La Regione Toscana è la prima a inserire i beni comuni nel suo Statuto

Fattori: «I beni comuni obbligano anche a ripensare il principio di sussidiarietà, spesso distorto»

[14 maggio 2018]

Con il voto favorevole di Sì – Toscana a Sinistra, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle. Gruppo misto e l’astensione di Fratelli d’Italia e Lega, il Consiglio regionale della Toscana ha approvato in prima lettura la proposta di legge statutaria per la tutela e valorizzazione dei beni comuni,  un testo unificato che deriva dalla sintesi di due proposte di legge, l’una a firma di Sì-Toscana a Sinistra e l’altra del PD.

Il presidente della prima commissione, Giacomo Bugliani (PD) che ha illustrato il provvedimento in aula, ha detto che «Il tema è un tema importante che fa emergere il legislatore toscano come il primo a intervenire, la modifica tiene conto anche di alcune osservazioni finalizzate a garantire il più possibile la partecipazione dei cittadini anche alla cura e alla manutenzione di questi beni, temi che riflettono quelli della cittadinanza attiva che diventa priorità fondamentale anche per il nostro ordinamento regionale».

Tommaso Fattori, capogruppo di Sì – Toscana a Sinistra, che di beni comuni si occupa fin dalla fine degli anni ’90 e che è stato uno delle figure di riferimento del referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua, sottolinea  che «La Toscana è la prima Regione a riconoscere i beni comuni nel proprio Statuto, impegnandosi a valorizzarli e a tutelarli. Con la modifica approvata, nello Statuto si prevede che la regione Toscana tuteli e valorizzi i beni comuni, intesi quali beni materiali, immateriali e digitali che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona, al benessere individuale e collettivo, alla coesione sociale e alla vita delle generazioni future e la promozione di forme diffuse di partecipazione nella gestione condivisa e nella fruizione dei medesimi». Fattori ricorda che si tratta di «Una formulazione che riprende la definizione datane da Stefano Rodotà. Con Rodotà ho avuto la fortuna di fare un bel pezzo di strada assieme».

Per il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, «E’ una vittoria storica, a 7 anni dalla valanga di sì al referendum sull’acqua. Si tratta di porre un argine alla privatizzazione e mercificazione dilagante di beni comuni fondamentali, come l’acqua, che devono essere preservati e la cui gestione deve essere condivisa e partecipata. Ma si tratta anche di saper riconoscere e tutelare la gran quantità di esperienze che si stanno moltiplicando grazie a gruppi di cittadini che si prendono cura di beni comuni urbani o rurali. Che sia il piccolo orto urbano, il giardino restituito alla fruizione collettiva grazie all’impegno di abitanti della zona o la fattoria prima abbandonata e degradata e ora finalmente riattivata da un collettivo di contadini, si tratta sempre di forme in cui gruppi di persone si autorganizzano per condividere una risorsa, generando effetti positivi per la collettività e l’ambiente, contrastando lo spreco e il degrado. Queste esperienze sono state perlopiù ostacolate, adesso vanno incoraggiate e protette. Siamo ricchi di beni comuni, di risorse condivise materiali oppure immateriali, come ad esempio il software libero o wikipedia. La capacità degli esseri umani di cooperare e collaborare deve essere valorizzata e dobbiamo proteggere questi beni dall’assalto del mercato e del profitto. Non ci sono beni comuni senza relazioni di condivisione, senza una gestione partecipativa. I beni comuni obbligano anche a ripensare il principio di sussidiarietà, spesso distorto, secondo una nuova logica che riassumerei così: “ubi minor, maior cessat”, ossia, dove c’è una comunità di persone si sta prendendo cura di un determinato bene, non solo se ne deve impedire la mercificazione ma anche l’istituzione deve farsi da parte o eventualmente partecipare, ma in forma non dominante, senza sottrarre spazio alla capacità di autorganizzazione di chi tutela e vivifica il bene».

Il PD rivendica il ruolo svolto nell’approvazione del Provvedimento: «L’impianto di fondo della proposta di legge statutaria è quello della proposta che vede prima firmataria la consigliera Elisabetta Meucci (Pd)» e proprio ls Meucci ha rimarcato come questa legge «muove dalla riconosciuta necessita di un aggiornamento dello statuto in vigore dal 2005 e dunque una vita fa se si pensa all’evoluzione della sensibilità sociale insieme all’affermarsi di nuove forme della democrazia rappresentativa pur nell’ambito e nel rispetto della Costituzione e dello statuto. Come si sa il tema dei beni comuni certamente non è nuovo, tant’e’ vero che da tempo è stato riconosciuto quale valore fondante di una comunità territoriale in numerosi statuti comunali italiani (Torino, Bologna, Napoli) e anche toscani (Lucca) ma in questi ultimi tempi ha assunto un rilievo sempre crescente in relazione all’affermazione, allo sviluppo e all’evoluzione del principio di sussidiarietà orizzontale che concerne il rapporto fra lo Stato inteso come insieme dei pubblici poteri e le formazioni sociali, principio già introdotto in costituzione con la riforma del titolo V del 2001. Tutti valori,  che rendono opportuna questa modifica statutaria proprio per favorire e direi quasi modernizzare le modalità di attuazione dei principi di sussidiarietà sanciti dall’art.118 introducendo il concetto di “cittadinanza attiva. Occorre anche rilevare che con questa legge il Consiglio si raccorda con  la giunta regionale che sta portando avanti un percorso innovativo e concreto verso la realizzazione di progetti che pongono le basi per un nuovo modo di relazionarsi tra PA, cittadini, istituzioni culturali, organizzazioni economiche e sociali»

Fattori conclude: «Questa legge statutaria interviene sulle finalità della Regione, adesso si tratterà di tradurre i principi in atti concreti: per questo abbiamo da tempo depositato una legge ordinaria sui beni comuni, un’altra legge l’ha invece depositata il PD, di segno diverso, e il dibattito in commissione e in un apposito gruppo di lavoro è aperto».