Il Fattore Acqua a Roma e a Bari

L’estate 2017 ha evidenziato la necessità di interventi urgenti e di un nuovo approccio gestionale e infrastrutturale

[11 ottobre 2017]

Si è  tenuto oggi alla Camera dei Deputati  il convegno Fattore acqua. Igiene, ambiente, etica, economia” che ha preso spunto dalla recente pubblicazione dell’omonimo ebook curato da Luca Tricarico e nato dalla collaborazione tra il gruppo cartario toscano Sofidel e la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, nel quale si legge che «L’acqua è molte cose: chiama in causa la nostra idea di sostenibilità; ci costringe a pensare in forma complessa la parola economia, allargandola alle contingenti dimensioni dell’ecologia, oltre le questioni finanziarie, contabili e politiche. Parlare di acqua significa tentare di mettere a fuoco molte questioni per promuovere una condizione del “fare”: sensibilizzare a un intervento corretto sulle risorse idriche che ne garantisca la qualità e, insieme, riconoscere nell’uso dell’acqua un fattore che interviene sugli effetti dei cambiamenti climatici; rimuovere paure e, allo stesso tempo, non sottovalutare le emergenze o le necessità».

Il convegno, che è stato concluso dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, è partito da una constatazione comune: «L’acqua sta diventando nel Terzo Millennio una risorsa sempre più strategica e preziosa. Oggi ancora troppe persone nel mondo, circa un miliardo secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, vivono senz’acqua potabile. L’aumento considerevole della domanda di acqua in tutti i settori di maggior consumo – agricoltura, produzione di energia, industria e uso quotidiano – unito alle pressioni esercitate dai mutamenti climatici, rischiano di ridurne ulteriormente la disponibilità in molte zone del mondo. Tra i 17 Obiettivi contenuti nell’Agenda Globale per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, come recepiti nella Strategia nazione per lo Sviluppo Sostenibile approvata di recente dal Governo italiano, c’è anche quello di “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie”».

La deputata PD Raffaella Mariani, che è stata tra le promotrici dell’iniziativa, ha sottolineato: «Se pensiamo all’emergenza siccità, che è una condizione ordinaria per molte aree del pianeta, è chiaro come sul tema dell’acqua sia necessario adottare un approccio di prospettiva. Le politiche climatiche assegnano a questo fattore un’importanza strategica, un argomento che riguarda l’ambiente ma anche settori ben più ampi, dalla geopolitica alla salute, dai diritti primari all’economia e richiede un approccio condiviso tra i soggetti pubblici, quelli privati, la produzione, il terzo settore” . Questa è la chiave di lettura che oggi abbiamo scelto di dare, grazie a una iniziativa nata dalla missione di una grande impresa del settore cartario, il Gruppo Sofidel, che assieme alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha patrocinato la realizzazione di un e-book dedicato all’acqua. L’approccio adottato mi è sembrato notevole soprattutto perché il punto di vista è quello di un’industria che affronta il tema della sostenibilità ambientale con azioni concrete, con un’incidenza economica nell’organizzazione della produzione. Un agire che richiede investimenti, tecnologie, infrastrutture e che rappresenta per questo un esempio da conoscere e diffondere».

Secondo il rapporto “Le risorse idriche nell’ambito della circular economy’”  presentato da Studi Ricerche Mezzogiorno (SRM) al Festival dell’Acqua 2017, la manifestazione organizzata a Bari da Utilitalia, «L’estate 2017 ha evidenziato la necessità di interventi urgenti in un settore che da tempo reclama un nuovo approccio gestionale e infrastrutturale. In prospettiva, i cambiamenti climatici aggraveranno ulteriormente le problematiche di carenza idrica e siccità; le previsioni al 2040 indicano per l’Italia una situazione di stress alto. La European Environment Agency (Eea) stima per il nostro Paese un indicatore di sfruttamento idrico (WEI) pari al 24%, fra i più elevati nel contesto europeo. L’Italia è in quarta posizione dopo Cipro, che registra un WEI pari al 64%, Belgio (32%) e Spagna (30%)».

Il rapporto fa il quadro della situazione idrica nel nostro Paese: «il consumo medio per abitante è di 241 litri annui, l’Italia con questo dato si conferma al primo posto in Europa per consumo d’acqua pro-capite. Il consumo medio pro-capite in Nord Europa è di180-190 litri”. Il Mezzogiorno che “risulta decisamente in situazione critica a causa di una minore disponibilità naturale, di una elevata concentrazione delle precipitazioni in alcuni periodi dell’anno e di una conformazione idrogeologica del tutto particolare. Si continua a sprecare tanta acqua: i capoluoghi di provincia localizzati nel Mezzogiorno realizzano complessivamente una perdita del 47%, che si confronta con il 34% del Centro-Nord. Se a livello nazionale nel 2016 il 9,4% delle famiglie ha lamentato irregolarità nell’erogazione dell’acqua, in Calabria e in Sicilia il giudizio sul servizio idrico è negativo per una famiglia su tre. Inoltre 816 delle 1.166 procedure di infrazione per il servizio di depurazione ha riguardato Comuni del Sud. Una relazione sostenibile tra la gestione dei reflui e la qualità delle acque marine è una delle chiavi del successo dello sviluppo turistico nelle zone marittime”. Dall’analisi del sistema infrastrutturale emerge che “dei 5 miliardi anno necessari per il settore idrico più del 35% si dovrebbe concentrare nel Mezzogiorno con un impatto significativo sullo sviluppo economico, stimato pari ad una crescita dello 0,5% di Pil l’anno».

Intervenendo oggi in chiusura del Festival dell’Acqua 2017 Il ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, ha detto che «Per adeguare fino in fondo l’organizzazione del servizio idrico del Mezzogiorno alla normativa nazionale abbiamo messo risorse pubbliche importati, Questo perché a fianco alle entrate tariffarie dobbiamo anche prevedere quando è necessario – e nel Mezzogiorno è necessario – l’intervento di fondi pubblici a sostegno degli investimenti. Il problema è che per motivi diversi da Regione a Regione l’organizzazione del servizio idrico nel Mezzogiorno non è pienamente adeguata alla normativa nazionale, Ci sono dei problemi difficili da risolvere nel settore idrico e abbiamo degli indicatori che ce lo segnalano: prima di tutto la percentuale delle perdite lungo le reti che nel Mezzogiorno raggiunge il 43% dell’acqua che viene dispersa. Questo segnala un uso non efficiente, e non tutelante, della risorsa. Con i Patti per il Sud abbiamo stanziato risorse importanti e con le Regioni stiamo ragionando per gli investimenti sul territorio; abbiamo fatto il piano Dighe del ministero delle Infrastrutture, fondamentale per gestire al meglio l’approvvigionamento della risorsa. Possiamo fare dei passi avanti importanti. Ci vuole l’impegno di tutti. La convinzione di tutti è che questo settore così rilevante deve diventare un settore moderno e avanzato».

Concludendo il Festival dell’Acqua 2017, il presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti, ha detto: «Serve una nuova cultura generale sull’acqua, a tutti i livelli, dalle istituzioni ai cittadini. L’acqua è un diritto universale, deve essere accessibile per tutti, non sprecata e una volta utilizzata va recuperata  Abbiamo tre livelli di responsabilità: la politica, la regolazione, la gestione. La politica nazionale deve disegnare una Strategia idrica nazionale, come fatto per l’energia. La politica locale deve rendere fluido il processo come non sempre è accaduto negli ultimi 20 anni. Molti dei gravi problemi del Mezzogiorno derivano dalla non applicazione di leggi già esistenti, che prevedono gestione del ciclo idrico su scala almeno provinciale e presenza di un gestore unico per ambito. La seconda leva, la regolazione: deve spingere i gestori verso efficienza e qualità a beneficio dei cittadini. Le autorità pubbliche e non le imprese determinano il prezzo dell’acqua. Più i gestori sono efficienti, più basse saranno le tariffe. Infine la gestione, le nostre aziende. La sfida dell’efficienza comporterà il raggiungimento di dimensioni minime significative, capaci di assicurare economie di scala, forza finanziaria per sostenere gli investimenti e competenze tecniche manageriali per realizzarle concretamente. Serve una logica industriale per uscire dall’emergenza. Serve come ha suggerito il Ministro De Vincenti una “Industria 4.0” dell’acqua. Le tariffe non saranno mai in grado di pagare in modo integrale gli investimenti, ma possono e devono garantire flussi di cassa che consentano alle aziende di ricorrere al credito, di dimostrare la bancabilità dei progetti».