Inquinamento in Cina: cittadini e Ong potranno partecipare alle inchieste

Il governo chiede ai contadini di lottare contro l’inquinamento di acqua e suoli e di ridurre i pesticidi

[15 aprile 2015]

 

Il ministero cinese della protezione dell’ambiente ha pubblicato un progetto di regolamento che permette alla Organizzazioni non governative di partecipare alle inchieste su importanti casi di inquinamento.

Secondo il progetto per combattere i casi di inquinamento in Cina, «reso noto per sollecitare l’opinione pubblica – come spiega l’agenzia ufficiale Xinhua – i volontari della protezione ambientale ed i rappresentanti delle organizzazioni specializzate in questo cambio potrebbero essere designati come supervisori al fine di sorvegliare i lavori degli organi governativi», una vera rivoluzione, visto anche che «I dipartimenti ambientali dovranno apportare un’assistenza ai raggruppamenti di interesse pubblico nelle loro denunce giudiziarie». In Cina le proteste contro l’inquinamento ed i progetti con un grosso impatto ambientale sono in crescita e si contano a centinaia, ma fino ad ora gli ambientalisti cinesi avevano trovato nelle istituzioni solo un serio (ed a volte pericoloso e violento) ostacolo, la revisione della legge ambientale cinese, dicendo che «I cittadini e le organizzazioni hanno il diritto di ottenere informazioni riguardanti l’ambiente, di partecipare alla protezione ambientale ed anche di controllarla», ribalta la situazione e mette con le spalle al muro i corrotti funzionari locali  che di solito stanno dalla parte degli inquinatori.

Secondo il ministero, «Questo progetto rappresenta uno sforzo per l’applicazione della legge rivista».

Il progetto di regolamento dice dettagliatamente quali siano i compiti delle istituzioni per la protezione dell’ambiente, come la legislazione e la revisione delle leggi e dei regolamenti ambientali, le indagini sui casi di inquinamento grave ed il controllo delle emissioni di inquinanti da parte dei grandi inquinatori.

Intanto, per proteggere le zone umide, l’amministrazione di Stato per le foreste ha creato un’associazione a Pechino nominando direttamente il suo direttore aggiunto Sun Zhagen come primo presidente.

Speriamo che la nuova legge ambientale per “partecipazione dei cittadini” non intenda queste associazioni costituite da organismi statali. Infatti è la stessa l’amministrazione di Stato per le foreste  ad ammettere che  le zone umide cinesi, che occupano 53,6 milioni di ettari, hanno bisogno di interventi immediati perché sono in una situazione grave, a causa di una cattiva gestione, della distruzione degli habitat e della riduzione della biodiversità.

Ma in campo ambientale si sta muovendo anche il ministero dell’agricoltura cinese che ha chiesto ai contadini maggiori sforzi per lottare contro l’inquinamento di acqua e suoli.

Il vice-ministro dell’agricltura, Zhang Taolin, ha avvertito che «Entro il 2020, il consumo annuale di acqua per l’irrigazione agricola non dovrà superare i 372 milioni di metri cubi». Lo stesso Zhanh ha però evidenziato che «Attualmente in Cina ci vuole un m3 di acqua per produrre un Kg di cereali,  inferiore alla media da 1,2  1,4 m3 per Kg dei Paesi sviluppati».

Il vice-ministro ha chiesto ai contadini cinesi di ridurre anche l’utilizzo di concimi e pesticidi chimici, limitando allo stesso tempo la produzione di rifiuti e passando ad alternative biologiche. Secondo un rapporto del governo, «Nel 2013 l’utilizzo di concimi chimici ha raggiunto i 59 milioni di tonnellate, cioè un aumento del 5,2% in rapporto ai tre ultimi decenni». Zhang ha detto che «L’utilizzo dei pesticidi deve essere ridotto a 300.000 tonnellate, contro le attuali 320.000» e che «I residui fecali ed i rifiuti, la plastica agricola ed i resti di paglia lasciati dopo il raccolto dovranno essere trattati in maniera appropriata».