Nonostante i 500 volontari in città, nel quartiere di Salviano pochi i soccorsi organizzati. 0586824000 il numero per le emergenze

«Livorno è una città in ginocchio, servono risorse». La Regione firma lo stato di emergenza

Istat: in città vivono 1.386 cittadini in aree a rischio alluvione elevato, che salgono a 10.331 in tutta la Provincia. Senza investimenti in prevenzione la tragedia può ripetersi

[12 settembre 2017]

Ieri notte il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi ha firmato il decreto con cui dichiara lo stato di emergenza regionale relativamente ai Comuni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano Marittimo, a causa dell’alluvione che ne ha devastato il territorio: si tratta presupposto indispensabile per la dichiarazione dello stato di emergenza che dovrà essere adottato a livello nazionale, così da permettere di utilizzare i primi fondi per gli interventi in somma urgenza nelle zone alluvionate. «La richiesta dello stato di emergenza per l’alluvione che ha colpito il territorio di Livorno – aggiungono dal Comune –potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già giovedì prossimo».

Nel mentre in città si aggrava la conta dei danni e dei morti, saliti a otto: più delle vittime finora accertate in tutta la Florida a causa dell’uragano Irma. «Livorno è una città in ginocchio – spiega il presidente Rossi – ci sono molte famiglie che si trovano totalmente prive di ogni cosa. O si fa, da parte del Parlamento e del Governo, un provvedimento veramente importante tipo quello che fu fatto nel 2010 per l’alluvione del Veneto, con 300 milioni di euro, o per il terremoto in Emilia con 500 milioni, per dare a questa città la possibilità di risollevarsi, oppure davvero bisogna dire ‘piove sul bagnato’. Livorno è la realtà, dal punto di vista economico, sociale, occupazionale, più difficile di tutta la Toscana. È questo il punto politico su cui discutere. Non ci accontenteremo di un provvedimento ordinario per rimettere a posto qualcosa, c’è bisogno di un intervento davvero sostanzioso da un punto di vista finanziario rivolto a imprese e famiglie. Altrimenti anche le tensioni sociali che questa città vive in maniera piuttosto pesante rischiano di diventare esplosive».

Oggi si continua a spalare fango, ed è troppo presto per avere anche solo un quadro complessivo dei danni. «Stiamo facendo i conti di tutto – aggiunge Rossi – presto li manderemo alla Protezione civile nazionale. Voglio che su questo si pronunci il Governo». Il ministro dell’Ambiente Galletti e il sottosegretario Velo, ieri a Livorno, su questo punto hanno «garantito il massimo sostegno dello Stato per la messa in sicurezza del territorio anche attraverso la messa a disposizione delle risorse che si renderanno necessarie allo scopo», come precisano dal Comune. Vedremo coi fatti.

Ancora ieri in alcune aree della città la macchina dei soccorsi era in larga parte auto-organizzata. Nonostante i 400 volontari toscani all’opera – a cui se ne sono aggiunti un centinaio provenienti da Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Veneto e Val d’Aosta – a Salviano (nella foto), dove il Rio Maggiore è esondato stravolgendo questa storica fetta di Livorno, famiglie sfollate hanno testimoniato ai microfoni di greenreport l’aiuto concreto e la grande solidarietà ricevuta dagli abitanti del quartiere, lamentando però la carenza di soccorsi organizzati e la latitanza delle istituzioni.

Proprio attorno al Rio Maggiore e all’Ugione – il corso d’acqua che scorre vicino alla raffineria Eni presente nella periferia di Livorno (Stagno), ora ferma a causa dei danni, e dove l’alluvione ha fatto trascinato alcuni reflui industriali verso il porto, dove la Labromare sta contenendo i danni – si concentrano oggi i principali interrogativi sulla tragedia che ha colpito Livorno. Poteva essere evitata?

Secondo l’Istat in città sono 1.386 i cittadini labronici che vivono in aree a rischio alluvione elevato, che salgono a 10.331 in tutta la Provincia. Dal 2012 lungo il corso del Rio Maggiore si sono susseguiti interventi per limitare il rischio idraulico, ma le vasche di laminazione realizzate – che hanno contenuto i danni, ma evidentemente non quanto sarebbe stato necessario – potrebbero rivelarsi oggi inadeguate, come sospetta un dossier pubblicato dal Corriere della Sera; sull’Ugione, invece, gli interventi di mitigazione del rischio da 3,5 milioni di euro previsti dal 2014 non sono mai stati realizzati, come testimonia la Repubblica. Casi sui quali la sterile polemica non aiuta, ma dove è necessario fare chiarezza; a seguito dell’alluvione la Procura di Livorno ha già avviato le indagini per disastro colposo, al momento con un fascicolo aperto contro ignoti.

Certo è che in un Paese dove negli ultimi 70 anni sono morte 5.553 persone a causa del dissesto idrogeologico, gli appelli agli indispensabili investimenti in prevenzione arrivano sempre troppo tardi.

«Dal 2013 al 2016 – ricordano oggi da Green Italia – sono stati proclamati dallo Stato 56 stati di emergenza nei diversi territori colpiti da eventi estremi, con un fabbisogno necessario per fronteggiare l’emergenza di circa 7,6 miliardi di euro. Lo Stato ha stanziato circa il 10% di quanto necessario, 738 milioni di euro, ed erogandone fino ad oggi circa 618 milioni». Nonostante la buona volontà, neanche la Struttura di missione Italiasicura inaugurata dal governo Renzi per portare sul territorio 29 miliardi di euro di investimenti è riuscita a cambiare verso: in tre anni dei 1.108 interventi programmati ne sono stati avviati poco più 1.337, con stanziamenti effettivi pari a 1,409 miliardi di euro rispetto ai 29 sbandierati. Una lacuna gigantesca dove il responsabile non è solo il governo: burocrazia e ritardi nelle amministrazioni locali continuano a frenare l’apertura dei cantieri dove le risorse – in grado di portare lavoro e sostenibilità, di salvare vite umane – ci sarebbero.