Un nuovo intervento straniero per “ri-liberare” il sud?

Libia, le tribù in guerra per petrolio e acqua

Strage in Nigeria: Boko Haram uccide 85 persone nello Stato di Borno

[29 gennaio 2014]

Mentre dalla Nigeria arrivano le raccapriccianti notizie dell’ultimo attacco che due giorni gli islamisti  di  Boko Haram hanno lanciato contro il villaggio di Kawuri, a 40 Km  da Maiduguri, la capitale nello Stato di Borno e si continuano a ritrovare cadaveri (ormai arrivati ad 85), prosegue a crescere la preoccupazione internazionale per la grande area di instabilità che si è creata, dopo la caduta di Muammar Gheddafi, in Libia e nell’area del Sahel.

Il vero e proprio buco nera nel quale trovano rifugio ed armi i jiadhisti  sembra essere il sud della Libia  dove si intensificano le violenze (ma scontri sono segnalati anche ad ovest della capitale Tripoli)  e dove nelle ultime 2 settimane sono morte almeno 154 persone in quelle che sembrano vere e proprie guerre tra le tribù che hanno rotto la tregua conclusa nel 2012, dopo un conflitto che aveva fatto 150 morti.

L’epicentro di questa guerra per il controllo di terre, petrolio, gas, acqua  e contrabbando  è la città di Sebha  dove si confrontano nuovamente le tribù arabe e tubu.

I Tubu, il popolo delle rocce, messi ai margini dagli arabi durante la dittatura di Gheddafi, ora reclamano una redistribuzione del potere e delle risorse. Invece ad ovest di Tripoli, nella città di Ouerchefana, uno dei feudi della resistenza pro-Gheddafi,  l’esercito e gruppi di ex ribelli anti-Gheddafi hanno lanciato un’offensiva contro i ribelli.

Una situazione caotica che preoccupa Parigi e Washington che temono  i gruppi armati che dal sud della Libia si stanno infiltrando in tutto il sahel centro-occidentale. La Francia ha addirittura evocato la possibilità di un’operazione internazionale nel sud libico e il Capo di stato maggiore dell’esercito francese,  l’ammiraglio Edouard Guillaud  ha detto che sarà necessario per eviare che si formi «Un nuovo centro di gravità del terrorismo. Questo sarebbe uno scenario ideale».

L’Unione europea, con la “scusa” dell’immigrazione clandestina, sta tentando di rafforzare la sicurezza alla frontiera meridionale della Libia, ma i soli pochi osservatori non vengono  dispiegati permanentemente nel sempre più pericoloso sud del Paese.  Si aspetta che l’esercito nigerino riduca le infiltrazioni dei gruppi jihadisti e conduca rastrellamenti nel nord del Niger, mentre l’Algeria pattuglia la sterminata frontiera con la Libia e la Tunisia.

I sevizi segreti francesi sono molto preoccupati per quel che sta accadendo al confine nord delle loro turbolente ex colonie africane e sono certi che i tagliagole di Al Qaeda nel Maghreb islamico abbiano trovato rifugi nel sud della Libia dopo l’operazione  Serval che li ha cacciati dal nord del Mali. Katibas stranieri, battaglioni di guerriglieri islamici, hanno preso possesso di diverse aree nella Libia meridionale, mentre le milizie tribali sfuggono ad ogni controllo dell’inefficiente Stato centrale. Il risultato della “liberazione” della Libia,  voluta dagli occidentali e dalle monarchie sunnite del Golfo, difficilmente avrebbe potuto essere più disastroso.  Una fonte del ministero della difesa francese ha detto: «Dobbiamo fare risalire le nostre forze verso il  Nord, nel quadro della riarticolazione del nostro dispositivo anti-terrorismo». Questo vul probabilmente dire che le truppe francesi di stanza in Mali e Niger potrebbero sconfinare nel Sud della Libia, e forse qualche operazione segreta è già in atto.

Guillaud, che andrà in pensione il 15 febbraio,  di Libia se ne intende, visto che Nicolas Sarkozy lo aveva messo a capo dell’operazione Harmattan contro il regime del suo ex amico Geddafi. Naturalmente dice che per intervenire nel sud della Libia bisognerà ottenere il consenso delle autorità di Tripoli, ma si chiede anche quali siano ornai queste autorità e dice che  «Nella regione c’è un buco nero, in grado di diventare il nuovo centro di gravità del terrorismo», un buco che coincide con le ricchissime riserve di gas e petrolio che sono la vera ragione della guerra libica e del caos che ne è seguito.

I più sorpresi dalla proposta di Guillaud sembrano proprio i libici  che non ne vogliono sentir parlare di un altro intervento straniero sul loro territorio. Il ministro degli esteri di Tripoli, Mohamed Abdelaziz, sembra infastidito dall’iniziativa di Guillaud ma, consapevole della debolezza del suo governo, non chiude del tutto a questa possibilità: «Sono contento che la Francia sia pronta ad aiutare la Libia, ma francamente non ho Alcuna informazione su questa iniziativa. Noi libici non vogliamo avere un intervento miltare straniero, ma una cooperazione sull’addestramento dei soldati, sull’equipaggiamento, le armi. Non so se l’opinione pubblica, il governo ed il Congresso accetterebbero la presenza di militari stranieri ma bisogna esaminare l’iniziativa francese».