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Pisa, oltre il 50% delle tubature dell’acqua è fatta in cementoamianto

[26 novembre 2014]

Oltre la metà delle tubature dell’acqua della rete idrica di Pisa sono fatte di composti di cemento amianto. Questo il dato proveniente dall’Autorità Idrica Toscana che l’assessore Andrea Serfogli ha comunicato al consiglio comunale in seguito a due atti ispettivi presentati dai consiglieri Armando Paolicchi (Gruppo misto) e Valeria Antoni (M5S). Un tema importante di cui si discute un po’ in tutta la Toscana nelle ultime settimane, a partire da un’inchiesta svolta dal laboratorio politico Per un’altra città, pubblicata a inizio novembre, che rilevava proprio la grande quantità di questo materiale nel territorio fiorentino, chiamando in causa Publiacque.

Una percentuale rilevante dunque di tubature, il 52%, presente un po’ in tutto il territorio comunale, con minor incidenza nell’area del centro storico e nei quartieri di più recente costruzione, dato che nel 1992 la legge ne ha escluso l’utilizzo non rendendo però obbligatoria la sostituzione di quelle esistenti.

Una diffusione che, stando alle leggi vigenti, non inciderebbe sulla potabilità dell’acqua. Questa infatti, spiega la relazione fornita dall’Autorità Idrica e letta da Serfogli, “viene valutata sulla base delle leggi vigenti (direttiva direttiva 98/83/CE) che non prevedono la ricerca di fibre di amianto nell’acqua dato che piccole quantità di fibre non costituiscono pericolo così come affermato dall’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità). Tanto che l’Unione Europea non ha ritenuto di fissare limiti”.

Se al momento gli studi scientifici sembrano escludere che l’ingestione di amianto in piccole quantità costituisca pericolo per l’appartato gastro intestinale, l’EPA statunitense (Environmental Protection Agency) prende in considerazione che l’amianto eventualmente contenuto nell’acqua possa contribuire ad aumentare il livello di fondo delle fibre aerodisperse, e quindi il rischio legato alla possibile assunzione per via inalatoria, fissando il valore limite a 7 milioni di fibre/litro.

Stando alla relazione dell’Autorità Idrica Toscana gli ultimi rilevamenti sulle fibre di amianto presenti nella nostra acqua risalgono al 1996 – quasi vent’anni fa – quando si attestavano a un valore di 1600 fibre al litro e molto al di sotto, dunque dei limiti fissati dall’EPA. Ma, data l’alta percentuale di tubature contenenti amianto, l’Autorità idrica ha annunciato che insieme alle ASL di riferimento, avvierà una campagna di campionamento per verificare le quantità di fibre di amianto presente nell’acqua.

Ma visto che quando si parla di amianto la precauzione non è mai troppa e che, commenta Paolicchi “la non pericolosità non si basa su dati di assoluta certezza, sarebbe opportuno che anche Arpat procedesse a campionamenti nelle aree di maggior concentrazione di questo tipo di tubature”.

Nessuna sostituzione delle tubature con compositi di cemento amianto è al momento programmata dal gestore Acque spa: le condotte infatti vengono sostituite solo là dove ci sono rotture e una situazione di degrado importante. “Acque spa – sottolinea Armando Paolicchi – si era impegnata a fare grandi investimenti nel territorio, ma mi sembra che, anche a fronte di bollette che sono fra le più care di Italia, non si stia andando in questa direzione”.

E se la carenza di fondi è diventato ormai un facile ritornello, Serfogli, che siede nell’Assemblea, si è impegnato a portare in discussione all’Autorità Idrica Toscana la necessità di avere più risorse per affrontare la questione e poter prendere in considerazione la sostituzione delle tubature.

di f.p. per PaginaQ