L’assetata Pechino chiuderà 6.900 pozzi urbani: acqua imbevibile

[24 novembre 2014]

L’agenzia ufficiale cinese Xinhua ha annunciato che Pechino «Nei prossimo 5 anni chiuderà progressivamente 6.900 pozzi urbani, al fine di proteggere le acque sotterranee e migliorare la qualità dell’acqua potabile».

Il problema è grosso, visto che questi pozzi ogni anno forniscono all’assetata Pechino ben 240 milioni di metri cubi di acqua, cioè un quarto dell’approvvigionamento della metropoli.

Zhang Ping, capo aggiunto delle autorità idriche della capitale cinese, spiega che «A causa dell’invecchiamento degli impianti e di una cattiva gestione, la qualità dell’acqua dei pozzi in certe zone non può essere garantita, provocando una moltiplicazione delle proteste da parte dei residenti locali».

Il regime comunista punta sul prossimo utilizzo del troncone centrale del gigantesco progetto di adduzione sud-nord, che permetterà di portare un miliardo di m3 di acqua all’anno a Pechino da una diga sul fiume Hanjiang. E’ solo grazie a questa imponente opera, che avrà effetti ambientali ancora in gran parte sconosciuti che sarà possibile chiudere i 6.900 pozzi della capitale della Repubblica popolare cinese.

Bisogna far presto, perché Pechino dal 1999 ha scoperto di utilizzare troppa acqua di falda: più di 6,5 miliardi di m3 in più di quanto consentirebbe la ricarica naturale e .questo sovrasfruttamento ha causato grossi problemi ambientali. In alcune aree la falda freatica di pechino è calata di 12,8 metri e  1.300 km2 di terreni sono interessati da un imponente fenomeno di subsidenza, con il terreno che è sprofondato in media di oltre 50 centimetri.