La siccità prossima ventura: dove e quando colpirà di più? Nel Mediterraneo e nel West Usa

Entro il 2050 sono a rischio 13 delle 26 regioni del mondo

[20 aprile 2015]

Pochi giorni fa l’Applied Systems Analysis (Iiasa) ha presentato una nuova ricerca che dimostra che alcune aree del pianeta, prima del 2050, potrebbero essere colpite da siccità mai viste prima e che è sempre più urgente precedere politiche di adattamento al cambiamento climatico e di buona gestione dell’acqua.

Già oggi diversi conflitti in corso (come quello siriano o somalo ed eritreo/etiope) hanno come sfondo la siccità ed i cambiamenti climatici e le cose potrebbero peggiorare, visto che, secondo i dati presentati all’assemblea dell’European Geosciences Union tenutasi a Vienna, oltre agli Usa Occidentali, sarà il Mediterraneo una delle aree che potrebbero sperimentare siccità senza precedenti a causa del cambiamento climatico.

Nello studio, il giovane ricercatore  Yusuke Satoh e il suo team dell’Iiasa dividono il mondo in 26 regioni  e le analizzano per trovare il punto di non ritorno, dopo il quale la siccità supererebbe il limite del record storico, e propongono un nuovo tipo di misurazione della siccità: il Timing of Perception Change for Drought (TPCD).

Satoh spiega che «Il nostro studio dimostra l’urgenza crescente che i sistemi di gestione delle acque si adeguino alla siccità futura. Perché i politici possano pianificare l’adattamento, hanno bisogno di sapere quando e dove questo è probabile che accada ed avere una comprensione dei livelli di incertezza in queste  proiezioni».

Lo studio mette insieme 5 modelli climatici globali diversi ed esamina due scenari per futuri cambiamenti climatici, partendo dai Representative Concentration Pathways (RCP) sviluppati per l’ultimo rapporto Ipcc.

La ricerca di Satoh dimostra che con il RCP 8.5, che rappresenta i più alti livelli di emissioni di gas serra e conseguente cambiamento climatico, 13 delle 26 regioni del mondo nel 250 sperimenterebbero livelli di siccità senza precedenti. In questo scenario, il West Usa avrebbe già dal 2017 siccità record, mentre la regione del Mediterraneo sarebbe colpita da siccità devastanti a partire dal 2027.

Però, l’altra caratteristica fondamentale del cambiamento climatico e della modellazione delle risorse idriche è l’incertezza, un problema che il nuovo studio affronta utilizzando più modelli climatici. Satoh e il suo team sono stati in grado di confrontare i risultati tra i diversi modelli climatici ed hanno  scoperto che  l’incertezza è molto alta nel Sahara, nell’Africa sub-sahariana e nel Sud dell’Australia e più bassa nel Sud America meridionale e negli Usa centrali. I ricercatori evidenziano che «Essere consapevoli del livello di incertezza può aiutare i responsabili politici e responsabili delle risorse idriche a prepararsi a maggiori variazioni in futuro della disponibilità di acqua». Satoh aggiunge: «Invasi ed altre infrastrutture per l’irrigazione sono stati tutti costruiti in base ai dati storici o all’esperienza sulle condizioni idrologiche. Ma nei prossimi decenni, i dati storici potrebbero non darci informazioni precise sulle condizioni attuali».

Il nuovo studio si è concentrato sulla siccità idrologica, che si riferisce alla quantità di acqua nei torrenti, laghi e fiumi. Poiché i livelli d’acqua sono influenzati sia dalle precipitazioni che dalla gestione e dall’utilizzo delle acque, lo studio dimostra anche che misure di adattamento sensibili, come ad esempio il controllo dello scarico stagionale dagli invasi, potrebbero avere un forte impatto sul livello di aumento previsto della siccità.

»Quanto prima si prenderà tutto questo sul serio, tanto più saremo in grado di adattarci», conclude Satoh.