Le (im)prevedibili catastrofi (in)naturali e il Piano Paesaggistico della Toscana

[13 novembre 2014]

Frane e alluvioni nelle Apuane, in Maremma, in Liguria. Vittime, attività economiche distrutte, milioni di euro di danni, lavori mai fatti o fatti mali, pastoie burocratiche, cementificazione, impermeabilizzazione dei terreni abbandonati dall’agricoltura, precipitazioni di eccezionale portata, polemiche sulle previsioni, dimenticando magari che le previsioni non sono certezze… e chi più ne ha più ne metta.

Ma in questo desolante ricorrere di parole e frasi, troppo spesso rapidamente dimenticate nei fatti, sembra esserci una novità portatrice di una labile speranza. Non leggiamo più, o ascoltiamo, frasi come: “imprevedibili catastrofi naturali” e “natura maligna”. Si allarga la consapevolezza che le catastrofi idrogeologiche sono largamente prevedibili quando: si tombano i corsi d’ acqua, si edificano case e palazzi negli alvei fluviali, si abbandona e si mortifica l’agricoltura, si sviluppano insostenibili attività estrattive.

La natura non è più matrigna. E’ la natura, le cui fragilità devono essere conosciute e rispettate , rifuggendo da effimere arroganze iper-tecnologiche ed adattando le nostre opere alle sue regole.

Ultimo caso in ordine cronologico, in Toscana, il violento nubifragio che si è scatenato ieri sulla terra di Rio nell’Elba. Per fortuna, ma solo per fortuna e per il tempestivo ed impagabile intervento delle donne e degli uomini del volontariato e delle istituzioni della Protezione Civile elbana, non ci sono state vittime ed i danni sono stati abbastanza limitati. Il sindaco di Capoliveri Barbetti e quello di Marciana Marina Ciummei, hanno evidenziato il bisogno di disporre di un Piano  di Protezione  Civile unico per l’Elba. Una esigenza amministrativa e preventiva ineludibile che potrà beneficiare delle competenze di operatori che da tempo mostrano, all’Elba e  fuori Elba, la loro elevata professionalità e abnegazione.

Più in generale viviamo in un Paese in cui la Carta geologica del territorio nazionale (strumento primo per una idonea pianificazione territoriale ) è per almeno il 60% quella di Quintino Sella, variamente aggiornata, poiché i finanziamenti per disporre di una cartografia geologica in scala adeguata per una idonea pianificazione sono bloccati da alcuni anni. Il Codice dei Beni culturali e Paesaggistici stenta a trovare le sue applicazioni di salvaguardia e vincolo, fra egoismi corporativi, miopie amministrative locali, viscosità burocratiche e lentezze giudiziarie. La normativa nazionale sul consumo del suolo vivacchia nel suo iter parlamentare e di tanto in tanto viene riesumata in occasione, come è il caso, di qualche disastro idrogeologico.

E’ giunto il momento per tutti di guardare la natura, il territorio ed il suo paesaggio inforcando un altro paio di occhiali. Occhiali che senza se e senza ma, fanno vedere al primo posto per la qualità della vita e dei nostri bisogni sociali ed economici la salvaguardia e la gestione ecosostenibile del territorio, cancellando l’ irrazionale conflittualità fra difesa dell’ambiente e lavoro, e diffondendo la cultura e la pratica della “green economy”.

La Regione Toscana dispone, a suo merito, di una adeguata Carta Geologica; recentemente ha approvato le norme sul consumo del suolo e in questi giorni la Giunta sta esaminando le numerose osservazioni pervenute da amministrazioni locali, categorie produttive ed ordini professionali, associazioni ambientaliste e culturali, partiti e sindacati, al Piano Paesaggistico. Il Piano non è di facile lettura e sicuramente non aiutano alla sua comprensione (e condivisione) le pagine web desolatamente vuote del suo glossario, ma rappresenta sempre un prezioso documento conoscitivo e un non rinunciabile strumento culturale e gestionale in grado fra l’altro di intervenire concretamente nella prevenzione dei dissesti idrogeologici .

E’ fortemente sentito che il Piano Paesaggistico, venga discusso ed approvato in tempi brevi, magari auspicando che fra le opportune modifiche, vi sia quella richiesta e motivata, fra l’altro, dalla Sezione Arcipelago Toscano di Italia Nostra , tesa a raggruppare in uno specifico Ambito i “paesaggi” delle Isole dell’ Arcipelago Toscano – sede di un Parco Nazionale –, per le loro peculiari caratteristiche naturali e storiche, e per le molteplici problematiche che l’insularità comporta in relazione alla salvaguardia ed uso del territorio, sviluppo sostenibile e garanzia dei servizi primari, quali sanità e continuità territoriale.

di Beppe Tanelli, già Ordinario di Georisorse e ambiente all’università di Firenze e presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano