ReMIVEri, continua il viaggio sul Po di 10 uomini e donne in barca (FOTOGALLERY)

Il diario in esclusiva per greenreport.it. Terzo e quarto giorno sul fiume

[21 maggio 2015]

Rmiveri bis 0

Dopo le prime due giornate di navigazione (che ci hanno portato da Milano a Pavia e da questa fino a Piacenza) è giunto il momento di dirigerci a Cremona. La tappa di reMIVEri  di oggi sarà meno lunga delle altre: oggi non sarà la lunghezza il nostro ostacolo bensì l’altezza. Tra Piacenza e Cremona vi è un’altra chiusa da superare (la seconda nel nostro viaggio dopo quella milanese della Conchetta sul naviglio Pavese). La conca, con un salto d’acqua di 10 metri,  si trova è in prossimità della centrale elettrica di Isola Serafini. Passare questa chiusa è sempre un’incognita perché da anni stanno ultimando i lavori di manutenzione. Fino a che le pompe che spingono l’acqua in conca non saranno ultimate il passaggio da una parte all’altra dipende dal livello del fiume: se è troppo basso non è possibile utilizzare la chiusa e si deve ripiegare per un trasporto delle imbarcazioni da terra, cosa che richiederebbe un certo tempo. Da lì a Cremona sono almeno 7 Km una distanza considerevole con le barche in spalla. Da tempo siamo in contatto con l’ARI e il Capitano Fulvio Reghis per organizzare il transito. In questi giorni, c’acqua in Po in abbondanza: si dovrebbe quindi riuscire a passare…ma le incognite sono comunque molte. Infatti, il conchista Andrea Gravedi ci avvisa subito che per problemi di riparazione di imbarcazioni proprie, la chiusa non potrà funzionare prima delle quattro di pomeriggio. Guardiamo l’orologio, facciamo due conti e capiamo di essere in largo anticipo rispetto all’apertura della conca. Passare una conca non è come passare un casello autostradale, non aprono quando arrivi o vuoi tu. Prendiamo questa notizia con filosofia e ne approfittiamo per fare una sosta lunga per il pranzo.

Rispetto alle piccole chiuse del naviglio Pavese quella di isola serafini è un colosso. Alcuni di noi già si vedevano risucchiati dai gorghi delle turbine della centrale idroelettrica, altri si immaginavano tagliati in due dalle paratie.

Nulla di tutto questo accade ma essere dentro una conca  con un salto d’acqua di 10  metri non è una cosa che capita spesso nella vita. E’ impressionante ed affascinante. Durante tutta la lenta discesa dell’acque il conchista Andrea ci racconta ci racconta la storia di Isola Serafini, del Po e della navigabilità. Quando le paratie a valle si aprono è come se si alzasse un sipario, di nuovo il paesaggio fluviale si scorge sullo sfondo. Ci spiace molto lasciare i ragazzi della chiusa e Andrea che per tutti questi mesi ci hanno assistito e avvisato sul livello d’acqua nel Po: li ringraziamo calorosamente. Passiamo sotto il secondo portellone, una piacevole doccia con l’aqcua che da questo cade ci rinfresca, ancora una breve tratto e si raggiunge Cremona. Alcuni di noi, sono ospiti da Armando Catullo, nel suo Bodingo -nome Celtico che indicava l’antico nome del Po- una casetta galleggiante. Armando, come tutta la gente del Po, ci ospita con molta disponibilità e gratuità raccontandoci il suo amore per il grande fiume. Ho la fortuna di essere tra i fortunati a dormire sul Bodigo: ci addormentiamo cullati dalle onde.  Uno dei migliori riposi della mia vita. Forse sarà la stanchezza. Ma io credo di no.

Il quarto giorno ci alziamo presto, 70 chilometri dividono Cremona da Guastalla, la nostra prossima tappa. La giornata è assolata e la temperatura aumenta. Acuni di noi vogano a torso nudo, per cercare di cancellare i segni della tipica abbronzatura del canottiere.  Poco dopo la metà percorso facciamo una pausa alla Canottieri dell’Eridanea, a Casalmaggiore, fucina di grandi campioni del Canottaggio italiano. Ci accolgono, ci mostrano la struttura e il bellissimo parco barche. Ripartiamo dopo pranzo, puntiamo al Circolo Canottieri Eridano, a Guastalla. Dopo qualche ora di navigazione giugiamo al tramonto a Guastalla. L’approdo al pontile è difficoltoso. Il pontile è visibilmente piccolo. Solo 4 metri per le due barche da 12 metri l’una. La stanchezza ormai molta. La corrente forte. Nel rietrare, una delle due barche sbatte contro lo spigolo vivo in metallo del pontile. Un crack e un rumore sordo. La chiglia è segnata. Fortunatamente solo fuori dalla parte emersa. Aliamo la barca la ripariamo.

Il danno è marginale ma infastidisce l’animo di tutto l’equipaggio, per fortuna Guatsalla è un posto meraviglioso e Iames un oste gentilissimo. A sera il nervosismo scende e la cena mette di nuovo di buon umore. Dopo un gelato in piazza e una passeggiata nel centro  ci dirigiamo verso il letto. Domani (col sorriso) si rema ancora!

Giacomo Scandroglio