Le osservazioni dell'associazione ambientalista al provvedimento

No a Sblocca Italia, sì a #sbloccafuturo. Legambiente: «Grande occasione persa da Renzi»

Il decreto che avrebbe dovuto sbloccare il Paese aumenta caos e sprechi

[9 ottobre 2014]

Legambiente ci va giù molto pesante contro “Sblocca Italia”, quello che era stato presentato come il gioiello del Governo Renzi e che invece viene sommerso di critiche da un po’ tutte le parti, ambientalisti in testa. «Avrebbe dovuto “sbloccare l’Italia”, incidendo strategicamente nel quotidiano dei cittadini e degli attori della pubblica amministrazione, mediante un effettivo snellimento delle procedure e una reale delegificazione – dicono gli ambientalisti –  Nella realtà, invece, il decreto Sblocca Italia introduce solo innumerevoli deroghe ed eccezioni, la cui applicabilità dovrà essere volta per volta valutata con lunghe analisi, determinando un ennesimo stato di confusione e un allungamento dei tempi. Ricorre poi a piene mani allo strumento del commissariamento, dimenticando le passate disastrose esperienze di gestione commissariali in tema di gestione dei rifiuti, depurazione, fognature, bonifiche, rischio idrogeologico, che, oltre a non aver risolto le decennali emergenze, sono state esse stesse causa di sprechi, di blocco delle procedure, d’inchieste a scapito della trasparenza e della legalità».

Secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, «si tratta di un provvedimento che racchiude una visione vecchia, che non coglie le sfide del 21° secolo e sbaglia la scelta delle priorità senza individuare criteri di utilità effettiva per il territorio e i cittadini. l DL Sblocca Italia avrebbe potuto essere un vero “Sblocca Futuro”, se gli interventi normativi, le semplificazioni, gli standard di prestazione di efficienza avessero risposto a un chiaro disegno di trasformazione del paese nella direzione dello sviluppo di un’economia circolare e low carbon. Al contrario, Renzi insiste con l’idea di sviluppare le trivellazioni nel Mediterraneo e non solo. L’impianto del provvedimento è quello di ridimensionare, se non esautorare del tutto, gli enti locali, accentrando le decisioni sulle scelte più importanti, dai piani energetici, alle bonifiche, alle trivellazioni, escludendo ad esempio le Regioni dalle procedure di VIA. Un rischio grave che, nel complesso, le Regioni stanno sottovalutando. Sblocca Italia è quindi una grande occasione persa, alla quale però vogliamo rispondere con nuove e più efficaci proposte e mobilitazioni di piazza».

Legambiente, dopo il dossier “Sbloccafuturo” pubblicato a giugno, sull’Italia delle opere incompiute e i 101 cantieri fermi da anni che gravano pesantemente sull’economia e la vivibilità del Paese, lancia oggi l’omonima campagna che la vedrà l impegnata, spesso insieme ad altre associazioni ambientaliste e comitati, a contrastare il provvedimento partorito dal premier Renzi.

Il petrolio sarà il tema centrale della conferenza che Greenpeace, Legambiente e Wwf  organizzeranno il 15 ottobre a Roma alla sala stampa della Camera dei Deputati e alla quale parteciperà anche il Movimento no trivelle. Iniziative sul tema saranno rilanciate tra il 17 e il 30 ottobre anche nei territori a rischio trivelle come Siracusa, Potenza, Pescara e Bari.

Non mancheranno sit-in in tutta Italia a partire dall’appuntamento romano del 15 e 16 ottobre, a Piazza Montecitorio per due giorni di presidio con comitati e cittadini per ricordare che le vere risorse strategiche dell’Italia sono il nostro sistema agro-ambientale, il turismo, le rinnovabili diffuse, le filiere del riciclo e del riutilizzo. Al momento hanno aderito al presidio oltre 50 sigle locali e nazionali come No trivelle, Forum Acqua e Forum Salviamo il Paesaggio.

Dal punto di vista di Legambiente i punti chiave sui quali intervenire da subito sono:

Mobilità. Aree urbane, mobilità sostenibile, trasporto ferroviario e intermodale. Sono queste le priorità di cui l’Italia avrebbe bisogno per aiutare le città a uscire dalla morsa di traffico e inquinamento, per dare una alternativa a milioni di pendolari, per togliere tir dalle strade e ridurre gli incidenti stradali. Lo Sblocca Italia propone una via completamente diversa: quasi il 50% delle risorse stanziate va a strade e autostrade e grandi opere; rinvia le gare per le concessioni autostradali, consente di continuare una gestione senza controlli, vantaggiosa solo per i privati; nessun investimento viene fatto nella manutenzione delle strade. Legambiente chiede di spostare su tram, metropolitane, trasporto ferroviario e collegamenti con i porti le priorità e di rivedere le regole per la gestione delle autostrade

Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. L’uscita dalla drammatica crisi del settore edilizio è possibile puntando su una riqualificazione energetica e antisismica diffusa, che permetterebbe alle famiglie di ridurre le bollette e migliorare la qualità della vita. È  questo tipo di interventi che andrebbe semplificato, reso più semplice e conveniente, attraverso una cornice di regole chiara per tutti gli interventi. Al contrario, Sblocca Italia sceglie la strada delle deroghe e della deregulation per alcuni interventi edilizi e per i cambi di destinazione d’uso, e addirittura la trattativa privata per gli interventi sul patrimonio edilizio scolastico.

Inceneritori. Lo sblocca inceneritori è inutile oltre che dannoso. Il successo della raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di questi anni ha sostenuto sempre di più la filiera industriale del recupero delle materie prime seconde, uno dei pilastri della nostra green economy, e ha notevolmente ridimensionato il bisogno del recupero energetico da combustione di rifiuti urbani non altrimenti riciclabili. Il quadro impiantistico sull’incenerimento in Italia è saturo. In questo scenario non ha più senso costruire nuovi impianti di incenerimento/gassificazione per rifiuti mentre è fondamentale procedere alla realizzazione di impianti di digestione anaerobica per l’organico da raccolta differenziata e per altri rifiuti biodegradabili compatibili (fanghi di depurazione, residui agroindustriali, etc.), ancora poco presenti soprattutto nelle regioni centro meridionali.

Bonifiche. Il decreto Sblocca Italia sulle bonifiche rischia di alimentare ulteriormente la confusione in un settore che fino ad oggi non ha raggiunto risultati soddisfacenti. Abbiamo 100mila ettari di territorio avvelenato da rifiuti industriali di ogni tipo; 49 siti di interesse nazionale da bonificare; bonifiche completate praticamente assenti; il ministero dell’ambiente che arranca nel gestire decine di conferenze dei servizi mentre i responsabili dell’inquinamento ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche; numerose inchieste della magistratura sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento. Le soluzioni al problema inserite in quest’ultimo decreto sono sbagliate e controproducenti grazie a nuove definizioni di siti nazionali da commissariare, prevedendo anche varianti in corso d’opera negli interventi di bonifica, con conseguente dilatazione dei costi delle opere pubbliche.

Risorse idriche e rischio idrogeologico. L’articolo 7 affronta il tema del rischio idrogeologico. Ancora una volta però si è persa l’occasione di mettere in campo una strategia generale di governo del territorio e dei fiumi e un’efficace politica di adattamento ai cambiamenti climatici per la mitigazione del rischio da frane e alluvioni. Occorre invertire la tendenza degli ultimi anni, in cui si è speso circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli, e far partire un programma nazionale di manutenzione e prevenzione uscendo dalla logica dei Commissari straordinari e garantendo la partecipazione dei territori per la costruzione di una concreta politica di mitigazione.

Petrolio. Il miraggio di un Texas nostrano convince il Governo Renzi a considerare strategiche tutte le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, diminuendo l’efficacia delle valutazioni ambientali, emarginando le Regioni e piegando le norme che avevano dichiarato dal 2002 off limits l’Alto Adriatico, per il rischio di subsidenza. Wwf, Legambiente e Greenpeace chiedono ai membri della Commissione Ambiente della Camera dei deputati di decidere per l’abrogazione dell’art. 38 del decreto legge Sblocca Italia n. 133/2014. La Basilicata è interessata da 18 istanze di permessi di ricerca, 11 permessi di ricerca e 20 concessioni di coltivazione di idrocarburi per circa i 3/4 del territorio. Nel mare, le aree richieste o già interessate dalle attività di ricerca di petrolio si estendono per circa 29.209,6 kmq, 5000 kmq in più rispetto allo scorso anno. Attività che vanno a mettere a rischio il bacino del Mediterraneo dove si concentra più del 25% di tutto il traffico petrolifero marittimo mondiale con un inquinamento da idrocarburi che non ha paragoni al mondo.