Siccità, M5S: «Stop gestione selvaggia della risorsa»

Il governo protegga le aree e le fonti dalle quali i gestori prelevano l'acqua

[26 giugno 2017]

Secondo i deputati  del Movimento 5 Stelle Federica Daga, Alberto Zolezzi, Patrizia Terzoni, Massimo Felice De Rosa, Mirko Busto, Salvatore Micillo, Stefano Vignaroli, della Commissione ambiente della Camera, «Abbiamo sfruttato oltremodo la risorsa idrica, abbiamo migliaia di chilometri di reti di acquedotti colabrodo, la manutenzione è assente, gli investimenti inesistenti. Questo è il contesto da tenere presente quando parliamo di allarme siccità. Gli effetti che vediamo sono le ordinanze comunali che limitano l’uso di questo bene primario e indispensabile. Ma dietro questo effetto visibile ci sono decenni di cattiva gestione e un approccio non sistemico alla vicenda. Certo, abbiamo inanellato troppi giorni senza pioggia, i cambiamenti climatici non sono certo una scoperta di oggi, ma se l’acqua scarseggia guardiamo a come stiamo sfruttando questa indispensabile risorsa».

Domani in Commissione inizierà la discussione di una risoluzione presentata dai 5 deputati pentastellati  e la Daga – prima firmataria – denuncia: «Negli ultimi vent’anni la gestione è passata nelle mani di privati, spesso multinazionali. Conseguenze? Bollette aumentate, investimenti pressoché azzerati, i profitti alle stelle e le reti idriche un colabrodo. E l’emergenza siccità viene utilizzata dalle società provate per battere cassa e occupare tutte le fonti d’acqua residue».

La Daga spiega: «Con la nostra risoluzione impegniamo il governo a proteggere le aree e le fonti dalle quali i gestori prelevano l’acqua che arriva alle nostre case anche creando un tavolo di crisi congiunto tra i ministeri  dell’ambiente, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e delle politiche agricole; a promuovere politiche volte al risparmio idrico; a controllare l’operato dei gestori sulla base di quanto previsto dalle convenzioni che hanno firmato con i Comuni dove gestiscono le reti; a fare in modo che i gestori stessi impegnino una parte degli utili derivanti dalla gestione dell’acqua ad investimento nelle reti. L’acqua è un bene finito, il nostro compito è quello di tutelare la quantità e la qualità delle acque per garantirle alle generazioni future».

Ecco il testo della mozione:  

premesso che:
il Lazio e la Campania ma anche tutto il resto del centro sud Italia, come ogni anno, vivono drammaticamente i mesi estivi relativamente alla possibilità dei cittadini di ricevere un servizio idrico adeguato ad un Paese del G7;

solo nel Lazio i cittadini coinvolti dalla crisi idrica saranno circa 1 milione e la responsabilità non è esclusivamente dei cambiamenti climatici e della diminuzione delle piogge, ma anche di 15 anni di mancati investimenti nella manutenzione delle reti e sulle quali si sta cercando di intervenire;
inoltre quest’anno a causa della estrema scarsità delle piogge si ipotizzano danni all’agricoltura per almeno 1 miliardo di euro;

l’Onu, con risoluzione dell’Assemblea generale del 28 luglio 2010, GA/10967, dichiara il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale e tale risoluzione sottolinea ripetutamente che l’acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita ed è fondamentale per tutti gli altri diritti umani, e raccomanda agli Stati di attuare iniziative per garantire a tutti un’acqua potabile di qualità, accessibile, a prezzi economici;
i beni comuni, come l’acqua, il territorio, l’energia e i rifiuti e servizi pubblici essenziali come quelli deputati a garantire un welfare locale di qualità, appartengono alla comunità e non possono in alcun modo essere sottratti alla stessa, condizionandone la fruizione da parte di tutti i cittadini e limitandone la piena partecipazione al loro governo e alla loro gestione democratica;

il lago di Bracciano, nel Lazio, fa parte della rete di aree protette Natura 2000. L’emergenza procurata dal basso livello delle acque del lago di Bracciano è divenuto un fenomeno estremamente preoccupante. Il lago è soggetto a captazione d’acqua per il fabbisogno di Roma e dei comuni limitrofi secondo una concessione siglata nel 1990 tra il gestore del servizio idrico integrato dell’Ato2 e l’allora Ministero dei lavori pubblici. Una captazione costante e giornaliera, che è di 1.100 litri /secondo, ma che può arrivare addirittura a 5000 litri/secondo quando si è in emergenza, ai quali si devono aggiungere, poi i 450 litri secondo dell’acquedotto Paolo che porta l’acqua ai giardini della Città del Vaticano. Uno scenario da disastro ambientale che rischia oltretutto di determinare sanzioni da parte dell’Unione europea, perché non si tutelano i siti di interesse comunitario lacustri. Il lago di Bracciano ha una ricchezza ecologica unica al mondo, ed è ricco di biodiversità di fauna e di flora che ora rischia l’estinzione. Solo negli ultimi dodici mesi la riduzione delle acque ha superato un metro (come nel 2003) e le conseguenze sia per l’ecosistema lacustre sia per l’uomo che ne fa uso, sono evidenti. Molta la vegetazione scomparsa e con essa sono venute meno le aree di riproduzione dei pesci foraggio (indispensabili alla nutrizione dei pesci di valore commerciale) e gran parte delle potenzialità autodepurative dovute alle macrofite emergenti. Tale tendenza potrebbe portare al depauperamento della risorsa idrica, destabilizzando l’ecosistema fino al collasso;

l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) è un’autorità indipendente, istituita con la legge 14 novembre 1995, n. 481, con il compito di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l’efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità, attraverso l’attività di regolazione e di controllo. L’Autorità svolge, inoltre, una funzione consultiva nei confronti di Parlamento e Governo ai quali può formulare segnalazioni e proposte; presenta ammainate una relazione annuale, sullo stato dei servizi e sull’attività svolta. Con il decreto n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011 all’Autorità sono state attribuite competenze anche in materia di servizi idrici. Infatti, l’articolo 21, comma 19, prevede che: «con riguardo all’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, sono trasferite all’Autorità per l’energia elettrica e il gas le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, che vengono esercitate con i medesimi poteri attribuiti all’Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481»;

il 22 marzo 2017 in occasione della giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha presentato uno studio riguardante anche le perdite idriche delle reti di distribuzione di acqua potabile nei comuni capoluogo di regione dal quale si evince che nel 2015 è andata dispersa una media del 38,2 per cento delle acque immesse in rete a fronte del 35,6 per cento del 2012, il che mostra una situazione di enorme degrado degli acquedotti e delle reti in tutto il Paese,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a promuovere, in accordo con le regioni, una revisione dei termini di eventuali concessioni siglate con i gestori del servizio idrico integrato al fine di sospendere o ridurre la captazione dai bacini idrici e di evitare danni ambientali nel rispetto delle normative dell’Unione europea;

ad avviare, per quanto di competenza, un tavolo di «crisi» in cui siano coinvolti i Ministeri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, e delle politiche agricole alimentari e forestali, con l’obiettivo di trovare soluzioni al progressivo depauperamento delle acque del lago di Bracciano, ma anche delle altre principali fonti di approvvigionamento idrico in tutta Italia;
a promuovere iniziative volte al risparmio idrico a partire dalle strutture della pubblica amministrazione;
a promuovere l’attivazione di misure e progetti per ampliare la capacità di depurazione delle acque reflue in modo tale che possano essere reimmesse nel lago di Bracciano e non disperse nel fiume Arrone senza essere state depurate come accade oggi;

ad assumere iniziative normative per rafforzare i poteri di regolazione e vigilanza dell’Aeegsi, in ordine all’operato dei gestori sulla base delle convenzioni in essere;

ad assumere iniziative normative per impegnare i gestori a riservare una adeguata percentuale degli utili derivanti dalla gestione del servizio idrico integrato, ante imposte, da inserire a investimento per l’anno, in interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle tubazioni di mandata dell’acqua potabile.