Irrigazione in Toscana: a ciascuno la sua acqua. A San Vincenzo l’impianto irriguo “europeo”

Anbi, Vincenzi: «L’Italia si adegui agli standard comunitari per l’utilizzo delle acque reflue»

[14 Febbraio 2020]

A San Vincenzo, in provincia di Livorno, è stato inaugurato “Guardamare”, un moderno impianto per l’utilizzo delle acque reflue a scopo agricolo, che è dotato di un impianto terziario – consiste in uno speciale filtro a dischi, in un sistema di dosaggio di acido paracetico ed in una disinfezione “in continuo” attraverso raggi ultravioletti – e che consentirà di disporre di acque reflue, specificamente trattate, da destinare a fini irrigui.

Il sistema di trattamento terziario.

Inoltre, le acque trattate dall’impianto non vengono inviate direttamente all’utilizzo irriguo, ma sono miscelate, con apporti idrici da bacini e canali naturali, all’interno del lago del Molino a Venturina Terme; vengono così diluite prima di essere riutilizzate  nel sistema di distribuzione irriguo, gestito dal Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa, nel comune di Campiglia Marittima, a servizio di un’area, dove si producono soprattutto ortaggi D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) come pomodori, meloni, cocomeri, spinaci, carciofi, patate, bietole.

Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi), sottolinea che «La sperimentazione, così come gli studi in atto, va considerata un’occasione di stimolo per un aggiornamento legislativo alla luce dell’affermato principio comunitario, che prevede, come già avviene in altri Paesi della Ue, limiti specifici per le diverse tipologie di destinazione irrigua Tali indicazioni dovranno essere recepite anche dalla normativa italiana in vigore».

Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, conclude: «L’impianto modello inaugurato in Toscana, grazie agli investimenti della Regione Toscana e della locale  Azienda Servizi Ambientali,  esalta il concetto di consumo sostenibile dell’acqua in un territorio idroesigente, quale la Val di Cornia, esempio dei molteplici  interessi, che oggi gravano sull’utilizzo della risorsa idrica: agricoli, industriali e turistici. E’ però anche la testimonianza di come l’esperienza idraulica dei Consorzi di bonifica possa essere al servizio dell’ambiente in una logica di sostenibilità ed economia agricola. Resta la necessità che il Parlamento assuma la Direttiva europea sull’utilizzo delle acque reflue, superando resistenze culturali, causa prima delle inadempienze, che pongono il nostro Paese in infrazione comunitaria».