Siena: in Consiglio comunale nasce l’intergruppo per l’Acqua Bene Comune

[15 novembre 2013]

Sulla scia di quanto avvenuto in Parlamento, dove nel giugno scorso si è costituito l’intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune, costituito da tutti i parlamentari di Movimento 5 Stelle e Sel oltre ad una ventina di appartenenti al Pd e ad un deputato di Scelta Civica,  in Consiglio comunale a Siena è nato l’intrergruppo di Consiglieri per l’acqua su invito del Comitato Senese Acqua Bene Comune. Hanno aderito i gruppi “Sinistra per Siena, Rifondazione Comunista, Siena si muove”, “Movimento Siena 5 Stelle”, “Cittadini di Siena” e “Sinistra Ecologia e Libertà”. In tutto si tratta di 6 Consiglieri comunali: Laura Vigni, Michele Pinassi, Mauro Aurigi, Enrico Tucci, Pasquale D’Onofrio, Alessandro Cannamela. A due anni e mezzo dai referendum del giugno 2011, nonostante la volontà espressa dai cittadini, non si può dire che siano stati compiuti grandi passi in avanti verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, a causa soprattutto dell’assenza di maggioranze politiche in grado di prendere qualche decisione in tal senso. L’obiettivo dei parlamentari è quello di avviare un percorso legislativo per la ripubblicizzazione a partire dall’aggiornamento e la riproposizione della Legge di Iniziativa Popolare presentata in Parlamento nel 2007 dal Forum dell’acqua.

In ambito senese l’intergruppo intende «promuovere ogni iniziativa utile a contrastare la tariffa truffa elaborata dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas in completo contrasto con i risultati referendari e lavorare alla ripubblicizzazione completa del servizio idrico costituendo un apposito tavolo tecnico insieme agli altri comuni delle province di Siena e Grosseto e al Forum dei Movimenti per l’Acqua». Tra gli scopi dell’intergruppo per l’Acqua bene comune, anche quello di impegnare il sindaco Bruno Valentini a riconsiderare i piani di investimento che prevedono la costruzione di grandi opere come la megadiga sul fiume Merse e a sostenere in alternativa la necessità del rifacimento delle reti degli acquedotti a partire da quelle più vecchie, che perdono più del 40% dell’acqua prelevata dalle sorgenti.

roall’apertura di questo confronto e al coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica – ha aggiunto la portavoce del tavolo Maria Grazia Mammuccini- Per noi è uno stimolo alla partecipazione nelle diverse sedi che affronteranno l’applicazione delle varie misure della Pac, impegnandosi a portare il proprio contributo e ad elaborare proposte concrete».

Numerose e dettagliate le proposte che nell’occasione sono state portate all’attenzione del ministro: l’applicazione della percentuale massima consentita per la modulazione dal primo al secondo pilastro (15%) per aumentare la dotazione finanziaria dello sviluppo rurale e che permetterebbe di liberare ulteriori risorse per l’innovazione, l’ambiente, la competitività, la multifunzionalità e il tessuto sociale nelle zone rurali; il reale coinvolgimento del partenariato, comprese le associazioni dell’agricoltura biologica e le associazioni ambientaliste, sia nella fase di programmazione sia nella fase di applicazione delle misure; per l’agricoltura biologica le associazioni chiedono di raggiungere entro il 2020, l’obiettivo di almeno il 20% della Sau (Superficie agricola utile) nazionale, «considerato che il modello biologico oggi rappresenta il miglior investimento di risorse pubbliche per creare occupazione, migliorare il nostro ambiente, riqualificare la vita delle aree rurali, spingere verso la multifunzionalità e la diversificazione delle attività delle aziende agricole».

Inoltre, le Associazioni chiedono si preveda un sottoprogramma per il sostegno all’agricoltura biologica, per incentivare la nascita di filiere del biologico, dalla produzione alla trasformazione e commercializzazione, e favorire la nascita di biodistretti in particolare in aree vocate e a elevato valore naturale o siti Natura 2000. Tra le altre richieste avanzate dalle associazioni, l’utilizzo degli accordi agroambientali d’area tematici, dedicati alle due priorità ambientali dello sviluppo rurale (Preservare e migliorare ecosistemi collegati all’agricoltura e Transizione verso una “low carbon economy”) per la gestione di programmi plurimisure con un impegno complessivo minimo del 50% delle risorse del secondo pilastro; il completamento del processo di definizione del Piano di azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei fitofarmaci. Infine è stata chiesta l’adozione di un Programma nazionale per l’innovazione per la promozione di Pei (Partenariati europei per l’innovazione) a livello nazionale (e regionale) dedicati alle due priorità ambientali dello sviluppo rurale.