In Europa acque di balneazione di qualità eccellente. Italia ottava

[27 maggio 2014]

Dalla relazione annuale sulla qualità delle acque di balneazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che valuta 22.000 zone di balneazione nell’Unione europea, in Svizzera e, per la prima volta, in Albania, emerge che «Nel 2013 l’acqua delle spiagge, dei fiumi e dei laghi in Europa è risultata generalmente di qualità elevata: oltre il 95% di queste zone risponde ai requisiti minimi. Secondo i dati, le acque di balneazione costiere si attestano leggermente davanti a quelle lacustri o fluviali.  A Cipro e nel Lussemburgo tutte le zone di balneazione sono state valutate “eccellenti”, seguite da Malta (eccellente al 99%), Croazia (95%) e Grecia (93%). All’altra estremità della scala, gli Stati membri dell’Unione europea con la più alta percentuale di siti qualificati “scadenti” sono: Estonia (6%), Paesi Bassi (5%), Belgio (4%), Francia (3%), Spagna (3%) e Irlanda (3%).

In Italia nel 2013 sono state presi in esame i dati di 5.511 spiagge, 2 in più del 2012, ma con 21 nuove spiagge inserite, il numero di zone con divieto permanente di balneazione sono 19. In 356 spiagge italiane il numero di campionamenti è stato ritenuto insufficiente e 2 sono state chiuse alla balneazione, per un 6,5% che ci esclude dai Paesi più virtuosi ma che ci fa arrivare ad un ottavo posto in Europa.

L’Italia è invece purtroppo ben rappresentata nei 430 casi di inquinamento a breve termine segnalati nel 2013 dagli Stati membri dell’Ue e dalla Svizzera: siamo i peggiori con 158 casi, seguiti da Francia (87), Spagna (79) e Belgio (39).

Se è vero che oltre il 95% delle zone di balneazione europee soddisfa i requisiti minimi, solo l’83% ha però raggiunto il più rigoroso livello di «qualità eccellente». Solo il 2%è risultato scarso.

La percentuale di siti che soddisfa i requisiti minimi nel 2013 è circa la stessa del 2012. Tuttavia, la percentuale dell'”eccellenza” è aumentata dal 79% nel 2012 all’83% nel 2013.

Nelle spiagge costiere la qualità dell’acqua è risultata leggermente migliore, con una percentuale dell’85% di siti classificati eccellenti. Tutte le spiagge costiere in Slovenia e a Cipro sono state classificate eccellenti.

La qualità delle acque di balneazione interne sembra essere leggermente inferiore alla media. Il Lussemburgo è il solo Paese a ottenere l’eccellenza in tutte le acque di balneazione, seguito a ruota dalla Danimarca (94%). La Germania ha raggiunto il livello eccellente nel 92% dei quasi 2 000 siti di balneazione interna. Per quanto riguarda le acque interne italiane, i siti presi in considerazione sono 644, hanno un’eccellente qualità 497, il 72,7%, 523 sono conformi ai valori richiesti dalla legge (81,2%); 3 sono non conformi (0,5%); 2 sono chiusi alla balneazione (0,3%); 116 siti non sono impossin bili da classificare o hanno dati di campionamento insufficienti (18%).

I dati  sono quelli delle autorità locali dei singoli Stati Ue che procedono a controlli prelevando campioni nelle spiagge in primavera e durante la stagione balneare. Le acque di balneazione sono valutate “eccellenti”, “buone”, “sufficienti” o “scarse” in base alle percentuali di due tipi di batteri, Escherichia coli ed enterococchi intestinali, la cui presenza è indice di inquinamento da acque di scolo o da liquami di allevamento; tali batteri, se ingeriti, possono provocare patologie (vomito e diarrea).

Oltre alla relazione, l’Aea ha pubblicato una mappa interattiva con l’indicazione della qualità per ciascun sito di balneazione nel 2013.

Il commissario e all’’Ambiente,  Janez Potočnik, ha sottolineato: «Che la qualità delle acque di balneazione europee continui ad essere elevata è una buona notizia, ma non possiamo permetterci di riposare sugli allori con una risorsa preziosa come l’acqua. Dobbiamo continuare a garantire che le acque di balneazione così come l’acqua potabile e quindi anche i nostri ecosistemi acquatici siano totalmente protetti».

La valutazione delle acque di balneazione non tiene conto dei rifiuti, dell’inquinamento e di altri aspetti che danneggiano l’ambiente naturale. L’Aea fa notare che «Sebbene la maggior parte delle zone di balneazione sia sufficientemente pulita ai fini della tutela della salute umana, numerosi ecosistemi nei corpi idrici europei si trovano in una situazione allarmante. Ciò è particolarmente evidente nei mari europei: da una recente valutazione è risultato che gli ecosistemi marini europei sono messi in pericolo da cambiamenti climatici, inquinamento, pesca eccessiva e acidificazione. Molti di questi rischi sono destinati ad aumentare».

Secondo Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea, «Le acque di balneazione in Europa sono migliorate negli ultimi vent’anni: non si versano più ingenti quantità di acque reflue direttamente nei corpi idrici. Oggi il problema principale sono i picchi di inquinamento di breve durata occasionati da piogge violente e inondazioni, che possono provocare tracimazioni dei sistemi fognari e conseguente riversamento di batteri fecali provenienti dai terreni agricoli nei fiumi e mari».