Non c’è siccità che possa prosciugare la burocrazia italiana

Il Consorzio nazionale dei geologi accusa «l’abnorme numero di norme, mal coordinate tra loro» che regolano la gestione della risorsa idrica

[25 luglio 2017]

È necessario uscire dalla logica dell’emergenza per la mancanza di risorse idriche poiché l’intervento emergenziale, in una fase di grave siccità come quella che stiamo attraversando, rischia di portare al nulla. Il binomio caldo-siccità, in questa torrida estate 2017, ha creato una situazione drammatica: 2/3 dell’Italia e dei campi coltivati lungo la Penisola sono a secco e secondo un’analisi di Coldiretti, i danni superano già i due miliardi di euro nel settore agricolo.

Quali misure intraprendere per dare delle risposte concrete al problema della scarsità delle risorse idriche? Innanzitutto molte formazioni geologiche funzionano come immensi serbatoi naturali di acqua con regime poco influenzato da periodi di siccità. Conoscendo, gestendo, monitorando (e, in alcuni casi, ricaricando) questi serbatoi, possiamo disporre di un volano con cui far fronte alle emergenze; è possibile ridurre l’impatto delle derivazioni di acque (soprattutto quelle più preziose come le acque sotterranee). Ancora troppo spesso le opere di derivazione vengono eseguite senza le necessarie buone regole per preservare l’ambiente geologico o, addirittura, in maniera abusiva.

Un terzo esempio riguarda l’abnorme numero di norme, mal coordinate tra loro, e di Enti che intervengono nella gestione della risorsa idrica. Un riordino del settore con norme, procedure e competenze semplici e chiare sarebbe a costo zero.

Infine, strettamente connesso al tema della perdita di quantità di risorsa idrica è il tema del mantenimento della qualità, messa a rischio da microinquinanti ed inquinamenti diffusi. Promuovere il riuso delle aree dismesse non solo porta ad un minor consumo di suolo ma anche a una minor pressione sulle acque sotterranee. Oggi migliaia di siti contaminati attendono di essere riqualificati, con benefici non solo sul suolo ma anche sulla qualità delle acque sotterranee.

Come il ‘buon padre di famiglia’ si premura di avere una riserva per far fronte ad una emergenza, così la gestione delle risorse idriche deve, in tempi di abbondanza, preparare le riserve per i sempre più frequenti periodi siccitosi. Se per alcune aree può essere ancora possibile pensare a bacini superficiali, per altre è il sottosuolo che deve fungere da riserva, sia suddividendo i vari usi su diversi acquiferi in funzione della qualità, sia utilizzando il sottosuolo stesso come la più naturale delle riserve d’acqua. Oggi disponiamo di metodi per trattenere le acque il più possibile all’interno del territorio, rallentandone il deflusso, mantenendo il deflusso vitale dei fiumi e dei torrenti e favorendo la ricarica delle falde con un positivo effetto di rallentamento dell’abbassamento dei livelli delle falde nei periodi siccitosi.

In questi momenti in cui ci rendiamo coscienti dell’esistenza di un oro blu, non inesauribile, di cui è necessario preservare anche la qualità, bisogna ricordare che è possibile utilizzare il sottosuolo e le falde in esso contenute come una ‘banca dell’acqua’ che può essere gestita e ricaricata, per poter sostenere quantitativamente e qualitativamente nel tempo una risorsa per noi così preziosa.

di Arcangelo Francesco Violo, segretario nazionale e coordinatore della Commissione risorse idriche del Consiglio nazionale dei geologi