Ritorno al futuro: un nuovo approccio per evitare le catastrofi dei cambiamenti climatici

[20 marzo 2014]

Oggi Daniel Murphy, un antropologo dell’università di Cincinnati, presenterà al 74esimo meeting annuale della Society for Applied Anthropology (Sfaa) in corso ad Albuquerque, in New Mexico, i risultati di uno studio che analizza come le comunità umane possono evitare le future catastrofi  «prima che Madre Natura affondi il colpo». Al progetto interdisciplinare, finanziato dall’ U.S. Forest Service della Rocky Mountain Research Station,  hanno partecipato antropologi, ecologi, scienziati sociali ed idrologi dell’ università del Montana, della Fenner School of Environment and Society dell’Australian National University e dell’Usda

Le anticipazioni sulla presentazione fornite da Cincinnati rivelano una innovativa tecnica di ricerca interdisciplinare, chiamata Multi-scale, interactive scenario-building (Misb), utilizzata per affrontare la vulnerabilità al cambiamento climatico. I ricercatori del team di Murphy spiegano che «il progetto si focalizza su due casi di studio geografici: la Big Hole Valley nel Montana, un ranch in una valle d’alta quota, e Grand County in Colorado, una resort community ad ovest di Denver e a sud del Rocky mountain national park». E’ in queste due località che i ricercatori hanno condotto una serie di interviste per capire cosa i contribuenti delle due comunità pensano della pianificazione dei futuri rischi ecologici, e del fatto di  prendere in considerazione l’impatto di tali decisioni.

I ricercatori hanno posto le persone di fronte a tre scenari che coinvolgono drastici cambiamenti climatici futuri. Some Like It Hot: una siccità estiva che dura costantemente negli anni;  The Seasons, They’re a-Changing: con cambiamenti nelle stagioni, come un significativo aumento delle precipitazioni in primavera. Feast or Famine: con grandi oscillazioni di temperature e precipitazioni negli anni. Le interviste testa a testa hanno coinvolto circa 30 persone per ogni area: allevatori, insegnanti, proprietari di piccole imprese, guide per la caccia, pianificatori delle contee e rappresentanti di agenzie federali e statali. Gli ecologi del team di ricerca hanno poi previsto l’impatto della pianificazione suggerita. 

Secondo Murphy, «aree come il Big Hole dipendono dalla neve per irrigare i loro campi di fieno. Così, poca neve potrebbe rappresentare un grosso problema. Non solo pregiudica la loro coltivazione fieno, ma in una regione dove vive il temolo artico (Thymallus arcticus, un pesce d’acqua dolce appartenente alla famiglia Salmonidae, ndr) un candidato alla lista delle specie in via di estinzione, la scarsità d’acqua potrebbe influenzare la fauna selvatica. A causa di questi scenari, più gruppi sono aperti agli sforzi di conservazione. Tutti gli interessi comunitari sono stati in grado di vedere i benefici degli sforzi di conservazione».

Una delle preoccupazioni più grandi è quella dell’impatto sulle aree destinate al pascolo, dal momento che gli allevatori dovrebbero cercare altre concessioni per compensare gli effetti della siccità sulle mandrie.

Murphy dice che la tecnica della “Flood irrigation” «ha impatti ambientali che sono davvero buoni. Così, abbiamo esaminato l’impatto di mettere al centro l’irrigazione. Si potrebbero  rubare le acque sotterranee, evaporerebbero dal terreno e non ritornerebbero nel fiume, quindi i livelli dei fiumi calerebbero provocando stress al pesce. Così, esaminando questo scenario, gli allevatori hanno potuto vedere questo feedback e la sua interazione».

Una delle principali preoccupazioni a Grand County, in Colorado, è l’acqua, perché gran parte della neve che si scioglie alimenta un lago che è una importante riserva idrica di Denver. Murphy dice che sia a  Grand County che a Big Hole Valley «allevatori, irrigatori e proprietari di casa sono preoccupati per l’aumento dei prezzi dell’acqua se c’è meno neve. C’è un conflitto che sembra emergere».

Il secondo scenario è stato percepito come un opportunità, perché nonostante gli aumenti delle temperature o altri problemi,  comporta un aumento delle piogge primaverili. Murphy sta ora studiando la vulnerabilità climatica nell’Appalachia dell’Ohio, vicino alla Wayne National Forest, dove dice che le future inondazioni potrebbero rappresentare una minaccia.

L’antropologo dell’università di Cincinnati parla di “ritorno al futuro” e fa presente che «molta della ricerca in questo settore tende a concentrarsi sulla vulnerabilità passata o sull’adattamento passato ma, dal mio punto di vista, quel che è stato è stato. Le reali opportunità si trovano nel futuro e stiamo esaminando come urbanisti, pianificatori urbani ed extension agents possano utilizzare la nostra ricerca per prendere decisioni per il futuro».