Siccità in California, per i repubblicani la colpa è degli ambientalisti

Complotto liberals: «Preferiscono salvare pesci, rane e mosche invece dell’economia»

[5 maggio 2015]

La California è devastata da una siccità terribile aggravata dai cambiamenti climatici e il governatore democratico dello Stato, Jerry Brown, ha cominciato a razionare e razionalizzare l’utilizzo dell’acqua. Sono immediatamente arrivate le critiche dei repubblicani che preferiscono attribuire la gravità della siccità alla “mancanza” di infrastrutture idriche, invece che alla mancanza di pioggia, ma che soprattutto se la sono presa con gli ambientalisti, colpevoli di voler salvare i pesci invece che le attività umane. Un pericoloso abbaglio che potrebbe finire per danneggiare ancora di più proprio gli agricoltori della Central Valley e gli abitanti della costa.

Tra i critici più esagitati c’è  Carly Fiorina, l’ex amministratrice delegata di Hewlett Packard che nel 2010 si era candidata senza successo per i repubblicani al Senato Usa e che è una nota fan dell’industria dei combustibili fossili. La Fiorina, che sta addirittura pensando di candidarsi alla presidenza Usa, ha detto che «La siccità in California è un disastro causato dall’uomo», ma ha aggiunto che è una cosa artificiale perché è stata causato da «ambientalisti liberals che hanno impedito allo Stato di costruire dighe appropriate ed altre infrastrutture idriche. In California, pesci, rane e mosche sono molto importanti. La California è un classico caso di liberals che sono s disposti  sacrificare la vita e mezzi di sussistenza di altre persone sull’altare della loro ideologia». Poi, in un’intervista alla Msnbc, la Fiorina ha inquadrato il suo “pensiero” nel contesto del cambiamento climatico, dicendo che «Tutto ciò che fa California per affrontare il cambiamento climatico non farà nemmeno un po’ di differenza. Un solo Stato, o una singola nazione, che agisce da solo non può fare alcuna differenza per tutti, è quello che dicono gli scienziati. Stiamo disattivando la nostra economia non avendo alcun impatto sul cambiamento climatico».

Non è la prima volta che la Fiorina attacca a testa bassa le politiche della California per affrontare la siccità o il cambiamento climatico definendoli «esercizi di rovina economica», ma ripete semplicemente quanto afferma il presidente della Commissione per le risorse naturali della Camera Usa, il repubblicano Rob Bishop, che sostiene la tesi della «siccità artificiale» voluta per far chiudere centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli fertili in California e che dice che gran parte dei terreni agricoli dello Stato «Rischiano di diventare una ciotola di polvere a meno che non venga presa  un’azione immediata per cambiare le politiche che mettono le esigenze dei pesci al di sopra del sostentamento delle popolazioni».

La teoria del complotto è stata portata al culmine dal repubblicano californiano Devin Nunes che a gennaio aveva detto che la California è devastata dalla siccità «A causa dei politici che usano l’acqua come arma, tagliando i rifornimenti  agli agricoltori per proteggere meglio gli elettori liberals. Le élite che vivono a Hollywood e San Francisco e lungo la costa sostengono queste politiche ambientali radicali che tagliano fuori le infrastrutture che sono state costruite e poi Jerry Brown e altri corrono in giro a dire “Oh Dio, dobbiamo fare qualcosa per questo, è la siccità è  il riscaldamento globale”. No, è una sciocchezza di voi idioti. È perché avete messo fuori uso tutte le infrastrutture».

Quando parlano di pesci Nunes e gli altri si riferiscono al Delta smelt (Hypomesus transpacificus),  una specie elencata come minacciata di estinzione nel nell’Endangered Species Act Usa. Nel 2008 il Fish and Wildlife Service  decise di salvaguardare questo pesce limitando la quantità di acqua che può essere emunta dal delta fluviale del Sacramento-San Joaquin Delta e che viene pompata a sud per usi agricoli e potabili. Secondo Nunes e Fiorina è uno scandalo che il 70% della pioggia della California finisca in mare attraverso i fiumi  ma Andrew Fahlund, vice direttore della California Water Foundation ribatte su ThinkProgress che sia i numeri che le argomentazioni fornite da due repubblicani sono sbagliati: «Pensare che con la costruzione di più di più dighe si risolva la siccità è come credere che controllare meglio le spese quando avete perso il vostro reddito vi aiuterà a pagare le bollette. Solo il 50% dell’acqua in California, scorre fino alla costa. Secondo i numeri del Bureau of Reclamation, la costruzione degli invasi ai quali si riferisce Fiorina avrebbe comportato solo un aumento netto di un punto percentuale per l’approvvigionamento idrico statale. E quest’anno, il quarto anno di un periodo di siccità, quell’acqua sarebbe stato utilizzato proprio come l’acqua nella maggior parte del resto delle dighe dello Stato. La vera ragione per cui lo Stato non ha investito in altre dighe e condotte è che nessuno vuole pagarle, la maggior parte se non tutti i contribuenti. Studio dopo studio si dimostra che i tre progetti più citati dai sostenitori delle nuove infrastrutture non passano alcun tipo di test costi-benefici. La maggior parte dei recenti investimenti nelle infrastrutture idriche sono passati inosservati, perché questi progressi sono avvenuti sotto forma di misure di efficienza. I risultati di questi sforzi includono che Los Angeles sta utilizzando la stessa quantità di acqua utilizzata negli anni ‘70, ma con una popolazione più vasta e che l’agricoltura diventa sempre più produttiva e redditizio pur utilizzando la stessa quantità di acqua».

I futuri progetti per l’efficienza idrica potrebbero riguardare cose come il potenziamento delle infrastrutture urbane, per evitare perdite massicce, come quella che si è verificato all’università della California – Los Angeles nel 2014, quando un solo tubo rotto ha scaricato sulla strada 20 milioni di galloni di acqua potabile.

Jay Famiglietti, un esperto di acqua del Nasa Jet Propulsion Laboratory del California Institute of Technology, risponde molto duramente alla Fiorina: «Non c’è nulla di vero in qualsiasi argomentazione che tenta di caratterizzare l’attuale California siccità come prodotta dall’uomo. Tutto quello che dovrebbe fare  è guardare le montagne e rendersi conto che non c’è neve, guardare gli invasi e vedere che sono quasi vuoti e guardare lo scorso gennaio per vedere che è stato il più secco mai registrato. La mancanza di infrastrutture non è il problema quando non c’è nulla da metterci dentro. Suggerire che l’allocazione dell’acqua per i flussi ambientali è uno spreco dimostra una mancanza di apprezzamento per i numerosi vantaggi di questi flussi. Arginare i flussi ambientali potrebbe fare danni irreparabili agli ecosistemi che ci sostengono e nella migliore delle ipotesi sarebbe controproducente. Per esempio, se non scorresse abbastanza acqua nel delta della California, l’acqua salata della San Francisco Bay potessero infiltrarsi ulteriormente, rendendola più salina e abbassando la qualità dell’acqua utilizzata per scopi agricoli e per bere. Mentre la mancanza di acqua è già davanti ai nostri occhi, ed è innegabile, il cambiamento climatico creerà nuove classi di abbienti e non abbienti dell’acqua,  dobbiamo iniziare a prepararci ora alle sfide ed salle complessità che questo rappresenterà».

Una dinamica già presa in considerazione dal recente ordine esecutivo del governatore  Brown alle agenzie idriche locali per ridurre del 25% l’utilizzo dell’acqua a partire dai livelli di consumo del 2013 e mentre Fiorina e gli altri esponenti della destra sbraitano contro i privilegi per le élite urbane ed i fiumi, l’ordine esecutivo esclude eventuali tagli obbligatori per l’agricoltura. Eppure l’utilizzo di acqua da parte dell’agricoltura rappresenta per circa quattro quinti del consumo antropico di acqua umano e l’ordine esecutivo cerca di limitarlo con sanzioni per le  deviazioni e gli emungimenti illegali, lo scarico di rifiuti nei corpi idrici e l’uso irragionevole di acqua.  Secondo il Public Policy Institute of California,  nel Golden State l’uso media dell’acqua è per circa il 50% “ambientale”, il 40% agricolo e il 10% urbano e più della metà del consumo idrico “ambientale” della California si verifica nei fiumi lungo la costa a nord dello stato che «Sono in gran parte isolati dalle principali aree agricole e urbane e non possono essere utilizzati per altri scopi».

Jay Lund, direttore del Center for Watershed Sciences dell’università della California –  Davis aggiunge che «La costruzione di ulteriori infrastrutture idriche non risolverebbe la crisi. I nuovi più impattanti progetti di stoccaggio, come ritiene anche lo Stato, potrebbero offrire solo un 5-15% in più  di nuova capacità di stoccaggio». Nel recente studio “Integrating storage in California’s changing water system” Lun sottolinea che il limite «deriva principalmente da una mancanza di deflusso per riempire in modo affidabile grandi quantità di spazio di stoccaggio». Insomma, senza acqua non si riempiono le grandi dighe che vorrebbero i repubblicani. Ma Lund fa addirittura finta di dare ragione a Fiorina sulle cause umane della siccità: «Suppongo che, in un certo senso, tutte le siccità sono artificiali, nel senso che senza la domanda d’acqua umana, noi di solito non considereremmo queste condizioni come un periodo di siccità».