Pubblichiamo questo articolo che riceviamo dal servizio “Segreteria, Educazione Ambientale, Comunicazione e Informazione”Ente Parco Nazionale della Sila a firma del Prof. Giancarlo Principato, inerente la problematica dello svaso del lago Ampollino, di cui tanto si è discusso sulla stampa in questi giorni

Lago Ampollino, l’esperto: «Quando l’uso distorto dei media genera confusione»

[23 ottobre 2014]

Ampollino

È ormai con cadenza annuale che si verifica una campagna mediatica relativa ai laghi silani. L’anno scorso ha riguardato l’Arvo quest’anno l’Ampollino.

In qualità di ex amministratore del Parco della Sila e quale Professore Associato di Costruzioni Idrauliche che si occupa a livello scientifico e professionale di dighe da oltre 30 anni ho effettuato, su incarico del Parco, un sopralluogo sull’invaso dell’Ampollino e sull’opera di sbarramento di Trepidò in data 17/10/2014 al fine di accertare lo stato di svuotamento del lago.

Dal sopralluogo effettuato è risultato che il livello dell’invaso era a quota 1.252,60 m s.l.m. a cui corrispondono circa 2,5 milioni di metri cubi di acqua invasata.

Il suddetto livello di svaso è pertanto compreso tra i valori della quota di massima regolazione (1.271 m s.l.m.) e quella di minima regolazione (1.251 m s.l.m.) come previsto dal Foglio Condizioni che è l’atto che fissa le condizioni di regolazione dell’invaso da parte dell’ex Servizio Dighe.

Del resto la variazione di livello è scontata per un invaso a scopo plurimo, la cui utilizzazione primaria è quella idroelettrica e pertanto le operazioni di svaso constatate, nel sopralluogo effettuato, rientrano sicuramente fra le manovre ordinarie e di competenza del concessionario.

Il serbatoio dell’Ampollino, nel quale vengono immesse anche le acque dell’Arvo e quelle dell’impianto di pompaggio del Savuto, è ottenuto mediante lo sbarramento del fiume omonimo alla stretta di Trepidò al confine tra i comuni di S. Giovanni in Fiore e Crotonei, esso chiude una grande conca della lunghezza di circa 8 km sul cui fondo pianeggiante scorreva il corso del fiume.

La favorevole conformazione del bacino fa si che con un’altezza di massima ritenuta di 26,50 m fra le quote 1.244,50 e 1.271,00 m s.l.m., consente di creare un serbatoio della capacità totale di circa 67 milioni di metri cubi.

Tuttavia la capacità effettivamente utilizzabile risulta alquanto minore (circa 64,5 milioni di metri cubi) essendo disposto l’asse della galleria di derivazione circa 4 m al di sopra del piede della diga in modo da lasciare un’opportuna capacità per l’accumulo di eventuali interrimenti.

La diga è dotata di tre opere di scarico:

 

–    uno scarico di fondo in grado di scaricare una portata massima di 27,45 mc/s;

–    uno scarico di alleggerimento in grado di scaricare una portata massima di 51,70 mc/s;

–    uno scarico di superficie in grado di scaricare una portata massima di 144 mc/s.

 

Inoltre l’invaso è caratterizzato da una galleria di derivazione che serve a derivare l’acqua per la centrale di Orichella e pertanto anche per usi irrigui e potabili.

Il serbatoio Ampollino è stato realizzato allo scopo di ottenere una regolazione pluriennale ed è di importanza fondamentale per il sistema idroelettrico Orichella-Timpagrande-Calusia.

Tale sistema, che rappresenta uno dei più importanti a livello nazionale, è, infatti, regolato in testa dai due serbatoi dell’Arvo e dell’Ampollino, tra loro collegati da una galleria di circa 6,3 km di lunghezza e di diametro interno di 2,34 m ed aventi un volume complessivo utile di regolazione di circa 132 milioni di mc.

Da quanto sopra detto deriva la cura e la particolare attenzione che il gestore deve porre al funzionamento dei due suddetti invasi e dei relativi organi.

La legislazione attuale prevede che:

 

  • al fine di assicurare il mantenimento della capacità di invaso, preservare nel tempo l’efficienza degli organi di scarico e di presa e salvaguardare la qualità dell’acqua invasata e del corpo recettore, le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento dei serbatoi siano effettuate sulla base del “progetto di gestione” dell’invaso, di cui all’art. 114, commi 2 e 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 e s.m.i.
  • Il Progetto di Gestione è redatto dal Gestore secondo i criteri fissati al comma 4 del citato articolo di legge ed è approvato dalla Regione, con eventuali prescrizioni, entro sei mesi dalla sua presentazione, previo parere dell’amministrazione competente alla vigilanza sulla sicurezza dell’invaso e dello sbarramento, ai sensi degli articoli 89 e 91 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. La Regione ha la facoltà di garantire, in sede istruttoria, un più ampio coinvolgimento di enti territoriali o portatori di interesse, sentiti, ove necessario, gli enti gestori delle aree protette direttamente interessate (eventualmente nella forma di valutazione di incidenza per le zone ZPS-SIC ovvero Zone Protezione Speciale e Siti di Importanza Comunitaria). Il Progetto di Gestione si intende approvato e diviene operativo trascorsi sei mesi dalla data di presentazione senza che sia intervenuta alcuna pronuncia da parte della regione competente, fermo restando il potere di tali Enti di dettare eventuali prescrizioni, anche trascorso tale termine.

 

Con l’approvazione del progetto di gestione il gestore è autorizzato ad eseguire le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento in conformità ai limiti indicati nel progetto stesso e alle relative prescrizioni.

Sul progetto di gestione in oggetto risulterebbe formatasi un’approvazione per silenzio assenso, essendo decorsi più di sei mesi dalla relativa presentazione, senza adozione di atti.

Successivamente si è instaurato un nuovo procedimento approvativo all’atto della presentazione da parte del concessionario di integrazioni e piani operativi che, di fatto, potrebbero avere semplice valenza informativa e, pertanto, non soggetti ad atti di assenso.

C’è da evidenziare che le attività regolate dal progetto di gestione degli invasi, riguardano non solo aspetti gestionali di interesse del concessionario di derivazione, ma rivestono anche interesse pubblico riferibile alla sicurezza della diga per gli aspetti di funzionalità e manutenzione delle opere di scarico e di quelle sommerse e riferibili agli aspetti di tutela qualitativa, ma anche quantitativa della risorsa idrica.

Tale interesse pubblico risulta tanto più rilevante se si considera che nella fattispecie le acque sono direttamente destinate anche all’utilizzo plurimo e pertanto è opportuno garantire la contemporaneità dei diversi interessi.

Deve inoltre essere garantita al concessionario, trattandosi di obbligo a suo carico discendente da norme a tutela della sicurezza, la possibilità di attuare operazioni gestionali che garantiscano in primis di recuperare o mantenere la funzionalità degli organi di scarico profondi e di effettuare la manutenzione delle opere sommerse, a maggior ragione in aree ad elevata sismicità, dove potrebbe rendersi necessario utilizzare gli scarichi di fondo (che quindi devono restare in efficienza) per svasi rapidi, come ad esempio, in caso di danni da sisma.

Da tutto quanto evidenziato ritengo che sarebbe opportuno che l’Autorità competente promuovesse in tempi brevissimi un tavolo tecnico per cercare di capire bene quali sono le effettive intenzioni del Gestore A2A in merito agli svasi ipotizzati, se intende svasare o fluitare che sono cose ben diverse ma che spesso i non addetti ai lavori confondono, così come spesso non è ben chiaro per alcuni il concetto di regolazione di un invaso a scopo plurimo che si basa proprio sull’invasare e svasare il serbatoio in relazione alle diverse utilizzazioni previste.

Sarebbe opportuno procedere alla creazione di un Osservatorio di membri specialisti per il controllo delle attività operative ed il monitoraggio degli effetti, al fine di definire elementi utili ad approfondire la dinamica fisico-ambientale delle operazioni ed a rimuovere e/o correggere le potenziali negatività che sono state espresse in merito all’Ampollino.

Tutto ciò dovrebbe essere fatto con dati e documenti in quanto informazioni non suffragate da dati certi finiscono col diventare scandalismo mediatico.

                                                                                         Prof. Ing. Giancarlo Principato