Scelte alimentari corrette farebbe abbassare l’impatto idrico quotidiano, fino a 2000 litri pro capite

Impronta idrica: nel mondo è di 7.452 miliardi di m3, più del doppio del fiume Mississippi

Italia lontana dagli obiettivi di sviluppo sostenibile

[27 settembre 2017]

La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Bcfn) sottolinea che «I beni che richiedono più acqua per la loro produzione sono proprio quelli agricoli. Ma quando si parla di acqua destinata alla produzione è necessario ricordare anche l’acqua “virtuale” o invisibile, ovvero quella non contenuta direttamente nel prodotto» e spiega che «Ogni giorno un individuo beve 2 litri d’acqua di media, ma senza accorgercene, a nostra insaputa, utilizziamo fino a 5mila litri di acqua “virtuale” al giorno solo per alimentarci. Oggi, infatti, l’impronta idrica globale, ovvero il totale di acqua che è stata utilizzata in tutte le fasi di produzione di un bene, ammonta a 7.452 miliardi di metri cubi di acqua dolce l’anno, pari a 1.243 metri cubi pro-capite, ossia più del doppio della portata annuale del fiume Mississippi. E se, da un lato, mettiamo sempre più attenzione alle azioni di routine, come chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci laviamo i denti, dall’altro non siamo ancora del tutto consapevoli di quanta acqua “invisibile” si nasconde in quello che mangiamo».

La Bcfn è convint che «Intervenendo sulle nostre scelte alimentari potremmo dare un grande aiuto al nostro Pianeta, ma questo, purtroppo, non ancora tutti lo sanno! Se adottassimo una dieta vegetariana, il consumo di acqua virtuale varierebbe dai 1.500/2.600 litri rispetto ai 4.000/5.400 di una dieta ricca di carne. Tradotto in pratica significa che mangiando, ad esempio, una porzione di crema di ceci insieme con un piatto di fagiolini e patate cotte al vapore con scaglie di grana e un frutto, si mangiano – senza accorgersene – anche 1.446 litri di acqua; invece, sostituendo lo stesso pasto con un filetto di manzo, una porzione di insalata mista condita con olio, una fetta di pane e un frutto i litri di acqua salgono a 3.244. Il totale di acqua nascosta nel piatto si abbassa drasticamente se, invece, si adotta un menù vegano: una porzione di crema di verdure e risoni, una porzione hummus di ceci e una fetta di pane contiene “solo” 940 litri di acqua».

L’importanza della dieta per ridurre il nostro impatto sulle risorse idriche sarà al centro dell’intervento al forum “Regole dell’acqua, Regole per la vita”.di Marta Antonelli, research programme manager Bcfn, che evidenzia: «Tra agricoltura, industrie e famiglie, è il settore agricolo a consumare più acqua. In media il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all’irrigazionementre l’industria ne consuma il 22% e il restante 8% è dedicato all’uso domestico. Il peso dell’agricoltura è ancora più alto nei Paesi a medio e basso reddito, dove il consumo raggiunge anche il 95% del totale ed è caratterizzato da molte inefficienze. A livello mondiale ci sono 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, ma solo lo 0,001% del totale è effettivamente disponibile per l’utilizzo dell’uomo e questo dato aiuta a comprendere quanto sia importante utilizzare in maniera corretta questa risorsa. Con i trend attuali, nel 2050 avremo bisogno del 60% di cibo in più. Più cibo significa più acqua per produrlo, anche in Paesi che stanno mettendo a rischio riserve superficiali e sotterranee di acqua dolce. Ecco perché, tutti insieme possiamo dare un contributo importante, partendo proprio da quello che mettiamo ogni giorno nel piatto».

Secondo i dati elaborati dal Food Sustainability Index (Fsi), realizzato da Bcfn in collaborazione con The Economist Intelligence Unit che, sulla base di diversi parametri, analizza dove il cibo è veramente “buono” tra 25 Paesi nel mondo – che rappresentano oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del Pil globale –  secondo quattro macro parametri (“Impatto ambientale dell’agricoltura sull’acqua”, “Sostenibilità del ritiro dell’acqua”, “Scarsità dell’acqua” e “Gestione dell’acqua”), Germania (88,38 / 100), Colombia (86,07 / 100) e Regno Unito (85.63 / 100) sono i Paesi che utilizzano in modo meno impattante questa risorsa naturale. I peggiori sono Arabia Saudita (34,64%), l’Egitto (20,45%) e l’India (16,87%), tutti  Paesi che hanno complesse sfide da affrontare per migliorare il loro utilizzo dell’acqua.

E l’Italia? Nel nostro Paese l’impronta idrica agricola, che riguarda il cibo che mangiamo, contribuisce per l’89% alla nostra impronta idrica totale: siamo  all’ultimo posto in Europa per impronta idrica pro-capite, con un 2.232 m3 di acqua dolce l’anno consumata da ogni italiano. Inoltre, in questa classifica l’Italia è sesta al mondo per “disponibilità di acqua”, eppure continuiamo a consumarne una quantità molto ingente. infatti, il Fsi mostra, performance piuttosto scarse per quanto riguarda «utilizzo destinato per le produzioni agroalimentari” (51.08 su 100 il punteggio attribuito dall’Index) e in termini di «acqua usata dall’agricoltura sul totale delle risorse idriche rinnovabili» (59.78 su 100).  Bcfn evidenzia anche che «all’incirca nel 27% del totale l’acqua in Italia si perde tra il prelievo e l’effettiva erogazione senza particolari distinzioni lungo tutto lo Stivale (passando dal 23% del Nord al 30% del Sud e delle Isole) e pone, purtroppo, anche stavolta, l’Italia nelle posizioni di vertice nella classifica di chi spreca più acqua tra i Paesi europei».

Proprio perché è così indietro e spreca così tanto, l’Italia può fare molto di più per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg)) dall’Agenda 2030 dell’Onu. «In questo senso – conclude la Bcfn – i prossimi anni saranno importanti per la diffusione della cultura dello sviluppo sostenibile in Italia e per decidere se, anche sul fronte dell’uso responsabile dell’acqua, l’Italia riuscirà a onorare gli impegni presi e fare della sostenibilità economica, sociale e ambientale l’obiettivo imprescindibile del proprio futuro».

La Antonelli conclude: «Ogni giorno, nel mondo, 30.000 persone muoiono per mancanza di acqua così come 1000 bambini muoiono per malattie legate alla mancanza di acqua pulita. Se a questo aggiungiamo che nei prossimi decenni la combinazione tra la crescita della popolazione, il riscaldamento globale e la modifica delle preferenze alimentari eserciteranno una crescente pressione sulle fonti idriche per l’agricoltura, diventa allora fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche media e altri stakeholder sull’importanza delle nostre scelte individuali perché queste sì, possono fare la differenza per il benessere del Pianeta. Adottare la Dieta Mediterranea, privilegiare prodotti di stagione e seguire una dieta variegata e bilanciata, è il primo passo che ognuno di noi può compiere nella vita quotidiana per un più sostenibile consumo di risorse idriche. Non solo in Italia ma nel mondo, perché ogni volta che il cibo viene importato, si importa anche l’acqua contenuta in esso».