Nel Bel Paese ribassi previsti da 6 TWh di elettricità e 7 miliardi di metri cubi di gas

Il futuro delle utility tra consumi in picchiata: il vecchio modello energetico è finito

Domanda di energia in calo fino al 2020. Ma le rinnovabili in Europa aumenteranno di oltre 300 TWh in 6 anni, equivalenti al consumo dell’intera Italia

[5 marzo 2014]

Sono note come utility, ma non sempre sentendole nominare abbiamo sempre in mente di cosa stia parlando. Solo in caso di problemi si conquistano la ribalta delle cronache. Eppure sono le aziende che regolano la vita delle nostre città, ne gestiscono i servizi essenziali: acqua, energia, rifiuti. Le utility possono essere oggi un grande motore di sviluppo, ma non stanno superando indenni la crisi. Questi anni confusi stanno mutando anche loro.

Il prossimo futuro sarà molto diverso da quanto vediamo oggi nel mondo dei servizi pubblici locali. I risultati del XIV Osservatorio Utilities di Agici Finanza d’Impresa e Accenture, presentato oggi a Milano insieme ad alcuni dei più importanti esponenti del settore, prova a disegnare un quadro più preciso della situazione.

I dati dello studio delineano una situazione ad un punto di svolta, che sembrano dare corpo a quella grande stagnazione di cui economisti del calibro di Larry Summers e Paul Krugman parlano da tempo. Una sorta di economia dello stato stazionario, ma in versione negativa quanto malinconica. Per arrivare a questa conclusione lo studio osserva le prospettive dei consumi di elettricità e gas, che in Europa sono visti in profondo ribasso. In particolare, in Italia si danno per «bloccati almeno fino al 2020: la domanda sarà in calo rispettivamente di 6 TWh e 7 miliardi di metri cubi, una situazione critica rispecchiata anche dai dati europei e che coinvolge fortemente le imprese. Nel periodo 2011-2013, infatti, queste ultime hanno svalutato asset fossili per 18 miliardi di euro e per i prossimi tre anni prevedono di tagliare i costi per 10 miliardi di euro e gli investimenti di 37 miliardi di euro, nonché di chiudere centrali per 29 GW».

Si riconosce però che una nuova strada è ormai stata imboccata, e (fortunatamente) non torneremo indietro. «La generazione distribuita e le rinnovabili continueranno a crescere in modo sensibile: la produzione da fonti energetiche rinnovabili in Europa aumenterà di oltre 300 TWh nei prossimi 6 anni, cioè l’equivalente del consumo dell’intera Italia. Tutti questi elementi concorrono a mettere in crisi molte utility europee che ancora ragionano avendo come riferimento il vecchio modello energetico».

Un modo rovesciato rispetto al recente passato, ma anche al presente. «Si tratta – osserva Andrea Gilardoni, presidente dell’Osservatorio e professore di Economia e Gestione delle Utilities in Bocconi – di un ampio processo di cambiamento strategico che ha forti implicazioni organizzative e anche culturali. Alcune aziende si sono già mosse, altre stentano perfino a riconoscere ed inquadrare le sfide del futuro. Certo è che le utilities del 2020 avranno profili nuovi e molto diversi».

Che si intravedano all’orizzonte periodi di vacche molto magre rispetto ai canoni tradizionali del business di settore lo si intuisce anche dai suggerimenti che l’Osservatorio introduce agli imprenditori per non soccombere al trascorrere del tempo. Sono consigli riassumibili in tre parole: efficienza, rinnovabili e marketing.

Tra le soluzioni e strategie per affrontare il cambiamento i primi due punti prevedono di «aumentare l’efficienza della gestione attraverso lo sfruttamento delle sinergie e la dismissione di asset oramai obsoleti», senza dimenticare di «investire nelle rinnovabili e nella generazione distribuita cercando modelli di produzione-consumo competitivi anche senza incentivi». Ma al terzo posto non poteva mancare un cavallo di battaglia dell’economia tutta consumi e pubblicità. Lo studio sottolinea l’esigenza per le imprese di «puntare tutto sul marketing e sul cliente finale: aumentare l’interazione azienda-cliente; trovare nuovi canali di vendita; sviluppare co-marketing con imprese non utility (banche, grande distribuzione, compagnie telefoniche, ecc.)». In tempo di consumi in picchiata la torta si riduce, e insieme al servizio offerto conta ancora di più la capacità di farsi belli e sapersi vendere. Quantomeno, non una delle soluzioni più originali.

Questo XIV Osservatorio sembra così il manifesto di un paradigma economico in profondo declino, che non ha il coraggio o le idee per cambiare in profondità e prova a barcamenarsi in piccole operazioni di lifting per cercare di mantenere intatti i livelli di profitto. Una strategia che non è affatto certo riuscirà a pagare. Il modello delle grandi utility dell’energia fossile sembra aver fatto ormai la sua storia, e aggrapparsi ad ogni costo al passato non è mai una strategia vincente. Quel che è certo è che allargare la panoramica delle prospettive a tutto il mondo delle utility avrebbe potuto portare in dote analisi, progettualità e soluzioni a problematiche oggi estranee al settore della sola energia, ma già presenti ed affrontate nelle imprese che hanno il loro core business nella corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti o nella gestione delle risorse idrica. Tutte realtà di fatto escluse da un Osservatorio che fa genericamente riferimento alle utility, ma che si rivolge stavolta solo al mondo dell’energia. La sfida della complessità, per avere qualche chances di essere superata, deve essere affrontata nella sua interezza.