Geologi: «Ancora lontani da politiche efficaci di salvaguardia del territorio e delle vite umane»

L’Arno torna a fare paura, ma «le criticità causate dal maltempo sono in via di risoluzione»

La gestione dell’emergenza ha funzionato, ma la necessità di investire massicciamente in prevenzione è improrogabile

[7 novembre 2016]

arno-firenze

Neanche il tempo di lasciar sedimentare le celebrazioni per il 50ennale della devastante alluvione che colpì la Toscana e Firenze il 4 novembre del 1966 che l’Arno torna pericolosamente a gonfiarsi angosciando la città. Ieri, spiegano dalla Regione, «la pioggia caduta in abbondanza nella notte, ha fatto crescere il livello dei fiumi del reticolo minore, causando disagi soprattutto nel Valdarno». Nello stesso capoluogo l’Arno ha toccato l’altezza di quasi 4 metri agli Uffizi e di 5.65 metri alla Nave di Rosano, per poi fortunatamente tornare a ridiscendere.

«Il sistema operativo della Protezione civile funziona – ha commentato l’assessore Federica Fratoni dopo un sopralluogo – e sta lavorando a pieno ritmo, in costante contatto con i sindaci dei territori coinvolti. La Sala operativa è aperta H24, come le Sale per i servizi di piena dei vari geni civili di tutti i territori interessati. Stiamo presidiando e monitorando l’andamento della piena, che anche a noi risulta calante, anche se nelle prossime ore continuerà a piovere».

Sta così per concludendosi la finestra di allerta meteo (codice arancione) limitato alla foce dell’Arno a Pisa, dove, «fino alle ore 16 di oggi, permane il rischio idraulico sul reticolo principale. L’allerta emessa ieri riguardava, fino alla stessa ora del pomeriggio, anche altre zone della Toscana. La decisione del Centro Funzionale regionale è stata presa in seguito all’evoluzione delle condizioni meteo in Toscana, dove, sia oggi, lunedì, che domani, martedì, sono previste locali deboli piogge, più probabili sulle zone centro meridionali, causate da una debole circolazione depressionaria sul golfo ligure. Tutte le situazioni di criticità causate dal maltempo nella giornata di ieri sono in via di risoluzione. Per ogni ulteriore informazione e per gli aggiornamenti della situazione in atto si deve fare riferimento alla Protezione Civile del proprio Comune e al sito regionale www.regione.toscana.it/allertameteo».

Dopo la paura, continuerà nei prossimi giorni la fase dei controlli: a Firenze il ponte Vespucci (nella foto), chiuso al traffico a causa dell’ondata di piena, sarà ad esempio oggetto di controllo subacqueo con laser scanner. Ma la cronaca di questi giorni non fa che sottolineare l’urgenza di investire in prevenzione, oltre che nella gestione delle criticità.

«Negli anni Novanta – ha sottolineato in proposito la vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni, intervenendo  alle celebrazioni del 4 novembre – fu realizzato l’invaso di Bilancino. A monte di Firenze stiamo costruendo 4 casse di espansione nei pressi di Figline ed è avviato il percorso per l’adeguamento della diga di Levane. A valle di Firenze, a San Miniato, è completata la prima cassa di espansione di Roffia. A ciò si aggiungono molti altri interventi che danno il segnale di una svolta decisiva per la messa in sicurezza dell’Arno. Questo anniversario non si deve limitare a essere occasione di ricordo ma, assieme al dramma che vive per il terremoto un altro pezzo di identità del nostro Paese, anche un momento per contrastare la “dittatura del presente”, rilanciando l’agenda dello sviluppo a partire dall’investimento nella prevenzione e nella cura del territorio».

Siamo però «ancora lontani da politiche efficaci di salvaguardia del territorio e delle vite umane – commenta oggi il presidente del Consiglio nazionale dei geologi Francesco Peduto, presentando il convegno “Città storiche ed alluvioni. La Geologia e la Gestione del rischio” in programma venerdì 11/11 a Firenze – Queste sono prevalentemente ancora incentrate sulla riparazione dei danni e sull’erogazione di provvidenze ad evento accaduto, dimostrando la lontananza da una cultura di previsione e prevenzione, basata sull’individuazione delle condizioni di rischio e volta all’adozione di interventi finalizzati alla minimizzazione dell’impatto degli eventi, per le quali sarebbe necessaria anche una nuova cornice legislativa: una moderna legge quadro sulla difesa del suolo attraverso il riordino e il rafforzamento della filiera istituzionale e normativa, che dovrebbe puntare a dare concreta effettività agli obblighi di legge vigenti, sostenendo, anche finanziariamente, gli enti territoriali a questo titolo coinvolti ed a mettere a sistema gli interventi di risanamento con le azioni non strutturali».