Kenya, è allarme per le zone umide: lanciato un master plan per la riqualificazione

[1 agosto 2013]

Le zone umide del Kenya sono in degrado, ma lo Stato africano ha finalmente deciso di intraprendere una strategia a lungo termine per conservare e/o riqualificare questi ecosistemi che contengono risorse importanti per l’agricoltura, per il settore idropotabile, per la difesa dalle inondazioni e per  il turismo. Attraverso  l’Atlante delle zone umide del Kenya, una sorta di Master Plan per la conservazione e la gestione sostenibile di questi ecosistemi, si dovrebbe dare luogo ad una strategia di conservazione delle zone umide allineata con quanto previsto dalla Convenzione di Ramsar.

L’Atlante è  realizzato con il finanziamento del governo del Kenya e l’Agenzia per lo sviluppo internazionale danese (Danida), ed il sostegno tecnico del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (Unep). «L’integrità delle risorse idriche del paese e la produttività agricola è sostenuta dalle nostre zone umide che sono ricche di nutrienti e produttive per la maggior parte dell’anno-  ha dichiarato Judi W. Wakhungu, Segretario di Gabinetto per l’ambiente, l’acqua e le risorse naturali del Kenya- Nonostante queste funzioni positive riconosciute, le zone umide stanno subendo gravi  impatti. Per ovviare a  questo, il governo ha avviato una strategia di lungo termine per promuovere la protezione delle zone umide, attraverso una politica di gestione attualmente in fase di revisione».

Un altro aspetto di questa strategia è la conservazione e la gestione sostenibile dei bacini idrografici del Kenya, programma anch’esso finanziato dalla Danida. Il Piano riconosce che le siccità cicliche persistenti e  le intense inondazioni sono un indicatore di ampio degrado ambientale. In considerazione di ciò, il Piano individua le criticità nei bacini idrografici, le lacune e i conflitti nella legislazione e nelle politiche attuali, e disegna una tabella di marcia per la pianificazione integrata che include tutti i soggetti interessati. Al di là della Convenzione di Ramsar sulle zone umide in vigore in Kenya dal 1990, il governo è in procinto di varare alcune azioni con un approccio olistico di politica ambientale, indirizzate alle zone umide.

Questi interventi riguarderanno: gli eccessivi consumi idrici; l’eutrofizzazione; la frammentazione dei terreni; la deforestazione di grandi bacini idrografici; lo sfruttamento eccessivo dei pascoli; le specie invasive; lo sfruttamento eccessivo delle zone umide per la pesca; il cambiamento climatico. «Il Millennium Ecosystem Assessment stima che le zone umide forniscono in tutto il mondo servizi per un valore di 15.000 miliardi di dollari – ha dichiarato Achim Steiner, sottosegretario generale e direttore esecutivo dell’Unep- Eppure le zone umide tra cui i bacini idrografici, si stanno degradando più velocemente di altri ecosistemi, in gran parte perché le loro funzioni non sono sempre comprese dai governi o dato loro abbastanza peso nelle decisioni politiche. L’Unep è quindi molto lieta che il Kenya riconosca il valore delle sue zone umide e la loro importanza e che stia attuando una strategia a lungo termine per promuovere la loro gestione sostenibile», ha concluso Steiner.

Nello specifico le zone umide del Kenya che devono affrontare rilevanti pressioni antropiche, sono: Aree umide a nord del bacino del Lago Vittoria – Queste zone umide offrono molti servizi tra cui la pesca, l’agricoltura e la silvicoltura. Tuttavia devono affrontare diverse pressioni come l’inadeguata utilizzazione del terreno, gli eccessivi prelievi idrici, la conversione delle zone umide ad uso agricolo e lo sfruttamento non sostenibile delle risorse. Le zone umide del Rift Valley, un ampio bacino di drenaggio che ospita alcuni dei laghi più importanti del Kenya, come il lago Nakuru, il lago Naivasha, il lago Elementaita, lago Baringo e il lago Turkana, stanno subendo una crescente urbanizzazione e domanda di risorse che hanno portato a inquinamento delle acque, ed erosione del suolo. Ad esempio, il lago Naivasha, zona umida di importanza internazionale dal 1995, ha visto la riduzione dei livelli d’acqua dovuti in parte ad un aumento massiccio delle aziende agricole e della popolazione locale nel corso degli ultimi tre decenni.

La zona umida del Mara River, condivisa tra Kenya e Tanzania,  regione transfrontaliera che ospita i parchi nazionali del Masai Mara e del Serengeti, che forniscono reddito da turismo per entrambi i paesi. La popolazione del bacino è stato stimata a 838.701 nel 2010, con un tasso di crescita annuale di circa il tre per cento. Questa crescita dovrebbe superare la capacità della zona umida di fornire servizi ecosistemici. Molte delle zone umide di Nairobi sono già state perse a causa della espansione della città, e sostituite da centri commerciali, edifici, strade, parcheggi e strutture ricreative. Di conseguenza, il numero di animali in città e nei dintorni è in costante diminuzione, mentre quasi tutti gli affluenti del fiume Nairobi sono inquinati.

Al fine di conseguire una gestione sostenibile delle zone umide e dei bacini idrografici del Kenya, il Master Plan chiede l’urgente attuazione dei tre pilastri della Convenzione di Ramsar: la formulazione e l’approvazione di una politica nazionale delle zone umide che stabilisca gli obiettivi strategici generali per garantire un uso razionale delle zone umide, e la promulgazione di una legge statutaria sulle zone umide; lo sviluppo di una banca dati completa sulle zone umide del paese; l’attuazione della gestione integrata per lo sviluppo sostenibile, delle risorse idriche.

Per le zone umide di importanza internazionale il Piano prevede la designazione di nuovi siti, come ad esempio il Yala Palude e Saiwa Swamp, (comprese le intere zone litorali del lago Vittoria e la piattaforma corallina della fascia costiera del tratto dell’Oceano Indiano in Kenya), la riqualificazione delle zone umide degradate attualmente impossibilitate a svolgere le loro funzioni ecologiche e lo sviluppo della Cooperazione internazionale e di quella regionale per le zone umide transfrontaliere.