Misurare il Valore dell’Ambiente

[30 dicembre 2013]

Questo contributo prende lo spunto dalla “rilettura” della pubblicazione di Francesco La Camera di “Misurare il valore dell’ambiente” (edito da Edizioni Ambiente).

Il volume illustra i metodi utilizzate a livello tecnico per la valutazione ambientale, cioè la procedura per identificare la “soglia sostenibile” degli impatti di impianti, infrastrutture o pianificazioni del territorio.

Nel libro l’autore, docente di Economia dell’ambiente e del territorio presso la Facoltà di ingegneria dell’Università di Roma Tre, analizza in modo critico le procedure adottate, proponendo la sua idea innovativa della relazione intercorrente tra economia e ambiente. Le sue articolate teorie in materia sono il frutto dell’esperienza maturata nei molteplici ruoli di prestigio che ha ricoperto, come quello di Direttore generale per lo sviluppo sostenibile presso il Ministero dell’ambiente, o dell’aver partecipato ai lavori della Commissione per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite dal 1998 e della collaborazione, per la parte relativa alla valutazione ambientale, alla stesura del decreto legislativo 4/2008 (ed al momento Direttore della Direzione Generale degli affari generali e del personale del Ministero dell’Ambiente).

Questo libro ha due volti. Da un lato presenta in modo manualistico i criteri, i metodi e le tecniche della cosiddetta valutazione ambientale, cioè la procedura per individuare, come detto, la “soglia sostenibile” degli impatti relativi a impianti, infrastrutture o pianificazioni del territorio. Dall’altro introduce un’analisi critica delle procedure attualmente adottate e propone una visione innovativa del rapporto tra economia, ambiente e società, che potrebbe trovare spazio attraverso la corretta applicazione del Dlgs 4/2008. Una continua alternanza tra approfondimento tecnico e riflessione di metodo, scandita in sei capitoli e altrettante appendici. La prima parte è dedicata al quadro di riferimento metodologico, con un’analisi degli strumenti di valutazione monetaria derivanti dall’approccio economico neoclassico e un’esposizione dettagliata delle metodologie di valutazione; e si conclude mettendo a confronto due visioni del rapporto economia e ambiente: quella economicistica e quella della sostenibilità.

La seconda parte espone il quadro di riferimento normativo internazionale e approfondisce la riformulazione della disciplina della Via in Italia come prevista dal Dlgs 4/2008 che, se correttamente applicato, darebbe spazio all’esercizio, in quest’ambito, di una nuova economia ecologica.

Uno degli obiettivi fondamentali della politica ambientale europea è proteggere il nostro habitat. Il mondo naturale è confrontato a molte minacce in varie parti del globo e la biodiversità, il termine usato per sottolineare la ricchezza della natura con tutte le sue specie e varietà genetiche, è in calo a livello mondiale.

Per ovviare a tali pericoli, l’UE si è impegnata ad arrestare e combattere la perdita della biodiversità e degli ecosistemi entro il 2020. Oltre ad essere di per sé importante, la biodiversità fornisce anche un flusso vitale di beni, come generi alimentari, fibre, carburanti e medicine, e presta servizi essenziali come la regolazione del clima, la prevenzione delle alluvioni, la depurazione delle risorse idriche, l’impollinazione e la formazione del suolo. Sono tutti fenomeni necessari per la prosperità economica, la sicurezza, la salute e la qualità della vita.L’UE ha adottato un primo piano d’azione per la biodiversità nel 2006. Pochi mesi dopo è stata concordata a Nagoya, in Giappone, un’ambiziosa agenda a livello mondiale. La strategia europea è stata poi aggiornata all’inizio del 2011 con l’obiettivo prioritario di arrestare la perdita della biodiversità e il deterioramento dei servizi ecosistemici nell’UE entro il 2020, ripristinandoli per quanto possibile ed aumentando il contributo dell’Europa alle iniziative intraprese a livello mondiale.

Riconoscendo che la natura supera i confini nazionali, l’UE si è dotata di una forte legislazione per proteggerla. Questa è partita da misure volte a tutelare gli uccelli selvatici, per poi passare a molti animali e piante a rischio e ai loro habitat, e culminare nella creazione di Rete Natura 2000, una rete a livello europeo di aree destinate a proteggere specie e habitat nel loro ambiente naturale. Composta da oltre 26 000 siti, è la più grande rete del mondo. Attualmente è pressoché completa e copre quasi il 18 % del territorio dell’UE, una superficie corrispondente a Germania, Polonia e Repubblica ceca messe insieme.

Rete Natura 2000 riconosce che gli esseri umani sono parte integrante della natura, con la quale sono chiamati a collaborare. Non intende escludere le attività economiche, quanto piuttosto porvi alcuni limiti per salvaguardare specie e habitat preziosi. I finanziamenti rientrano nelle principali politiche dell’UE, di cui quella agricola — in particolare l’aspetto dello sviluppo rurale con le misure agroambientali e forestali — è la più importante. La politica di coesione (che incoraggia la crescita economica nei paesi e nelle regioni dell’UE) svolge un ruolo importante nel finanziare investimenti, specie nei nuovi Stati membri.

Il programma Rete Natura 2000 sostiene ecosistemi sani che forniscono servizi importanti come le risorse idriche, la cattura e il sequestro di CO2 e la protezione contro le inondazioni e l’erosione costiera.

Insieme, questi servizi hanno un valore che viene stimato tra i 200 e i 300 miliardi di euro all’anno, molto di più del costo annuale dei circa 6 miliardi di euro necessari per gestire la rete.

Nel corso degli anni, l’UE ha sviluppato norme ambientali fra le più rigorose al mondo. La politica ambientale aiuta a proteggere il capitale naturale dell’Europa, incoraggia le imprese a sviluppare un’economia “verde” e tutela la salute e il benessere dei cittadini europei.

La normativa ambientale dell’UE protegge il nostro capitale naturale comune: le risorse idriche, la qualità dell’aria, gli habitat naturali e gli uccelli.

L’Europa si adopera per proteggere la natura e arrestare il declino delle specie e degli habitat minacciati di estinzione mediante Rete Natura 2000 , una rete di 26 000 aree naturali protette che coprono quasi il 20% del territorio dell’UE. Non si tratta di riserve naturali, ma di zone in cui si possono svolgere attività umane sostenibili senza minacciare specie animali e habitat rari e vulnerabili.

Per avere successo, le economie di domani dovranno utilizzare nel modo più efficiente possibile le scarse risorse naturali, ad esempio acqua, minerali, metalli e legname. La politica ambientale dell’Europa cerca di creare le condizioni necessarie per incoraggiare i singoli cittadini e le industrie a usare le risorse con più attenzione, lungo tutto il loro ciclo di vita. Gli obiettivi delle misure ambientali sono:

• aiutare i cittadini e le imprese a capire il vero valore delle risorse naturali

• ridurre l’impatto ambientale della produzione e dei consumi, soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari, l’edilizia e i trasporti

• assicurare che i rifiuti siano gestiti come una risorsa

• aiutare a prevenire o ridurre emergenze idriche nell’UE.

L’acqua, l’inquinamento dell’aria e le sostanze chimiche sono fra le principali preoccupazioni ambientali. Per proteggere le persone dalle pressioni ambientali e dai rischi per la salute e il benessere, la politica dell’UE punta a:

• garantire acqua potabile sicura e acque di balneazione pulite

• migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’inquinamento acustico

• attenuare o eliminare gli effetti delle sostanze chimiche nocive.

Con la crescita inarrestabile della popolazione mondiale e l’espandersi di quella urbana, le sfide ambientali di portata globale si fanno più pressanti. Servirà un’azione più incisiva per assicurare aria, acqua e mari puliti, un uso sostenibile dei terreni e degli ecosistemi e il contenimento dei cambiamenti climatici. L’UE svolge un ruolo chiave nelle iniziative internazionali volte ad assicurare uno sviluppo sostenibile in tutto il mondo.

Ed il filmato che completa il presente servizio, dedicato alle Aree Protette ed alla ricchezza di Biodiversità, vede per la prima volta contabilizzato (come detto dal Ministro dell’Ambiente pro-tempore Corrado Clini) nello Studio del Ministero dell’Ambiente consultabile all’indirizzo: http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/biblioteca/protezione_natura/dpn_parchi_nazionali_capitale_contabilita.pdf, il sistema delle aree protette, e la contabilità ambientale assume oggi quindi un ruolo essenziale.

In passato, è stata evidenziata la potenzialità economica dei Parchi Nazionali, capaci di sviluppare attività promozionali, turistiche e di valorizzazione di territori, con risvolti occupazionali. Ora è necessario sottolineare il ruolo che svolgono per conservare la biodiversità e per valorizzarne la coesistenza con alcune attività umane di grande qualità, rappresentative dei territori protetti. Frutto dell’attività di un Gruppo di Lavoro costituito presso questo Ministero, con l’aiuto di amici ed esperti esterni, questa pubblicazione vuole essere una prima rappresentazione coordinata e unitaria del capitale naturale presente nei Parchi Nazionali, a partire dai dati disponibili ed integrabili.

Ed aggiungiamo anche l’importanza della Aree della Rete Natura 2000, una rete, come detto, di 26 000 aree naturali protette che coprono quasi il 20% del territorio dell’UE. Non si tratta di riserve naturali, ma di zone in cui si possono svolgere attività umane sostenibili senza minacciare specie animali e habitat rari e vulnerabili.

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