Ombrone, un ponte ciclabile contro l’isolamento geografico

[16 febbraio 2015]

Il ponte ciclabile sul Fiume Ombrone è un’opera utile e necessaria non solo a livello locale, ma anche a livello regionale ed europeo. Da un lato, infatti, permetterà finalmente di collegare il Parco della Maremma, fino ad oggi raggiungibile solo in auto, con Grosseto e con le località turistiche della costa, ponendo fine a un isolamento geografico paradossale e consentendo l’apertura di nuovi itinerari turistici all’insegna della mobilità dolce. Dall’altro, l’opera rappresenterà anche un passo fondamentale per il completamento della Ciclopista Tirrenica, un percorso ciclabile di 500 km che dalla Liguria arriverà al Lazio.

La Ciclopista attraverserà 5 province e collegherà aree protette di grande importanza (compresi due parchi naturali) e siti storici e paesaggistici di elevato pregio. Inoltre si inserirà nel network europeo dei percorsi ciclabili costituendo la variante costiera del percorso Eurovelo 7 La Ciclopista del Sole. In sostanza, grazie al ponte, il Fiume Ombrone cesserà di essere una barriera quasi insormontabile per la mobilità ciclabile e diverrà un passaggio fondamentale per il cicloturistico portando al territorio costiero toscano 40 milioni di euro attraverso il cicloturismo.

«La costruzione del ponte sull’Ombrone è fondamentale, ma vanno realizzati allo stesso tempo – ha spiegato Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – anche percorsi ciclabili che lo colleghino con Grosseto e Castiglione della Pescaia, affinché non rimanga una cattedrale nel deserto. Un percorso sicuro, relativamente breve e al contempo paesaggisticamente molto suggestivo, potrebbe essere sviluppato sull’argine destro del fiume, dove le dimensioni della spianata sommitale, che misura 3,5 metri a valle del Ponte Mussolini e oltre 5 metri a monte, lo renderebbero conforme alle linee guida dettate dalla Regione Toscana nel Manuale tecnico Piste ciclabili in ambito fluviale. Si tenga conto che simili percorsi sulle sommità arginali sono stati realizzati, per esempio, in Val di Chiana, in presenza di argini ben più alti, ripidi e stretti di quello dell’Ombrone.

Altro aspetto non secondario è che l’uso dell’argine eviterebbe l’occupazione di nuovo suolo necessario per la realizzazione di una ciclabile nella pianura (con tutte le aggravanti, anche economiche, connesse agli espropri e alla creazione di un percorso in gran parte nuovo). Chiediamo quindi al Comune, alla Provincia, al Parco della Maremma e alla Regione Toscana – ha concluso Gentili – di cooperare al fine di trovare soluzioni tecniche e normative per sfruttare l’argine del fiume per il collegamento tra Grosseto e il ponte sull’Ombrone».

di Festambiente