Servizio idrico e tariffe, in 17 anni investimenti per 2 miliardi di euro nell’acqua toscana

De Girolamo a greenreport: «Entro il 2020 completati tutti quelli previsti dai piani di ambito per il raggiungimento di obiettivi di qualità e ambientali»

[1 aprile 2016]

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Nella consueta discussione annuale sulle tariffe idriche – in aumento costante in Italia ma le più basse in Europa – può essere utile ricordare cosa è stato fatto in Toscana, la prima Regione italiana ad applicare la Legge Galli e la nuova tariffa, in questi 17 anni di gestione del servizio idrico integrato. Ricordo che i gestori sono chiamati a realizzare investimenti e a migliorare la qualità dei servizi sulla base di piani definiti dalla Autorità di ambito e di questo devono rispondere. Le tariffe le decidono l’Autorità Idrica Toscana e l’Autorità nazionale per l’Energia Elettrica, il Gas e il Servizio Idrico.

In questi 17 anni in Toscana si sono realizzati circa due miliardi di investimenti, che la rendono una delle regioni che ha investito di più. Un ciclo di investimenti imponente, con un basso utilizzo di finanziamenti pubblici a fondo perduto, circa il 10%, che ha fatto seguito a un decennio (1990-2000) di crollo degli investimenti nel settore.

Quindi, gli investimenti sono serviti a recuperare il tempo perso: l’estensione della depurazione e tanti altri interventi che permettono di depurare l’85% della popolazione servita, quando partivamo da meno del 50%; il superamento delle criticità dell’acqua potabile con gli impianti di trattamento di boro e arsenico sulla costa (prima regione in Italia ha risolverlo); l’interconnessione delle reti per gestire gli anni di crisi idrica; il miglioramento dei servizi e del rapporto con gli utenti; l’estensione delle fontanelle pubbliche e migliore qualità dell’acqua; la riduzione dei consumi energetici delle attività.

È assurdo, quindi, confrontare costi e qualità dei servizi idrici toscani con le altre regioni. La Toscana è bene ricordarlo, è un territorio disperso, senza grandi città, con una densità bassa e una rete diffusa per migliaia di chilometri, con fonti diffuse e spesso di scarsa qualità che obbligano a trattamenti spinti e costosi, come nel caso di Firenze. Al contrario Milano, ad esempio, è un ambito solo urbano con una città concentrata in pochi km/q con gli stessi abitanti della Toscana, ed ha acqua in abbondanza pochi metri sotto terra, al punto che, non a caso, il gestore è lo stesso che gestisce la metropolitana. Roma, per fare un altro esempio, è una città grande che dispone di fonti di qualità la cui acqua arriva per caduta. Non ha alcun senso fare confronti tra territori e gestioni così diverse.

La Toscana ha raggiunto ottimi risultati in campo idrico, ed entro il 2020 completerà tutti gli investimenti previsti dai piani di ambito per il raggiungimento di obiettivi di qualità e ambientali. Lo ha fatto e lo farà con le tariffe e la capacità tecnica e finanziaria dei gestori, quasi senza sussidi pubblici, e lo ha fatto anche durante la crisi economica, garantendo stabilità nel lavoro e fatturato a tante imprese che lavorano nell’indotto. Le regioni del sud Italia hanno beneficiato di finanziamenti pubblici ingenti, e in molte aree del paese le tariffe non coprono correttamente i costi per scelte politiche irresponsabili. Tariffe medie sotto i due euro al metro cubo sono sospette, come dimostrano gli adeguamenti tariffari degli ultimi due anni di molti gestori con tariffe basse e che hanno visto aumenti fino al 10% l’anno.

Tornando agli investimenti, nel nord Europa su 4 euro al metro cubo totali, metà coprono i costi operativi e l’altra metà quelli di investimento, e questo in prospettiva è il futuro equilibrio corretto anche per l’Italia. In Italia si investono 30 euro ad abitante all’anno contro gli 80 necessari e i 100 di molto Paesi europei. Infine, il paragone con altre tariffe è sbagliato perché non considera il consumo reale della Toscana, che applica il sistema tariffario a copertura totale dei costi dall’anno 2000, mentre altre realtà lo hanno rinviato per anni, gestendolo male, con pochi investimenti e pochissima (indispensabile) manutenzione. Questa la realtà delle tariffe toscane per chi vuole vedere le cose con gli occhi della realtà e non con demagogia.

di Alfredo De Girolamo, presidente Confservizi Cispel Toscana per greenreport.it