Po a Torino, per farlo tornare balneabile serve un maggior impegno del Comune e della Regione

Prelievi incontrollati, per tutta l’estate non arriva un goccio d’acqua del Monviso

[13 luglio 2015]

Po big jump

A Torino è stato un successo il Big Jump, l’ormai tradizionale tuffo che accende i riflettori sullo stato di salute del Po. L’iniziativa, nell’ambito della campagna europea dell’European Rivers Network. Federico Vozza, presidente del circolo  Molecola di Legambiente, che ha organizzato l’iniziativa di fronte ai Murazzi, presso il circolo di canottaggio Amici del Fiume, fa il punto della situazione: «Trovare refrigerio nelle acque del Po potrebbe tornare ad essere normale, proprio come una sessantina d’anni fa quando lungo il fiume erano diverse le spiagge e le aree balneabili a disposizione dei torinesi. L’obiettivo non è impossibile, anzi. Il Po a Torino dovrebbe raggiungere il livello di “buono” nella scala di qualità delle acque. Per raggiungerlo occorre che il Comune di Torino insieme alla Regione Piemonte e a tutti gli enti competenti, mettano in campo una serie di azioni concrete a partire dalla pulizia dei numerosi scarichi di acque bianche e nere ancora presenti nell’area metropolitana e assicurino un maggior numero di controlli per far rispettare il Deflusso Minimo Vitale da parte delle prese d’acqua a monte di Torino».

Infatti, soprattutto durante l’estate, l’eccesso di derivazioni irrigue e idroelettriche porta il sistema idrografico piemontese vicino al collasso ambientale e al peggioramento della qualità dell’acqua per mancanza di autodepurazione. «Se il Po a Torino assomiglia più ad uno stagno che ad un fiume – dicono a Legambiente – è dovuto soprattutto alla scarsità d’acqua, a causa dei prelievi incontrollati a monte della città. Succede così che per tutta l’estate non arrivi un goccio d’acqua del Monviso, ma soltanto quella che sgorga da qualche risorgiva e da qualche scolo fognario. E non arriva nemmeno l’acqua delle montagne che generano gli affluenti che dovrebbero alimentare il Po a monte del capoluogo. Il risultato è che il Po a Torino si ritrova con pochissima acqua, praticamente ferma, con i nutrienti da fogna e soprattutto dai carichi di origine agricola, molto concentrati e scaldata dalle alte temperature estive, condizione ideale per l’eccessiva proliferazione di alghe e piante acquatiche, segno evidente di una forte eutrofizzazione».

In questo quadro, l’Unione europea, a partire dall’approvazione della direttiva 2000/60,  chiede all’Italia di avere corsi d’acqua in buono stato e gli ambientalisti ricordano che «Il 22 dicembre 2015 scadrà il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla direttiva, in termini di conseguimento del “buono stato ecologico” per tutti i corpi idrici. Ma continuano ad essere pochi i casi in cui si è investito sui corsi d’acqua con interventi di riqualificazione, rinaturalizzazione, prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi».

Vozza sottolinea che «Per non incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea sono necessari nuovi massicci investimenti per adeguare e completare la rete fognaria di Torino e dell’area metropolitana, intensificare i controlli sugli allacciamenti alla rete fognaria da parte di privati e attività economiche e sugli scarichi di origine zootecnica. Per restituire ai cittadini la piena fruizione del Po in ambito urbano occorre inoltre riattivare e portare a piena efficienza il servizio di navigazione di Gtt ripristinando tutte le fermate dai Murazzi a Moncalieri e rilanciare la navigazione ricreativa delle piccole imbarcazioni a remi come nella migliore tradizione torinese»-

In occasione del Big Jump il Cigno Verde ha richiamato l’attenzione sul progetto che prevede di rendere navigabile il Po a valle della Diga Michelotti e fino alla confluenza con la Dora Riparia. Secondo Legambiente, «Il progetto avrebbe un grande impatto ambientale con opere di grandi dimensioni e molto costose, in particolare una conca di navigazione per superare il dislivello della Diga, con la prospettiva di proseguire a valle con una canalizzazione del fiume che gli sottrarrebbe la maggior parte dell’acqua. Non si comprende perché si vogliano progettare opere così imponenti, inutili, costose e dannose per il Po, mentre, con le stesse risorse, si potrebbe investire sul miglioramento ambientale del fiume, in particolare per quanto riguarda la qualità delle acque e la balneabilità».