Smog, Wri: «La risposta della Cina all’inquinamento atmosferico è una minaccia per l’acqua»

[24 ottobre 2013]

Ad Harbin, una città con 11 milioni di abitanti nel nord-est della Cina, sono stati raggiunti livelli record di smog e le autorità hanno giustamente incolpato l’aumento del consumo di carbone causato dai primi giorni di riscaldamento invernale delle case e, come sanno i lettori di greenreport.it,  il governo centrale cinese ha annunciato un’iniziativa per ridurre lo smog che soffoca intere province e megalopoli.

Ma il dossier “China’s Response to Air Pollution Poses Threat to Water” del World resources institute (Wri) – che lo ha inviato ieri sera a greenreport.it –  sottolinea che «Mentre il piano d’azione contro l’inquinamento atmosferico ha ambiziosi obiettivi di riduzione del particolato dell’aria e dei consumi di carbone, può creare problemi non intenzionali per  l’approvvigionamento idrico del Paese».

Hua Wen, Tianyi Luo e Tien Shiao, del WRI China Office, spiegano che «Il piano mira a ridurre del 25% il particolato nella pianura della Cina settentrionale ed a ridurre la quota del mix energetico nazionale di carbone al 65% entro il 2017. Una delle raccomandazioni chiave del piano  è quella di sostituire il carbone con il gas naturale più pulito, compreso il gas naturale sintetico (Sng) convertito dal carbone. La conversione di carbone al gas naturale, tuttavia, è un processo estremamente ad alta intensità di acqua. Produrre un metro cubo di Sng richiede da 6 a 10 litri (1,58 – 2,6 galloni) di acqua dolce. Così, nel tentativo di controllare l’inquinamento atmosferico urbano nell’est, la Cina potrebbe mettere altrove a repentaglio le sue forniture di acqua».

Per valutare i rischi potenziali per l’acqua, il team cinese del Wri  ha utilizzato l’Aqueduct Water Risk Atlas ed ha sovrapposto i siti degli impianti Sng approvati  alle mappe dello stress idrico ed ha scoperto che «Molti di questi impianti sono situati in regioni a stress idrico e potrebbe aggravare la scarsità d’acqua».

A partire dal settembre 2013, il governo cinese ha approvato 18 grossi impianti Sng, con una capacità totale di 75,1 miliardi di m3 di gas all’anno. Questi impianti richiedono molta acqua per il raffreddamento, la produzione e per rimuovere i contaminanti dalla post-produzione. Gli impianti Sng proposti dal governo centrale cinese sono in maggior parte situati nelle regioni autonome aride e semi-aride dello Xinjiang e della Mongolia Interna e, a piena capacità operativa, consumeranno complessivamente da 500 a 700 milioni di me3 di acqua dolce all’anno, cioè quasi il 20% del consumo totale di acqua industriale della regione nel 2011. «Gli impianti potrebbero quindi aggravare notevolmente lo stress in aree che stanno già sperimentando carenze idriche croniche».

Una minaccia che ha fatto riesplodere il mai sopito indipendentismo degli uiguri dello Xinjiang e che ha fatto uscire dal torpore il movimento autonomista/indipendentista della minoranza mongola della Mongolia interna che critica duramente le politiche minerarie ed energetiche di Pechino.

Gli altri risultati del dossier del Wri sono:

Più del 76% della produzione di Sng proposta dovrà affrontare uno stress idrico elevato o molto elevato  e la concorrenza con molti altri utenti per le limitate risorse idriche disponibili.

Undici degli impianti previsti, otto nello Xinjiang e tre nella Mongolia Interna, sono situati nei bacini che non dispongono di grandi riserve ed inoltre devono affrontare un rischio medio-alto o alto di variabilità stagionale. «Così, nella stagione secca, gli impianti possono dover ridurre la capacità di produzione o sperimentare interruzioni temporanee a causa della mancanza di resilienza nella fornitura di acqua», dicono i tre ricercatori del Wri.

Nell’ambito di un protocollo d’intesa con il governo della Mongolia Interna, Pechino diventerà la prima città cinese alimentata a Sng,  ricevendo almeno 4 miliardi di m3 di combustibile all’anno. Una produzione che consumerà più di 32 miliardi di litri di acqua dolce, abbastanza per soddisfare le esigenze domestiche un milione di mongoli interni per un anno intero.

La realizzazione di un impianto Sng nella città di Ordosdimostra come questa produzione ad alta intensità di acqua possa compromettere la sicurezza idrica regionale. L’impianto è stato realizzato nel bel mezzo del deserto di Mu Us, basandosdi sul boom produttivo del carbone ad Ordos, ma ha dovuto subito affrontare una concorrenza per l’acqua con le utenze domestiche e con le altre industrie. «La nostra analisi – sottolineano Hua, Tianyi  e Tien – ha trovato che i 5 impianti Sng approvati ad Ordos avranno bisogno di circa 140 milioni di m3 di acqua dolce all’anno, che è di circa il 10% della fornitura totale di acqua ad Ordos, o il 40% del consumo di acqua industriale della regione a partire dal 2011. Una volta che questi impianti SNng saranno o completati, potrebbero disturbare ulteriormente le forniture di acqua per gli agricoltori, i pastori e le altre industrie».

Se è vero che il Sng emette meno particolato nell’aria rispetto alla combustione del carbone, secondo il Wri China «Sprigiona molto più gas serra rispetto ai combustibili fossili tradizionali. Studi peer-reviewed sulla rivista Energy Policy stimano che le emissioni di CO2 del ciclo di vita siano del 36 – 108% superiori a quelle del carbone quando l’Sng a base di carbone viene usato per cucinare, riscaldare e per la generazione di energia. La rapida distribuzione di progetti Sng potrebbe, quindi, essere un passo indietro per la strategia low-carbon energy della Cina».

Il governo cinese sembra aver fatto un altro passo falso, abbagliato ancora una volta dalle novità tecnologiche e dalla necessità di iniettare energia nella sua crescita, ma a quanto pare dovrà meditare attentamente se i (presunti) benefici dell’inquinamento atmosferico da Sng superano i costi per l’acqua ed il cambiamento climatico.  Inoltre, dato che i rischi idrici probabilmente disturberanno la produzione di Sng, i nuovi impianti incideranno ancora di più su risorse idriche già sovrasfruttate.

Il dossier evidenzia che «Il governo nazionale deve impegnarsi con le autorità nazionali dell’acqua per prendere questa decisione e, in futuro, per la pianificazione energetica. Il ministero delle risorse idriche e il ministero della protezione ambientale sono buoni punti di partenza. Nel frattempo, le autorità dell’acqua dovrebbero prendere in considerazione di mettere un limite al prelievo acque industriali ed allo scarichi inquinanti dell’acqua oppure introdurre norme ambientali locali più severe nelle zone ad alto rischio idrico»

Hua, Tianyi  e Tien  concludono: «Per garantire un futuro sostenibile, per la Cina è importante dare priorità ai progetti di energetici che devono affrontare un minor numero di rischi ambientali, in particolare per le emissioni di gas serra e per l’acqua. Solo allora la Cina potrà gestire più successo il conflitto tra la crescita economica e la domanda di risorse e trovare una duratura sicurezza energetica».