Senza innovazione problemi per la ricerca scientifica e l’energia eolica e del mare

Piano Ue a tutta blue economy: il mare fonte di crescita sostenibile

[8 maggio 2014]

Per presentare il suo piano d’azione che punta ad innovare la “blue economy”, l’economia blu, per contribuire ad un uso sostenibile delle risorse oceaniche e stimolare la crescita e l’occupazione in Europa, la Commissione europea è partita da una constatazione: «I due terzi del nostro pianeta sono coperti da mari e oceani che, se gestiti in maniera responsabile, possono costituire fonti di cibo, farmaci ed energia proteggendo contemporaneamente gli ecosistemi per le generazioni future. Tuttavia, perché tutto ciò sia possibile è necessario disporre di maggiori conoscenze».

L’economia marittima nell’Ue occupa più di 5 milioni di lavoratori in settori molto diversi come pesca, trasporti, biotecnologia marina ed energie rinnovabili offshore. Tra il 2007 e il 2013, l’Ue, nell’ambito del settimo programma quadro, ha contribuito con una media di 350 milioni di Euro all’anno alla ricerca marina e marittima. Una parte considerevole di questa ricerca viene effettuata anche attraverso i programmi degli Stati membri, come la Francia e la Germania che investono circa 300 milioni di euro all’anno.

Secondo il nuovo programma Orizzonte 2020, la  crescita blu è un “settore prioritario”, con un bilancio di 145 milioni di euro per il biennio 2014-2015 ed ulteriori possibilità di finanziamento in altri comparti del programma.

La Commissione ha identificato una serie di ostacoli da superare: «La nostra conoscenza dei mari è ancora limitata, manca un coordinamento tra i centri di ricerca dei diversi Stati membri nel settore marittimo, che in futuro avrà bisogno di un maggior numero di ingegneri e scienziati per l’applicazione di nuove tecnologie nell’ambiente marino». Il 30% circa dei fondali intorno all’Europa non è ancora stato oggetto di ricerche. La percentuale varia dal 5% del Golfo di Biscaglia e della costa iberica ad oltre il 40% del Mare del Nord, del Mar Ionio e del Mediterraneo centrale. La Commissione evidenzia che «Una migliore comprensione di ciò che accade al di sotto del livello del mare consentirà di conoscere meglio le risorse oceaniche e di capire come sfruttarle in modo sostenibile».

Le carenze in termini di competenze sono già evidenti nel settore dell’energia eolica che nel 2012 ha rappresentato il 10% della capacità eolica annuale installata ed ha impiegato direttamente e indirettamente 58.000 persone in tutta Europa. Entro il 2020 l’eolico offshore raggiungerà il 30% della capacità eolica annuale installata, cioè 191.000 posti di lavoro entro il 2020, destinati a salire a 318. 000 entro il 2030. «Ma la carenza di personale specializzato in questo settore potrebbe ulteriormente aggravarsi – fa notare l’Ue – passando dagli attuali 7 000 equivalenti a tempo pieno a 14 000, se non verranno sviluppate le necessarie competenze, ad esempio nei settori della manutenzione e della fabbricazione».

Il piano d’azione della Commissione presentato oggi si propone di: Elaborare una mappa digitale dell’intero fondale marino delle acque europee entro il 2020; Creare una piattaforma di informazione online, operativa entro la fine del 2015, sui progetti di ricerca marina nell’ambito del programma Orizzonte 2000 e sui lavori di ricerca marina finanziati a livello nazionale e condividere i risultati dei progetti portati a termine; Iistituire un forum sull’economia blu destinato al mondo della scienza e delle imprese, che coinvolga il settore privato, gli scienziati e le Ong per contribuire a modellare l’economia blu del futuro e condividere idee e risultati. Una prima riunione si terrà a margine dell’evento Giornata marittima 2015 al Pireo, in Grecia; Iincoraggiare gli operatori della ricerca, delle imprese e dell’istruzione ad individuare le esigenze e le competenze della forza lavoro di domani nel settore marittimo entro il 2016; Esaminare la possibilità di costituire, dopo il 2020,  un Comunità per la conoscenza e l’innovazione (Cci) per l’economia blu che riunisca i principali soggetti interessati provenienti dal mondo della ricerca, delle imprese e dell’istruzione. Le Cci, che fanno parte dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (Iet), possono promuovere l’innovazione in vari modi, per esempio mediante programmi di formazione e istruzione, agevolando il percorso dalla ricerca al mercato e promuovendo progetti di innovazione e incubatori di imprese.

Maria Damanaki, commissaria europea agli affari marittimi e la pesca, ha sottolineato: «Oggi gettiamo le fondamenta affinché le future generazioni europee possano disporre delle conoscenze e delle competenze per gestire al meglio i nostri oceani e trarne i massimi benefici possibili rispettando contemporaneamente l’equilibrio dell’ecosistema marino.” Ha poi aggiunto: “Ad esempio, la nostra iniziativa di creare una mappa digitale di tutti i fondali delle acque europee aumenterà la prevedibilità per le imprese, agevolando gli investimenti, abbassando i costi e stimolando innovazioni ulteriori per una crescita blu sostenibile».

Contesto

Máire Geoghegan-Quinn, commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza ha concluso: «Probabilmente conosciamo meglio la superficie della Luna e perfino di Marte dei fondali marini. L’innovazione marittima ha un potenziale enorme per la nostra economia, e ci aiuterà a far fronte a sfide come il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare. La crescita blu rappresenta dunque un aspetto centrale di Orizzonte 2020, il nostro nuovo programma di ricerca e innovazione».