La crisi economica si beve anche le acque primarie

In sofferenza il comparto delle apparecchiature di settore

[6 novembre 2013]

La crisi economica persistente si registra anche nei settori degli “Impianti e apparecchiature per le acque primarie civili e industriali”.  Per acque primarie si intendono  fondamentalmente acque naturali che in vista di un loro impiego nell’industria, costituiscono la fonte di alimentazione dei circuiti dell’acqua tecnologica (di processo), potabile, antincendio e che talvolta necessitano di particolari trattamenti di natura meccanica, fisica o chimica, per renderle rispondenti ai requisiti richiesti dai vari utilizzi.

Secondo i dati forniti da Aqua Italia, per il settore civile il 2012 si è concluso con un calo della produzione (-5,3%) degli impianti suddetti, concentrato soprattutto sul mercato interno a seguito della grave crisi che interessa il settore dell’edilizia, che è stata solo in parte mitigata dagli interventi di riqualificazione energetica degli edifici per i quali il trattamento dell’acqua è diventato un fattore obbligatorio. Anche per il 2013 si prevede una situazione negativa con un ulteriore peggioramento rispetto al 2012 (-6,5%). In controtendenza rispetto ad altri settori, l’export, che nel corso del 2012, ha registrato un calo (-4,8%) e si prevede possa peggiorare ulteriormente (- 4,5%) nel corso del 2013. L’occupazione invece rimarrà invariata mentre per gli investimenti si prevede una riduzione del 2,4% nel corso del 2013.

Stesso quadro per il settore “Impianti, apparecchiature e prodotti per acque primarie industriali” con il 2012 che si è chiuso con una diminuzione della produzione del 7,7% e si prevede che la situazione possa ulteriormente peggiorare del 4,2%. Anche le esportazioni nel 2012 sono diminuite (-3%) e, secondo le previsioni, nel corso del 2013 subiranno un’ulteriore contrazione pari all’1,6%. Sempre nel 2013 è prevista una leggera riduzione degli investimenti (-2,4%). Per Aqua Italia “la perdurante mancanza di un piano di sviluppo per l’industria manifatturiera italiana comporta rallentamenti, slittamenti e incertezze negli investimenti che, inevitabilmente, riguardano anche questo settore». Questo è un aspetto generale sicuramente condivisibile ma nel caso specifico i dati illustrati non meravigliano. Le produzioni sono in calo quindi si consuma meno acqua (di processo e di raffreddamento) e probabilmente non è stato necessario rinnovare gli impianti o adeguarli a livelli produttivi maggiori che non sono stati registrati.

Del resto calo delle produzioni significa anche meno fatturato e meno disponibilità economica per investimenti indirizzati al rinnovo dei macchinari, bloccati anche dal quadro incerto macroeconomico aggravato, in Italia, da uno stallo della  politica. Il dato non è disponibile, ma è probabile che sia in aumento il settore delle riparazioni di questi impianti che qualora obsoleti, sono mantenuti in vita in vista di tempi migliori. In ogni modo come più volte abbiamo detto, i minori consumi di materie prime, energia, di acqua, affiancati al calo delle produzioni non possono essere considerati indicatori di scelte sostenibili anche se i vantaggi per l’ambiente sono talvolta registrabili.

Per quanto riguarda il settore civile il discorso può essere in parte anche diverso e il calo della produzioni di  queste apparecchiature può essere dovuto a scelte consapevoli dei cittadini.  Ribadiamo che le acque che arrivano al contatore principale dell’abitazione sono potabili e garantite tali dalle aziende che si occupano della gestione del servizio idrico. Come stabilisce il  D.L. 31/2001 la responsabilità dell’ente erogatore termina però al contatore principale dell’abitazione e da questo ai punti di prelievo (rubinetti) la responsabilità passa al proprietario/gestore dell’immobile o all’amministratore del condominio.

Per ottenere una (presunta) maggior sicurezza e qualità dell’acqua che arriva al rubinetto, al di la di cambiamento delle tubature presenti negli edifici, sono disponibili piccoli impianti e apparecchiature che effettuano vari trattamenti. Sicuramente i cittadini che vivono la  crisi hanno pochi soldi disponibili e quindi si spiega così probabilmente il calo della domanda e quindi delle produzioni di questi apparecchi, ma aggiungiamo anche che sono in molti (e noi fra questi) a ritenere questi impianti di trattamento aggiuntivo spesso superflui o inutili visto che l’acqua è potabile e buona (salvo alcune eccezioni) anche quando arriva al rubinetto.