La risorsa idrica sotterranea a Pianosa, uno studio di Parco, CNR e Università di Pisa

Smentita la leggenda che l’acqua di Pianosa viene dall’Elba o dalla Corsica

[8 febbraio 2018]

Il 25 gennaio è stato firmato un accordo di collaborazione scientifica tra il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, l’Istituto di geoscienze e georisorse del CNR di Pisa e il Dipartimento di scienze della Terra dell’università di Pisa che ha come scopo «la prosecuzione dell’attività di monitoraggio quali-quantitativo della risorsa idrica sotterranea dell’Isola di Pianosa, con approfondimenti specifici ai fini di un piano di attingimento idrico più sicuro e sostenibile».

Al progetto collabora anche la Casa di Reclusione di Porto Azzurro ed è stato voluto dal Consiglio direttivo del Parco Nazionale e in ,particolare  del geologo elbano e consigliere Alessandro Damiani e dalla direttrice dell’Ente Parco Franca Zanichelli, che hanno compreso l’importanza della conoscenza, del monitoraggio e della gestione della risorsa idrica, sempre preziosa, in particolare su un’isola così delicata come Pianosa.

Al Parco spiegano che «L’Isola di Pianosa, una delle più caratteristiche dell’Arcipelago Toscano, ha un elevatissimo pregio ambientale ed è sottoposta ad un flusso turistico estremamente controllato. È noto come il sottosuolo dell’isola contenga un’importante riserva idrica che attualmente riesce a soddisfare le esigenze idropotabili e irrigue di coloro che vi risiedono (è presente anche la sede distaccata del penitenziario di Porto Azzurro), nonché dei turisti in transito».

I due geologi Marco Doveri (CNR – Pisa) e Roberto Giannecchini (università di Pisa), a capo del gruppo di ricerca che da alcuni anni studia questa preziosa risorsa, sottolineano che «Contrariamente a quanto alcuni sostenevano, un po’ per convinzione, un po’ seguendo leggende d’altri tempi, i dati scientifici attualmente a disposizione suggeriscono che la risorsa idrica pianosina non abbia origini particolarmente lontane (Isola d’Elba o addirittura Corsica), ma sia alimentata essenzialmente dalla poca acqua piovana che cade sull’isola e che trova un terreno permeabile per infiltrarsi».

Lo studio riguarda i meccanismi di ricarica dell’acquifero e soprattutto la sua vulnerabilità sia allo sfruttamento che alla contaminazione dall’acqua di mare, grande nemica dell’acqua sotterranea. Pianosa oggi si regge praticamente su un unico e vecchio pozzo, lo studio cercherà di dare risposte anche per una maggiore sicurezza idropotabile, senza trascurare la sostenibilità del sistema acquifero.

Doveri e  Giannecchini concludono: «Ma Pianosa proprio perché pressoché incontaminata, è anche un laboratorio strategico con cui seguire l’evoluzione nel tempo della risorsa idrica in funzione dei cambiamenti climatici, contribuendo così alla comprensione dei possibili effetti sull’ambiente e sulla vita dell’isola, ma anche del contesto Mediterraneo in cui si inserisce».