Sardegna, un anno fa l’alluvione. Geologi: «Dissesto idrogeologico 0,2% del Pil»

[19 novembre 2014]

Oggi splende il sole sul cielo d’Italia, ma frane e alluvioni rimangono un pensiero costante. Sia per i drammatici eventi degli ultimi giorni sia per quelli che non si cancellano: esattamente un anno fa possenti eventi alluvionali colpirono la Sardegna, e oggi i geologi tornano sul posto per fare il punto della situazione.

«L’80% dei comuni sardi ha almeno una porzione del suo territorio ad elevato rischio idrogeologico.  Sono 280 i Kmq di territorio  – spiega Davide Boneddu, il presidente dei geologi sardi – che presentano superfici a pericolosità di inondazione,  ed a cui vanno aggiunte le superfici non comprese e indicate dal Piano stralcio delle Fasce Fluviali, 1523 i fenomeni franosi censiti che ricoprono una superficie complessiva di circa 1471 Kmq, pari a circa il 10% del territorio sardo, dato peraltro non comprensivo del rilievo di alcuni settori non censiti, quali le aree militari, le aree minerarie dismesse del Parco Geominerario e numerosi tratti di fasce costiere. Ad un anno di distanza abbiamo voluto organizzare con il Comune di Posada un incontro con i Sindaci che direttamente vivono le quotidiane problematiche connesse alla gestione del territorio  a loro chiederemo di avanzare proposte di vario livello al fine di ottenere una più efficiente pianificazione e gestione del territorio».

Una pianificazione che ancora manca. Non tutti i comuni della Sardegna sono infatti dotati di Piani di Emergenza   strumento essenziale per la prevenzione dei rischi e addirittura solo il 50% dei  comuni  ha un Piano Rischio Idrogeologico; solo in questa Regione sono oltre 300 i  ponti stradali che in caso di eventi meteorologici intensi potrebbero essere causa di inondazioni mentre 128 le aree urbanizzate  costruite in fasce di pertinenza fluviale , ancora numerose le strutture fognarie   insufficienti e le opere di difesa del suolo non efficienti o non correttamente mantenute.

«Ogni anno queste calamità naturali costano all’Italia lo 0,2% del PIL – precisa Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi – e ne usciremo solo attraverso la crescita della consapevolezza dei cittadini ed il formarsi di una coscienza sociale. Si tratta di un processo culturale, per questo dunque piuttosto lungo». Gli 80 sindaci che oggi parteciperanno all’incontro coi geologi, con indosso la fascia tricolore e le responsabilità che comporta, sono una tappa confortante in questo percorso.