L’acqua radioattiva di Fukushima raggiungerà la costa Usa nel 2014

[2 settembre 2013]

Il gigantesco sversamento di acqua radioattiva che filtra dai sotterranei e dai contenitori di stoccaggio danneggiati della centrale giapponese di Fukushima Daiichi probabilmente raggiungerà, dopo aver percorso l’intero Oceano Pacifico,  entro il 2014 le coste occidentali degli Stati Uniti. A rivelarlo è un nuovo studio secondo il quale il  lungo viaggio delle particelle radioattive potrebbe aiutare i ricercatori a comprendere meglio come le correnti dell’oceano circolano in tutto il mondo.

Secondo le simulazioni delle correnti oceaniche la nube sottomarina di  cesio radioattivo-137 che fuoriesce dsal marzo 2011 dalla centrale di Fukushima Daiichi potrebbe iniziare a scorrere nelle acque costiere degli Usa a partire nei primi mesi del 2014, raggiungendo il suo picco nel 2016. Per fortuna, due correnti oceaniche al largo della costa orientale del Giappone: la Kuroshio Current e la Kuroshio Extension, hanno diluito nei 4 mesi dopo la catastrofe i materiali radioattivi, abbassando la loro concentrazione sotto i limiti di sicurezza dell’Organizzazione mondiale della Sanità, anche e i nuovi e altamente radioattivi sversamenti dei giorni scorsi non tranquillizzano certo.

Lo studio però sottolinea che la cosa sarebbe stata molto diversa se un incidente simile fosse accaduto ad una centrale nucleare giapponese sulla costa occidentale del Giappone, come spiega Vincent rossi dell’Instituto de Física Interdisciplinar y Sistemas Complejos dell’università delle Baleari: «L’impatto ambientale sarebbe stato peggiore se l’acqua contaminata fosse stata  rilasciata in un altro ambiente oceanico nel quale la diffusione sia meno energica e turbolenta». Oggi saremmo a parlare di una pesantissima contaminazione dei mari tra Giappone, Cina, Russia e le due Corre, con conseguenze umane, economiche, ambientali e sulla pesca inimmaginabili.

Per realizzare lo studio pubblicato su Deep-Sea Research, Rossi ha lavorato con i ricercatori australiani del Climate Change Research Centre dell’università del New South Wales per simulare la diffusione di radioattività nell’oceano Pacifico della radioattività di Fukushima, realizzando 27 diversi test sperimentali del loro modello per garantire che la diffusione simulata del cesio-137 come un “tracciante” non fosse particolarmente influenzata dalle condizioni oceaniche iniziali. Molti oceanografi che studiano le correnti dell’oceano preferiscono utilizzare il cesio-137 per monitorare le correnti oceaniche perché agisce come un tracciante passivo nell’acqua di mare, il che significa che non interagisce molto con gli altri elementi e decade lentamente, dato che ha un’emivita di 30 anni.

La nube sottomarina del disastro nucleare ci ha messo molto a raggiungere le coste Usa, diluendosi nell’Oceano ed intossicando soprattutto le coste giapponesi, mentre il follout atmosferico della catastrofe ha raggiunto la costa occidentale Usa entro pochi giorni e poi ha fatto il giro del mondo.

La nube radioattiva marina proviene da tre diverse fonti: le particelle radioattive che ricadono dall’atmosfera nell’oceano, l’acqua contaminata che fuoriesce dalla centrale e quella inquinata dalle particelle radioattive proveniente dalla lisciviazione del suolo contaminato.