Le acque europee sono più pulite, ma rimangono ancora grandi problemi da risolvere

La stragrande maggioranza dei corpi idrici non raggiunge il “buono stato” previsto dalla Direttiva Ue

[4 luglio 2018]

Secondo il rapporto  “European waters — assessment of status and pressures 2018” pubblicato dall’European environment agency (Eea), «Nonostante i progressi osservati negli ultimi decenni in termini di miglioramento della qualità ambientale per molti laghi, fiumi, acque costiere e sorgenti sotterranee d’Europa, l’inquinamento, strutture come le dighe e l’eccessiva estrazione restano tra le principali minacce per la salute nel lungo termine dei corpi idrici. La stragrande maggioranza di essi non raggiunge ancora il traguardo minimo Ue del “buono stato”».

L’Eea evidenzia che «Gli Stati membri dell’Ue hanno compiuto sforzi notevoli per migliorare la qualità delle acque, perfezionando il trattamento delle acque reflue e riducendo il deflusso di inquinanti dai terreni agricoli. Sono state inoltre adottate misure per consentire ai pesci migratori il superamento delle barriere e ripristinare ecosistemi acquatici degradati», ma aggiunge: «Benché la maggior parte dei corpi idrici sotterranei europei, come le falde acquifere, goda di buona salute, durante il periodo di monitoraggio 2010-2015 solo il 40 % dei laghi, dei fiumi, delle acque costiere e degli estuari monitorati ha raggiunto almeno lo stato ecologico «buono» o «elevato» della direttiva quadro dell’UE sulle acque. L’ultima valutazione dell’Eea, nel 2012, ha riscontrato un livello analogo di corpi idrici con uno stato ecologico “buono” o “elevato” e ha considerato anche lo stato quantitativo e l’eccessiva estrazione delle acque sotterranee europee, nonché lo stato chimico generale dei corpi idrici».

Insomma, non c’è stato nessun progresso reale, per questo rapporto che, sulla base dei dati acquisiti e riportati dal 2010 al 2015 da oltre 160 piani di gestione dei bacini idrografici, fornisce una valutazione aggiornata dello stato di salute di oltre 130 000 corpi idrici superficiali e sotterranei monitorati dagli Stati membri dell’Ue.

Per il commissario europeo per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, il maltese Karmenu Vella, «Grazie all’attuazione della normativa europea sulle acque negli Stati membri, la qualità dell’acqua dolce in Europa sta gradualmente migliorando, ma occorre ancora fare molto di più prima che tutti i laghi, i fiumi, le acque costiere e i corpi idrici superficiali siano in buono stato. La lotta all’inquinamento agricolo, industriale e domestico richiede sforzi congiunti da parte di tutti gli utenti delle acque d’Europa».

Il direttore esecutivo dell’Eea, Hans Bruyninckx, ha aggiunto: «Dobbiamo incrementare gli sforzi per garantire che le nostre acque siano pulite e resilienti come dovrebbero essere: il nostro benessere e la salute dei nostri ecosistemi idrici e marini vitali dipendono da questo. Si tratta di un aspetto critico per la sostenibilità delle nostre acque nel lungo periodo e per il raggiungimento dei nostri obiettivi a lungo termine, ossia vivere bene entro i limiti del nostro pianeta».

Il monitoraggio e le comunicazioni sono gli strumenti principali per classificare lo stato di salute delle acque dell’Ue che gli Stati membri definiscono in base a una scala che prevede 5 gradi (elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo) per le acque superficiali e due classi (buono o scarso) per le acque sotterranee. Il monitoraggio serve a tracciare l’efficacia delle misure per bonificare i corpi idrici e raggiungere il traguardo UE del “buono stato”.

Quella appena pubblicata è la seconda valutazione delle acque realizzata dall’Eea dal 2012 ad oggi e l’Agenzia europea per l’ambiente sottolinea che «Da allora la conoscenza delle acque europee è aumentata in modo significativo, consentendo di comprendere meglio la situazione, i problemi che impediscono di raggiungere un “buono stato” e le misure attuate per migliorarlo».

L’Eea ricorda che «Il raggiungimento di un buono stato comporta il rispetto di determinati standard in materia di ecologia, chimica e qualità delle acque. Lo stato ecologico è il migliore indicatore generale dello stato di salute di un corpo idrico: tiene conto dell’impatto sulla qualità delle acque prodotto dall’inquinamento, dal degrado degli habitat, dai cambiamenti climatici e da altre pressioni, come ad esempio il numero di dighe costruite dall’uomo. Le pressioni principali che ostacolano i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue comprendono barriere come le dighe, la bonifica dei terreni e la canalizzazione, che modificano il flusso dei fiumi o dei corsi d’acqua, l’inquinamento da fonti diffuse come il deflusso agricolo e l’inquinamento da fonti puntuali come lo scarico delle acque reflue provenienti dalle reti fognarie. I principali effetti sui corpi idrici superficiali sono l’eccesso di nutrienti, l’inquinamento chimico e l’alterazione degli habitat a causa dei cambiamenti morfologici».

Per gli Stati membri dell’UE è attualmente in corso il secondo ciclo di monitoraggio e comunicazioni (2015-2021) nell’ambito della direttiva quadro dell’UE sulle acque. Questo ciclo comprende 89 000 fiumi, 18 000 laghi, 13 000 stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee e 3 600 acque costiere e di estuario. Non è stato possibile includere nella relazione le comunicazioni della Grecia, dell’Irlanda, della Lituania e di alcune zone della Spagna.

Il rapporto Eea va a integrare un altro rapporto della Commissione europea in corso di pubblicazione che valuterà il grado di conformità degli Stati membri alla direttiva quadro sulle acque che definisce un quadro sulle modalità di valutazione, gestione, protezione e miglioramento della qualità delle acque in tutta l’Ue e richiede agli Stati membri di approntare piani di gestione dei bacini idrografici (RBMP – River Basin Management Plans) e un programma di misure per migliorare la qualità delle acque.

Ecco gli altri risultati chiave del rapporto Eea:

Rispetto alle acque di superficie, le sorgenti sotterranee presentano generalmente uno stato migliore. Il 74 % dell’area delle acque sotterranee ha raggiunto un buono stato chimico, mentre l’89 % ha raggiunto un buono stato quantitativo. Le ragioni per il mancato conseguimento dei traguardi minimi sono dovute per lo più alla contaminazione dei siti acquatici con nitrati provenienti dallo scarico delle acque piovane, all’intrusione salina e alla dispersione di sostanze chimiche pericolose provenienti da siti contaminati (per esempio siti industriali, aree estrattive o depositi di rifiuti).

Il Nord della Scandinavia, il Regno Unito settentrionale (la Scozia) e l’Estonia, nonché la Slovacchia, la Romania e diversi distretti idrografici nella regione mediterranea presentano una quota elevata di corpi idrici superficiali in stato ecologico elevato o buono. Per contro, in molti distretti idrografici dell’Europa centrale, la cui densità di popolazione è più elevata e l’agricoltura maggiormente intensiva, si riscontra la più alta percentuale di corpi idrici che non raggiungono un buono stato ecologico.

Solo il 38 % dei laghi, dei fiumi e degli altri corpi idrici superficiali monitorati è in buono stato chimico, con concentrazioni di inquinanti non superiori agli standard dell’Ue in materia di qualità ambientale.

Nella maggioranza degli Stati membri lo stato chimico scarso è dovuto ad alcune sostanze, più frequentemente al mercurio. Un tempo ampiamente utilizzato nei termometri, nelle batterie e nelle vernici, il mercurio è presente tuttora nei campioni di acqua e in questa graduatoria è seguito dal cadmio, utilizzato nei concimi a base di fosforo e nella produzione dei metalli.

La direttiva quadro sulle acque e gli RBMP hanno migliorato significativamente la gestione delle acque in tutta l’Unione. Molti Stati membri hanno investito in programmi di miglioramento del monitoraggio chimico ed ecologico, determinando un aumento delle stazioni di monitoraggio, degli elementi di qualità valutati e delle sostanze chimiche analizzate. Ciò ha comportato una maggiore disponibilità di informazioni e consente una comprensione assai migliore della situazione e delle pressioni. In virtù della direttiva quadro sulle acque, gli Stati membri dell’Ue hanno profuso un impegno considerevole per ridurre le fonti di inquinamento agricolo, industriale e domestico, il flusso dei fiumi è più naturale e sono stati rimossi gli ostacoli alla migrazione dei pesci, generando vantaggi per la natura e la protezione contro le inondazioni.