Puglia: Goletta verde lancia l’allarme depurazione

[8 luglio 2013]

Oggi in Puglia il servizio di depurazione copre il 77% del fabbisogno totale, quindi secondo i dati forniti dal Servizio di tutela delle acque della Regione e contenuti nel Piano di tutela delle acque, poco meno di un milione di cittadini pugliesi scarica i propri reflui senza che questi vengano depurati.

Sono 187 i depuratori che coprono il servizio su tutto il territorio regionale, ma su cui insistono ancora problemi di funzionamento, criticità e situazioni irrisolte che in alcuni casi rendono inefficace la depurazione dei reflui.

Innanzitutto c’è la questione dei 13 impianti che scaricano in falda, con grave rischio di inquinamento delle acque sotterranee. Poi ci sono i depuratori che presentano problemi nel funzionamento e i cui scarichi risultano non conformi, come certificano i dati Arpa relativi al 2012.

La causa di queste anomalie deriva dal cattivo funzionamento degli impianti, per reflui industriali particolari o per un apporto eccessivo di acque di pioggia spesso legate alla incapacità dei tessuti urbani di drenare l’acqua. Un problema che riguarda il 39% degli impianti a livello regionale secondo i dati a disposizione dell’Acquedotto pugliese, ma che in alcune province supera l’80%, come nel caso dei depuratori della BAT ( provincia Barletta, Andria, Trani).

Ci sono poi 10 impianti sottoposti a procedimento penale e ovviamente  gli scarichi abusivi non controllati e gli altri illeciti legati all’inquinamento del mare. A confermare la situazione emergenziale in cui si trova la Puglia (due procedure d’infrazione, per una delle quali nel luglio del 2012,  è arrivata anche una sentenza di condanna poiché 109 agglomerati sopra 15mila abitanti equivalenti che scaricano in aree non sensibili,  non rispettano le indicazioni della direttiva europea), lo scorso giugno la Camera ha approvato la proroga dell’emergenza ambientale legata alla depurazione fino a fine 2013.

L’allarme depurazione in Puglia è lanciato da Goletta verde di Legambiente che transitando nelle acque della regione presenta il dossier “La depurazione in Puglia: stato dell’arte e proposte per uscire dall’emergenza ambientale”. «Durante la stagione estiva torna alla ribalta la sfida della depurazione delle acque in Puglia, in realtà mai passata in secondo piano – ha sottolineato Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente –  I numeri parlano di una situazione molto grave a cui va posto rimedio al più presto. Questo dossier delinea lo stato dell’arte del servizio di depurazione in Puglia, ma al tempo stesso vuole essere un documento che, oltre alla denuncia, propone alcune azioni prioritarie per uscire dall’emergenza ambientale che ancora oggi riguarda il trattamento degli scarichi».

«Tutto questo – aggiunge Ciafani – è possibile soltanto mettendo in campo un rapido ed efficace intervento complessivo sul sistema depurativo e sulla tutela delle acque. Solo così la Puglia potrà fortificare la sua vocazione ed immagine turistica, assicurando a cittadini e turisti un mare sano e pulito. Un mare pulito non solo ai fini della balneazione ma da salvaguardare in quanto ecosistema, con il suo immenso patrimonio di biodiversità, fatto di specie ittiche e di flora mediterranea, di aree umide costiere e aree protette che rappresentano per questo territorio la vera e più duratura ricchezza che ha a disposizione».

Goletta Verde lancia quindi l’appello alla Regione, affinché si impegni a pianificare e monitorare l’attuazione di interventi immediati, e ai sindaci perché si facciano garanti delle azioni necessarie per mettere in efficienza il sistema e risolvere definitivamente il problema della depurazione.

Le questioni ancora irrisolte sul territorio regionale, come il depuratore di Manduria o il mancato completamento della rete fognaria di Porto Cesareo, gli scarichi non conformi che finiscono ancora in falda, dimostrano che su questo tema rimane molto lavoro da fare.  Legambiente chiede dunque la costituzione di un tavolo di lavoro tra la Regione, l’Arpa, le Amministrazioni locali, i tecnici e il mondo dell’associazionismo, dei cittadini, dei movimenti, degli operatori, anche attraverso percorsi di partecipazione organizzata, come prevedono le direttive europee in tema di acqua e gestione delle risorse idriche.

«Solo attraverso un’azione sinergica fra enti, amministrazioni locali, associazioni e cittadini sarà possibile imprimere un mutamento radicale nel sistema di depurazione delle acque affinché sia preservato il nostro mare – ha aggiunto Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – Chiediamo alla Regione di garantire l’attuazione di interventi risolutivi e immediati per far fronte ai problemi della depurazione, utilizzando efficacemente le risorse economiche stanziate e disponibili. Un ruolo importante, però, deve essere anche quello dei sindaci dei singoli territori, ai quali chiediamo di farsi garanti degli interventi necessari per mettere in efficienza il sistema e risolvere definitivamente il problema della depurazione. I sindaci delle città e dei piccoli centri pugliesi, sulla costa come nell’entroterra, devono essere promotori e protagonisti di una stretta collaborazione con i soggetti preposti ai controlli delle acque per avviare da subito un monitoraggio capillare degli impianti, verificandone le criticità, il deficit di funzionamento e individuando le misure necessarie al ripristino della completa funzionalità».

A proposito di risorse economiche, grazie ai finanziamenti derivanti dal Cipe e dai fondi FESR 2007-2013, la Regione oggi dispone di oltre 300 milioni di euro per avviare una serie di interventi  necessari a limitare le molte criticità emerse.