Greenwashing, sfruttamento delle risorse e dei lavoratori

Il premio Pinocchio alle multinazionali: ecco le più bugiarde

[20 novembre 2013]

Oggi Areva, Auchan e Veolia hanno ricevuto un premio del quale avrebbero volentieri fatto a meno: il prix Pinocchio assegnato da tre associazioni francesi: Les Amis de la Terre, Peuples solidaires e Centre de recherche et d’informations pour le développement (Crid).

Le tre multinazionali sono risultate prime in una votazione iniziata il 15 ottobre su internet ed alla quale hanno partecipato 41.000 persone che le hanno scelte tra le imprese accusate di avere comportamenti nefasti, spesso in contraddizione con un’immagine e discorsi virtuosi.

Vanessa Gautier, di Peuples solidaires, spiega che il premio Pinocchio vuole colpire dove fa più male: «Le imprese sono attaccate alla loro reputazione ed all’immagine che l’opinione pubblica ha di loro, all’impatto degli articoli negativi nei media. Bisogna quindi denunciare quelle che hanno un gap tra i discorsi e la pratica reale». Insomma, tra il dire e il fare c’è di mezzo il greenwashing ed il socialwashing.

In tutto erano candidate al prix Pinocchio 9 multinazionali divise in tre categorie:

Nella categoria “Più verde del verde”, che denuncia il greenwashing delle multinazionali, stravince il colosso nucleare Areva con il 59% dei voti per aver riscritto in verde la storia dell’uranio. Areva, che si aggiudica anche la classifica generale del prix Pinocchio, non reagisce, è già abituata al premio Pinocchio che aveva già ricevuto nel 2008, primo anno del prix, e poi se lo è aggiuducato 2 volte su tre. Le tre Ong spiegano che «La multinazionale del nucleare ha osato l’inimmaginabile, volendo aprire “Urêka”, un museo che glorifica l’uranio nel sito delle vecchie miniere del Limousin».

In questa categoria seguono con il 30% Bnp Paribas, che finanzia la ricerca sui cambiamenti climatici che lei stessa contribuisce a creare, e con l’11% Air France che vola inquinando ma con la compensazione del carbonio

Nella categoria “Uno per tutti, tutto per me” che riguarda le politiche più aggressive in termini di appropriazione, sovrasfruttamento o distruzione delle risorse naturali, a prevalere è Veolia con il 39% dei voti per il suo coinvolgimento in progetti di privatizzazione dell’acqua in India, soprattutto nello stato centrale del Nagpur. La multinazionale ha respinto le accuse delle Ong dicendo che si basano su «Elementi fattuali ed inesatti» e che, al contrario, Veolia vuole «Facilitare l’accesso dell’acqua a tutti».e che le vere responsabilità sono delle autorità del Nagpur. Ma nella motivazione del prix Pinocchio, si legge che «Veolia si presenta come un eroe che porta l’acqua ai poveri, ma la realtà sul terreno è ben differente: aumento delle tariffe, opacità delle partnership pubblico-privato, ritardo dei lavori, conflitti con gli abitanti dei villaggi e gli eletti locali».

Seconda si piazza la Société générale con il 32% per aver distrutto la grande barriera corallina per trasportare carbone; terza Total con il 29% dei voti perché vuole estrarre combustibili fossili a tutti i costi, anche il gas di scisto in Patagonia.

“Mani sporche, tasche piene” se lo aggiudica Achuan con il 50% dei voti per non «Riconoscere la sua responsabilità e non voler partecipare all’indennizzo delle vittime delle fabbriche tessili del Rana Plaza in Bangladesh», il crollo dell’edificio che ad aprile ha fatto 1.133 morti e centinaia di feriti, in maggioranza donne. Il responsabile della comunicazione di Auchan, François Cathalifaud, dice che le sue argomentazioni della multinazionale non sono state tenute di conto dalle Ong: «Non abbiamo mai avuto rapporti con i fabbricanti del Rana Plaza, mai abbiamo fatto ordini. Abbiamo messo in atto un piano di azione sulla questione del subappalto ed abbiamo firmato con un centinaio marche europee ed americane un accordo per migliori condizioni ed una migliore sicurezza del lavoro in Bangladesh, il “Fire and Building Safety Agreement” (Fbsa)». Ma Juliette Renaud degli Amis de la Terre risponde: «Potrebbero non aver mai fatto ordinazioni dirette, ma attraverso la pressione che mettono sui prezzi e il subappalto che genera arrivano gli incidenti». Il problema della responsabilità sociale ed ambientale delle case madri francesi, in particolare per quanto riguarda la catena dei subappalti, è al centro di una proposta di legge presentata il 6 novembre da diversi deputati socialisti ed ecologisti francesi, “relativa al dovere di vigilanza delle società madri e delle imprese che fanno gli ordini».

Achuan è seguita con il 26% da Apple per la sua pessima catena di approvvigionamento di minerali e con il 24% da Alstom che prospera all’ombra di mega-dighe come quella di Belo Monte in Brasile.

A cinque anni dalla sua istituzione, Les Amis de la Terre, Peuples solidaires e Crid sono convinti che il prix Pinocchio contribuisca a modificare le pratiche ambientali e sociali delle imprese. La Renard conclude: «Alcune tra loro hanno cambiato. La banca Bnp Paribas all’inizio ci ignorava. Ora è la prima a rispondere ai nostri questionari, vuole un punteggio elevato. Le cose vanno Avanti, ma il cammino è ancora lungo».