Refrontolo, è stata davvero colpa dei vigneti? Il parere degli agronomi

[6 agosto 2014]

«Ad un primo esame i vigneti presenti nel bacino idrografico non hanno evidenziato dissesti idraulico-agrari tali da poter incidere nell’evoluzione della calamità. Allo stato attuale si sono verificati solo smottamenti circoscritti e comunque lontani dai torrenti». A sottolinearlo Ornella Santantonio, vicepresidente dell’Ordine provinciale dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Treviso, dopo un sopralluogo nell’area colpita dalla calamità in località Il Molinetto della Croda a Refrontolo e nel territorio dei comuni confinanti (Cison di Valmareno, Tarzo e Pieve di Soligo), insieme al vicepresidente della federazione regionale Paolo Ziliotto e alla vicepresidente CONAF Rosanna Zari e il Consigliere nazionale Graziano Martello.

«L’impianto dei vigneti della zona deve avvenire sulla base delle norme vigenti. – spiega Santantonio – Il committente affida  ai professionisti, dottori agronomi e dottori forestali, i rilievi, la progettazione, comprensiva di valutazioni ambientali e paesaggistiche, così come altri professionisti del settore coadiuvano le Amministrazioni Pubbliche nella valutazione dei progetti e nella redazione di eventuali prescrizioni al richiedente l’opera di impianto o ristrutturazione del vigneto. Pertanto, oltre al professionista incaricato dal committente, avviene il controllo dell’Amministrazione Comunale e Regionale». «Anche i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali dell’ex Servizio Forestale Regionale, spiega il Vicepresidente Ziliotto, controllano boschi ed i  terreni agricoli nelle aree sottoposte a vincolo idrogeologico. Il ruolo della nostra professionalità è,  quindi, necessario ed opportuno, poiché competente nella gestione territoriale, nelle sistemazioni idrauliche e nelle coltivazioni agrarie e forestali».

«Con l’autorizzazione del Comune, sentiti i tecnici comunali, abbiamo effettuato il sopralluogo e costituito un gruppo di lavoro – afferma la Vicepresidente nazionale CONAF con delega alla Protezione Civile Rosanna Zari – Stiamo realizzando in questi giorni uno studio cartografico e aerofotogrammetrico per fare valutazioni approfondite sull’uso del suolo nel tempo. I dati saranno messi a disposizione per le opportune valutazioni. Infine, come in ogni altra emergenza, abbiamo prontamente attivato un elenco di Colleghi volontari che sono a disposizione dei Comuni e delle Istituzioni per la gestione dell’emergenza e le valutazioni in caso di necessità».

L’esondazione del Torrente Lierza ha avuto origine da molteplici fattori, ma la causa scatenante sembrerebbe dovuta, comunque, all’anomala intensità della pioggia avvenuta nel bacino idrografico del torrente (non ci sono stazioni meteo in quella zona ma da dati raccolti presso alcune Aziende Agricole sarebbero caduti fino a 150/200 mm di pioggia in un circa due ore, dato stimato anche dal radar dell’Ormer – Osservatorio meterologico del Friuli Venezia Giulia). Il sistema idrico del bacino idrografico, quindi, non è riuscito a smaltire (vedremo il perchè con i risultati della nostra indagine) una così grande quantità d’acqua soprattutto nella zona del Molinetto, in cui c’è stato il più grave effetto dell’onda di piena del torrente. Il bacino idrografico è interessato dalla coltivazione a vite per circa il 30% della superficie, la rimanente parte è destinata a prato o a bosco, quest’ultimo negli ultimi 30 anni è comunque incrementato.

di Conaf