La Turchia stacca elettricità ed acqua ai campi profughi "liberi" gestiti dai kurdi

Kobane è libera, ma la sua gente ha ancora bisogno di aiuto

Appello dal Kurdistan: non abbandoniamo chi ha sconfitto lo Stato Islamico/Daesh

[4 febbraio 2015]

Dallo Stato Islamico/Daesh arrivano le terribili notizie e le inguardabili immagini del giornalista giapponese sgozzato e del pilota giordano bruciato vivo in una gabbia, omicidi feroci che ci riportano indietro ai nostri medioevi dell’inquisizione e delle persecuzioni raziali nazi-fasciste. Tra la Siria e l’Iraq conquistate dalle milizie nere del Daesh non c’è posto per il Dio della misericordia  e il fanatismo integralista sembra essere ancora aumentato dopo che i jihadisti sono stati sconfitti dalle donne e dagli uomini kurdi del Rojava, a Kobane.

Proprio dalla città martire, dalla nuova Stalingrado del Medio Oriente che rappresenta la prova evidente che lo Stato Islamico/Daesh può o essere fermato e vinto da un pugno di donne ed uomini liberi, arriva il drammatico appello di Memed Aksoy, apparso su Kurdish Question, che volentieri rilanciamo.

Kobane è stata liberata; le gangs dell’ISIS sono state respinte alla periferia della città; i kurdi ed i loro amici hanno festeggiato in tutto il mondo… ma la lotta continua, soprattutto per le persone che vivono nelle  tendopoli di  Suruc, appena oltre il confine di Kobane.

Di recente sono stato a Suruc per due settimane ed ho avuto il privilegio di condividere la mia vita con le decine di migliaia di “’Kobaniani”,  la maggior parte dei quali donne e bambini, che sono preoccupati ed in attesa del giorno in cui torneranno a casa. Sono molto fiducioso che questo accadrà molto presto, ma la realtà è che la città di Kobane è stata quasi distrutta. Se va bene ci vorrà più di un anno per ricostruire la città ad un livello in cui la maggior parte degli sfollati possa tornare. Nel corso di quest’anno coloro che vivono nelle tendopoli continueranno ad aver bisogno di tre pasti al giorno, alloggio, educazione, servizi igienico-sanitari, di assistenza sanitaria e molto altro ancora.

Anche se c’è stato un grande sostegno finanziario da parte delle municipalità kurde dei dintorni, dei kurdi in tutto il mondo e dei  loro amici  agli gli sfollati, fin dalla prima volta che hanno attraversato il confine a Suruc nel  settembre 2014, questo è scemato e si è quasi fermato nelle ultime settimane. I depositi che ospitano i prodotti alimentari, i materiali igienico-sanitari, l’ assistenza medica ed i vestiti sono quasi vuoti e queste cose vengono fornite su basi last minute e ad-hoc.

Il sostegno che viene fornito dalle organizzazioni umanitarie internazionali si limita a campi gestiti dall’AFAD [Afet ve Acil Durum Yönetimi Başkanlığı –  Disaster and Emergency Management Presidency of Turkey, ndt], l’organizzazione statale turca che costringe la popolazione kurda a parlare ed imparare solo l’arabo e il turco e gli impedisce di lasciare i campi per paura che vada nei campi gestiti dai kurdi. Nonostante questo divieto migliaia di persone sono recentemente fuggite dal campo AFAD e si sono trasferite al sesto campo costruito di recente a Suruc, che sarà anche il più grande, con una popolazione prevista di 35.000. Questo porterà la popolazione di chi vive nei campi ‘liberi’ oltre il limite dei 100.000 abitanti.

Ma la crudeltà dello Stato turco con coloro che sono sfuggiti non è finita, dato che lo Stato taglia arbitrariamente la fornitura di energia elettrica e di acqua nei campi, più recentemente il campo Kulunce, di nuova costruzione, è stata sospesa l’elettricità per due giorni. Questa è una forma di punizione per coloro che hanno scelto di non vivere in campi dello Stato e viene utilizzata anche per fomentare problemi interni tra gli amministratori del campo ed i residenti, nella speranza che la gente se ne vada per  andare nei campi statali.

Di volta in volta sentiamo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vantarsi di come lo Stato stia rifornendo 200.000 persone provenienti da Kobane, come se le stesse pagando tirando fuori i soldi di tasca propria. L’aiuto internazionale che viene fornito alla Turchia dai governi, dell’Onu o da organizzazioni come l’UNICEF non arriva al popolo di Kobane. Ho visto io stesso diverse persone che lavorano per l’UNICEF che hanno visitato uno dei campi gestiti dai Kurdi che sono rimaste sorprese nel vedere il livello di organizzazione e la qualità dei servizi offerti ai cittadini. Erano sorpresi di vedere gli abitanti del campo assumere un ruolo attivo negli affari quotidiani del campo e hanno detto che questo non succedeva nel campo AFAD dove sono erano stati mandati a lavorare. Lo scopo di questi lavoratori dell’UNICEF era quello di riferire di quanto andassero male le cose nei campi kurdi, ma se ne sono andati a mani vuote. Questo grazie agli aiuti che sono arrivati da tutto il mondo in questi campi negli ultimi 5 mesi.

Noi, in quanto persone che sostengono la libertà e l’uguaglianza curda, dobbiamo continuare a fornire questo aiuto in modo che i kurdi e gli altri popoli di Kobane non siano spinti nelle grinfie dello Stato turco o in  grandi città in cui sono lasciati a se stessi e alla fine diventano senzatetto, fanno accattonaggio o peggio sono costretti in schiavitù, alla prostituzione ed alla criminalità.

Memed Aksoy

 

Ecco come donare direttamente alla municipalità kurda di Suruc:

ROJAVA ACCOUNT:

Ziraat Bank Diyarbakır Branch

IBAN: TR87 0001 0000 9131 5819 4050 11

SWIFT: TCZBTR2A001