In che acqua naviga l’Expo di Milano?

Graziano (geologi): «In Italia le perdite della rete idrica sono in media superiori al 35%»

[4 maggio 2015]

Spero che l’Expo costituisca una grande opportunità per la nostra economia e sappia veicolare nel mondo un’immagine di un’Italia attrattiva, in grado di ripartire e di saper attirare investimenti. Trovo che quello del cibo sia un tema strategico per il mondo intero, strettamente collegato alle grandi questioni dell’uso del suolo e ancor più a quella dell’acqua, risorsa che è alla base della stessa vita e della sopravvivenza per tutte le popolazioni del pianeta 

Oggi sulla Terra ben 1 miliardo e 600 milioni di persone non ha accesso all’acqua potabile e, senza politiche adeguate, rischiamo di arrivare a 3 miliardi di persone entro pochi anni. A questo si aggiungono gli sprechi e l’uso di materiale inquinante, che hanno prodotto un inaccettabile degrado della risorsa acqua. Si tratta di una deriva sociale, etica ed ambientale che produce una enorme diseguaglianza nell’accesso dell’acqua, generando un sempre maggiore disavanzo dei bilanci idrologici ed una complessiva e progressiva distruzione dell’ecosistema. Mi auguro che l’Expo sappia affrontare questi temi e che l’emergenza acqua venga inserita nella Carta di Milano. Altrimenti non avrebbe senso parlare di alimentazione.

Le perdite della rete idrica sono in media superiori al 35%, la rete fognaria ancora non serve il 15% degli italiani, i depuratori risultano mal gestiti, inadeguati o addirittura inesistenti per un italiano su tre, l’acqua esce a singhiozzo dai rubinetti, soprattutto al sud, e circa il 35% dei corpi idrici di superficie non raggiunge gli standard di qualità ambientale. Tutto ciò in un contesto complessivo di disponibilità idrica nazionale pari a 52 miliardi di metri cubi d’acqua, di cui circa l’80% è effettivamente utilizzata. Di questa quota, il 50% è impiegato in agricoltura, il 15-20% per uso domestico e il 30-35% per uso energetico/industriale.

Le perdite della rete idrica causano in Italia  un costo industriale stimato in più di 200 milioni di euro all’anno, ed un mancato ricavo per il sistema Italia di oltre 3 miliardi di euro all’anno. L’inquinamento del 40% di fiumi e laghi continua a produrre continue e gravi emergenze ambientali, con forti sanzioni economiche  dell’UE.  Un conto stimato in circa 700 milioni l’anno, che Stato e Regioni dovranno sopportare, oltre al taglio di alcuni fondi europei, sino a quando non troveranno pieno compimento le disposizioni che sono state attribuite alla nostra nazione.

Chi ha a cuore il pianeta e il futuro dell’umanità non può che impegnarsi e lavorare perché l’acqua sia un bene pubblico a disposizione di tutti, la cui integrità deve essere protetta dalle leggi e dalla ferma e caparbia volontà e determinazione di chi governa.

Sappiamo bene che alla gestione ed alla regolamentazione dell’acqua è stata persino attribuita la funzione di “arma indiretta”,  in grado di giocare un ruolo determinante e di produrre gravi effetti sulle popolazioni civili, come purtroppo ancora succede in alcuni conflitti in corso. Se vogliamo che tutti i popoli del Nord o del Sud del mondo abbiano accesso all’acqua potabile senza alcun condizionamento, gli Stati devono stabilire protocolli a difesa della libertà all’accesso. Spero che anche di questo si parli all’Expo perché per affrontare seriamente le diseguaglianze alimentari occorre prendere atto che l’accesso all’acqua è da troppo tempo un’emergenza mondiale.

di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi