La Toscana va verso la gestione (interamente) pubblica dell’acqua

Questa è l’indicazione fornita all’assemblea dell’Autorità Idrica Toscana da parte dei sindaci dell’area metropolitana fiorentina, pratese e pistoiese

[27 luglio 2018]

L’acqua rappresenta da sempre un bene comune (anche) in Italia, ma sulla gestione delle infrastrutture idriche che sono necessarie per portarla nelle nostre case le idee sono le più disparate: gestione pubblica – perorata in modo confuso ma democratico dal referendum del 2011, che raccolse 27 milioni di voti – o gestione privata, o più spesso pubblico-privata? Dai ieri la Toscana, e in particolare l’area  metropolitana fiorentina, pratese e pistoiese punta con decisione verso la prima opzione.

È questa infatti l’indicazione fornita all’assemblea dell’Autorità idrica toscana (Ait) da parte dei sindaci della conferenza territoriale 3, vale a dire il territorio regionale servito in massima parte dall’azienda di gestione del servizio idrico integrato Publiacqua (che per il 60% è già oggi una società pubblica). Una decisione definita come “storica” dall’Autorità idrica toscana, che ha preso corpo dopo la presa di posizione del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, che nelle settimane scorse ha dato una scossa politica in questa direzione insieme al presidente della Regione Enrico Rossi: i sindaci dell’area metropolitana sembrano dunque adesso convinti che sia giunto ormai il tempo di far tornare il servizio idrico integrato in house, cioè solamente in mani pubbliche.

Questo significa che al termine della concessione di Publiacqua l’azienda che gestirà acquedotti, fognature e depurazione sarà interamente toscana. L’obiettivo – ha commentato l’assessore al Bilancio del Comune di Firenze, Lorenzo Perra – è quello di mantenere le tariffe invariate per i prossimi 15 anni garantendo un elevato livello di investimenti per il rifacimento e la manutenzione della rete. L’acqua pubblica toscana inizia oggi, con l’approvazione della delibera di indirizzo, la formalizzazione del percorso e iniziamo a verificare la sostenibilità economica del progetto».

Da questa verifica passa infatti buona parte del futuro della scelta politica (che in ogni caso verrà ora sottoposta all’assemblea regionale dell’Autorità idrica). Si argomenta che l’esperienza fatta in questi anni da Publiacqua con la gestione mista pubblico-privato abbia permesso alla parte pubblica di maturare adeguate competenze, che adesso possono farla procedere in autonomia. Ciò consentirebbe ai Comuni interessati di fruire direttamente e interamente degli utili derivanti dalle bollette, ma è necessario tenere presente che il settore ha bisogno di costanti e corposi investimenti per superare le difficoltà accumulatesi nei decenni: reti idriche colabrodo, invasi inadeguati a reggere l’urto dei cambiamenti climatici e del conseguente rischio siccità, depurazione da incrementare.

Proprio la Toscana è stata la prima Regione in Italia a normare i propri servizi idrici come indicato quasi 20 anni fa dalla legge Galli, con le tariffe idriche – decise dal pubblico, ovvero Ait e Arera – chiamate a coprire integralmente il costo del servizio. I più recenti dati messi a disposizione da Confervizi Cispel Toscana nei giorni scorsi analizzano l’impatto che la regolazione tariffaria ha avuto negli ultimi dieci anni (2007-2016) sui bilanci di 50 aziende di gestione del servizio idrico, mostrando investimenti per circa 2 miliardi di euro in Toscana: «Le aziende toscane – snocciolano da Cispel –presentano un volume di investimenti annui per abitante intorno ai 60 euro contro i 50 della media nazionale, registrando un costo operativo per abitante di 110 euro, più basso dei 123 euro del campione nazionale. Nello stesso tempo le i gestori del servizio idrico in Toscana hanno registrato una maggiore redditività e un maggiore incremento del patrimonio netto rispetto alla media nazionale, consolidando così la propria struttura finanziaria». In futuro si dovrà fare ancora meglio, chiunque sarà chiamato a svolgere il compito.

Posto che l’acqua è da sempre un bene comune e sotto il controllo pubblico, è la sua gestione che deve necessariamente e progressivamente diventare più efficiente e attenta alle esigenze del territorio: gli stessi elementi che, presumibilmente, continueranno a costituire il reale interesse pubblico, al di là della dicotomia “pubblico-privato”, e sui quali sarà indispensabile porre attenzione.