo piccolo e che i costi di produzione siano molto elevati» e Karin Holm-Müller,  anche lei dello Sru, ha spuiegato che «Gli esperti respingono la tesi espressa frequentemente dai sostenitori del fracking  sul presunto vantaggio competitivo degli Stati Uniti grazie allo sfruttamento dello shale gas. La competitività dell’economia statunitense non deriva dal fracking. Solo in pochissimi casi i prezzi dell’energia per le industrie avrebbero un impatto significativo sulla loro competitività. Nella maggior parte dei settori, per esempio nell’ingegneria, i costi energetici rappresentano solo il 2% del totale dei costi di produzione. Si dovrebbe tenere a mente che, rispetto all’euro, il dollaro ha perso il 30% del suo valore dal 2002. Questo fatto fornisce una spiegazione molto migliore per l’aumento della competitività degli Stati Uniti che non il fracking gas».

Faulstich  ha ribadito: «Gli Stati Uniti fanno sicuramente l’estrazione di gas di scisto su larga scala. Tuttavia, non è certo per quanto tempo continueranno a farlo. È del tutto possibile che attualmente stiamo assistendo ad una bolla che potrebbe scoppiare in pochi anni.  Inoltre, poiché non vi è ancora alcuna analisi completa del ciclo di vita, la questione ambientale che si pongono gli esperti è se l’impronta del carbonio del gas fracking sia  più piccola di quella del carbone».

Gli esperti tedeschi sono preoccupati perché sanno bene che stati come la Polonia sono strenuamente a favore del fracking. Mentre in Francia e Bulgaria c’è una moratoria sul fracking. Il tentativo di far adottare il fracking in tutta l’Ue non è passato al Parlamento europeo nel  novembre 2012, gli eurodeputati  hanno chiesto «Un  quadro normativo stabile», ma prima della fine di quest’anno la Commissione europea vuole elaborare un quadro di riferimento per la gestione dei rischi per l’estrazione dei combustibili fossili non convenzionali ed ha avviato una consultazione pubblica su questo tema.

Per questo un altro esperto dello Sru,  Christian Calliess  ha detto ad EurActiv Germany: «Il nostro ragionamento è applicabile alla dimensione europea. Il principio di precauzione è saldamente inserito nei trattati europei così  come è nella Costituzione tedesca. La Commissione europea deve fare i conti con il principio di precauzione e di trarne le conseguenze. La  procedura di valutazione di impatto ambientale è un pezzo di legislazione europea che deve essere adattato e specificato. C’è almeno un motivo molto semplice per  adottare una modifica della legislazione esistente: progetti dimostrativi di gas di scisto non sono coperti dalla legislazione vigente, dal momento che il loro volume di estrazione è al di sotto della quantità richiesta che far scattare il regolamento comunitario. Qualcosa deve essere fatto. Il nostro caso per i progetti pilota si applica al livello europeo. Resterà da vedere se le nostre raccomandazioni otterranno la maggioranza nel  Consiglio e nel Parlamento europei».