Il più grande disastro ambientale della storia del Brasile e forse del Sudamerica

Rio Doce, la Fukushima mineraria brasiliana. Il fango tossico invade l’Oceano Atlantico (VIDEO E FOTOGALLERY)

Quanto Vale la vita e la biodiversità del Brasile per una multinazionale?

[24 novembre 2015]

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Sono davvero impressionanti le immagini della gigantesca e densa ondata di fanghi tossici che è arrivata sulle coste brasiliane dell’Oceano Altlantico  portata dal Rio Doce, 17 giorni dopo il crollo delle dighe dei bacini di lagunaggio delle scorie minerari della  Samarco, una joint venture delle multinazionali Vale e BHP Billiton (ma in realtà tutto è in mano al colosso minerario australiano).

Gli ambientalisti e la stampa brasiliana dicono che Il fango, proveniente dal Minas Gerais,  ha ormai inquinato oltre 70 km delle pescose coste turistiche dello Stato brasiliano Espirito Santo, un paradiso dei surfisti, e si estende al largo per almeno 10 Km al largo.

Ornai è chiaro che il disastro minerario della Samarco è il più grave mai avvenuto al mondo. Secondo i Marcos Freitas, coordinatore esecutivo dell’Instituto Virtual Internacional de Mudanças Globais (Ivig) la tragedia causata dall’incuria della Samarco a Mariana ha prodotto un’ondata di 62 milioni di m3 di fanghi tossici che prima hanno devastato il bacino e gli habitat naturali del Rio Doce e dei suoi affluenti nel Minas Gerais e ora stanno uccidendo il mare di Espirito Santo.

I fanghi tossici riversati nell’ambiente il 5 novembre dal crollo delle due dighe minerarie sono due volte e mezzo più di quelli della tragedia della miniera canadese di Mount Polley, nella Columbia Britannica, avvenuta il  4 agosto del 2014.

Lo tsumami di fanghi tossici  che ha raggiunto l’Atlantico è paragonato da molti alla tragedia nucleare di Fukushima Daiichi e è comunque il più grande disastro ambientale della storia brasiliana e probabilmente del Sudamerica. Si pensa che i danni all’ecosistema dureranno per i prossimi 100 anni e l’intero corso del Rio Doce è considerato morto. Non si comprende ancora quali saranno le conseguenze a lungo termine per acqua potabile, agricoltura, biodiversità ed ora per costa e oceano.

Il sito italo-brasiliano Il Resto del Carlinho – Utopia fa un efficace riassunto di quanto è accaduto:  La diretta responsabile delle dighe e delle gravi inadempienze in termini di manutenzione e sicurezza è la compagnia mineraria Samarco appartenente alle multinazionali BHP Billiton e, tanto per cambiare, la famigerata Vale. La Vale è la più grande compagnia mineraria in Brasile, grande finanziatrice di campagne politiche e pubblicitarie. Anche e soprattutto in virtù di ciò i grandi veicoli di dis-informazione, anche loro grandi beneficiari della multinazionale, stanno nascondendo e omettendo dati importanti per cercare di minimizzare la tragedia. L’onda di fango tossico sta raggiungendo velocemente l’oceano, portando con se un carico di morte e metalli pesanti capaci di comprometterne un’area di circa 200.000 km2 per i prossimi cento anni».

Greenpeace ha portato la sua protesta fino a Perth, davanti alla sede centrale della BHP Billiton in Australia, riuscendo ad interrompere l’assemblea annuale della multinazionale e esponendo uno striscione con su scritto “BHP: lucro e lama #justicaparamariana” e chiede un’indagine indipendente sul disastro  e il pagamento di tutti i danni causati alle popolazioni e all’ambiente.

Anche il Wwf  Brasil  dice che «La tragedia di Mariana lascia una scia di fango e distruzione che ha ucciso le persone, inquinato i fiumi, soffocato animali e piante e che si estende oltre i confini dello Stato. Per non parlare che migliaia di persone che soffrono di scarsità d’acqua».

Il Panda brasiliano sottolinea che «La verità è che l’impatto si farà ancora sentire per decenni. Oltre alla costernazione per la perdita di vite umane e per gli impatti sulle risorse idriche e la biodiversità, arrivano due segnalazioni importanti in questo sfortunato episodio. Uno sottolinea la necessità di rivedere i processi di autorizzazione ambientale delle grandi imprese del Paese. Al momento una serie di iniziative al Congresso cercano di facilitare  e di semplificare le licenze, la tragedia di Mariana arriva a segnalare la necessità di una discussione più qualificata sul tema anche per imprimere una auspicabile velocizzazione di alcuni processi che ritardano lavori urgenti nelle infrastrutture. Velocità, tuttavia, non dovrebbe mai essere sinonimo di indiscusso, così come gli attuali lenti procedimenti non si sono tradotti in licenze robuste. Per di mostrare solidarietà con le vittime di questo disastro, il Wwf Brasil propone che i meccanismi delle concessioni del nostro Paese siano discussi, sì, ma con una vista di un loro miglioramento. L’agilità nel processo di autorizzazione deve essere necessariamente legata alla qualità degli studi di impatto ambientale e al rigoroso rispetto delle condizioni per il rilascio delle licenze. Il controllo sociale di tutte le fasi di concessione deve essere in grado di garantire la trasparenza e l’efficienza dei  sistemi di abilitazione, sia a livello federale, che per gli Stati e le municipalità».

Ma il Wwf Brasil non si nasconde certo il fatto che il dosastro di Mariana «solleva preoccupazioni per i rischi e gli impatti dell’attività mineraria», per riconoscendo che «L’attività ha un ruolo importante nell’equilibrio delle esportazioni del Brasile, crea posti di lavoro e contribuisce alla ripresa dell’economia nazionale. Tuttavia, si deve tenere in considerazione  che ogni attività economica con un grande potenziale di impatti ambientali deve sottostare a strettissimi sistemi di pianificazione, controllo e prevenzione dei rischi. Il modello di sviluppo che ci vuole per il Brasile non può trascurare la catena degli impatti sociali e ambientali dei grandi progetti. Attualmente il Congresso Nacional sta discutendo del nuovo Código de Mineração, che dovrebbe rivedere le regole del settore. La società civile, attraverso le ONG, e gli scienziati deve essere ascoltata in questo dibattito, finora limitato alle perdite e ai guadagni economici di Unione, Stati, municipi e imprese. Noi crediamo che il dibattito debba tener conto anche delle garanzie ambientali e sociali. Senza una piena trasparenza e un’ampia partecipazione sociale, corriamo il rischio di veder ripetersi simili tragedie».

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