Il video dell’Italia che annega, crolla e dimentica. 37 anni fa e sembra oggi

[7 febbraio 2014]

Su YouTube circola ancora una volta il video “2011? no 1977 Pubblicità progresso sui disastri idrogeologici in Italia” che Ambiente Italia ripropone perché questo nostro smemorato Paese affonda una volta di più nella sua stessa dimenticanza.

Vedere quelle immagini in bianco e nero fa venire in mente l’acqua fangosa e scura che in questo interminabile autunno sta mandando sott’acqua isole, paesi e metropoli di un Paese che non si cura di sé stesso, che sta sprofondando tra argini che non reggono, golene fluviali dove sono state costruite città, frane che si portano via strade inutili e voragini che risucchiano milioni di euro pubblici ed a volte, troppe volte vite e speranze. Il Paese dei quartieri abusivi e degli abusivi che chiedono risarcimenti allo Stato che hanno ignorato.

Sono le immagini di un’Italia da sempre consapevole della propria vulnerabilità ma che ha scelto (anche facendo scelte politiche e scegliendo i politici) di essere ingordo, di elettori e amministratori locali che pensano sempre che ci sarà una buona stella che non manderà sott’acqua le loro scellerate scelte urbanistiche e le loro furbesche case abusive.

E’ la triste conferma di un Paese che sprofonda nel fango dell’emergenza mentre costruisce ancora faraoniche opere inutili, che piange con l’acqua fino all’inguine e intanto guarda come alieni chi da anni chiede di fermarsi, di avviare l’unica vera grande opera pubblica di cui ha bisogno il nostro Paese, il recupero ed il ripristino del territorio. L’Italia dei miliardi della Tav e delle nuove autostrade inutili che non trova gli spiccioli per gli alluvionati, che taglia i milioni per la prevenzione dei disastri.

Ma quella pubblicità progresso dimenticata, quelle immagini che ci ricordano il regresso culturale, politico ed etico di questo nostro Paese,  sono anche lo specchio di una comunità nazionale sull’orlo del baratro, che si incazza e piange, minaccia e sputa sulla “politica”,  ma che non vuole abbandonare il pietrone di cattive abitudini e miserevoli privilegi e clientele che si è legato al collo. Un Paese immobile nelle sabbie mobili, ormai quasi catatonico di fronte alle stesse immagini di catastrofi naturali e di catastrofe politica da 20 anni. Un Paese che dovrebbe cercare l’alternativa, il pertugio faticoso dal quale riuscire a vedere il sole, ma continua a sprofondare di vergogna davanti a YouTube e indignarsi virtualmente su Facebook… e a costruire negli alvei e sui versanti franosi e a proporre condoni edilizi in Parlamento.

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