Il nuovo Catasto presentato oggi in Parlamento da Globe Italia

Riscaldamento globale, i ghiacciai italiani hanno già perso 2mila miliardi di litri d’acqua

E l'estate 2015 ha spaccato in tre il più grande ghiacciaio vallivo italiano, nel Parco nazionale dello Stelvio

[28 ottobre 2015]

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Il nuovo Catasto dei ghiacciai italiani è stato oggi presentato in Parlamento, a poco più di un mese dall’inizio della Cop 21 sul clima a Parigi. L’incontro, organizzato alla Camera dall’intergruppo Globe Italia presieduto da Stella Bianchi (Pd), ha rappresentato l’occasione per aggiornare i deputati sulle conseguenze che il riscaldamento globale ha già imposto alle nostre Alpi, racchiusi nel nuovo Catasto dei ghiacciai.

L’analisi delle variazioni volumetriche avvenute negli ultimi 26 anni – dal 1981 ad oggi – ha evidenziato un rilascio idrico da parte dei nostri ghiacciai, considerando solo quelli delle Alpi Centrali, pari a 2000 miliardi di litri, l’equivalente di 800.000 piscine olimpiche e 4 volte il Lago Trasimeno: un fenomeno particolarmente preoccupante visto l’importante ruolo dei ghiacciai e della loro intensa fusione nel produrre acqua, soprattutto nel periodo estivo, utile a mitigare i periodi di siccità e cruciale per la produzione di energia idroelettrica.

Guardando ai fenomeni più recenti, inoltre, è stato sottolineato come purtroppo dalla fine di quest’estate il più grande ghiacciaio vallivo italiano il “gigante” dei Forni, nel Parco nazionale dello Stelvio, non sia più unitario: si è spaccato in tre ghiacciai più piccoli – uno vallivo e due montani- con un collasso continuo del suo settore inferiore. Il caldo dell’estate appena trascorsa, dunque, ha mietuto una vittima illustre ed è una perdita di non poco conto, considerando che la ricostituzione di un ghiacciaio avviene in tempi molto lenti anche con condizioni climatiche diverse dalle attuali, segnate dal susseguirsi di anni record per il caldo (il 2015 si avvia a essere il 14esimo in fila a battere il record di anno più caldo).

Un fenomeno che si inserisce all’interno dell’attuale fase di intensa deglaciazione, cioè la frammentazione dei corpi glaciali (che porta ad un apparente incremento del numero di ghiacciai) e la modificazione tipologica (la transizione da grandi ghiacciai “vallivi”, che scendono cioè fino al fondovalle, a piccoli ghiacciai “montani”, che restano abbarbicati ai pendii più ripidi). In pratica molti ghiacciai negli ultimi anni si sono frammentati in più tronconi, come il ghiacciaio del Lys, uno dei più grandi della Valle d’Aosta, ormai ridotto in tre-quattro unità minori, il ghiacciaio della Lex Blanche, anch’esso in Valle d’Aosta, il ghiacciaio della Ventina in Lombardia, il ghiacciaio del Careser e quello del Mandrone-Adamello in Trentino, la Vedretta Alta e il ghiacciaio di Vallelunga in Alto Adige, solo per citare i più noti.

«Le ricerche scientifiche e le rilevazioni riportate nel nuovo Catasto dei ghiaccia – commenta il Club alpino italiano, rappresentato in aula insieme a Legambiente, Wwf e Greenpeace – confermano l’assoluta emergenza in cui si trova il Pianeta a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. Da questi effetti  bisogna difendersi, sostenendo gli sforzi che alla conferenza Onu di  Parigi Cop 21 del prossimo dicembre saranno compiuti per definire  l’impegno, vincolante per tutti gli Stati e per tutti i popoli, di  contenere entro i limiti di 2° C il riscaldamento del nostro Pianeta».