Ci stiamo mangiando il Pianeta. Diete sostenibili per il benessere di uomo e Terra

Gli italiani abbandonano la dieta mediterranea e aumentano malattie e obesità

[19 febbraio 2016]

Eating Planet BCFN

E’ stata presentata a Milano la seconda edizione di “Eating Planet. Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro” della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (FBCFN) che sottolinea: «E’ cosa ormai nota che trasporti, riscaldamento degli edifici e utilizzo di energia elettrica abbiano avuto un impatto sull’ambiente determinando l’effetto del cambiamento climatico. Ma quello che ancora non si sa, è che stiamo letteralmente divorando il pianeta in cui viviamo. L’impatto maggiore sull’ambiente deriva da quello che mangiamo e che mettiamo ogni giorno nel piatto. Se consideriamo solo le emissioni di gas serra, infatti, è il cibo a dare il contributo maggiore al cambiamento climatico, con il 31% del totale, superando il riscaldamento (23,6%) e i trasporti (18,5%). Particolarmente rilevante è il consumo di carne, responsabile del 12% delle emissioni totali, mentre i prodotti lattiero-caseari contribuiscono per il 5%. Inoltre, dal 1990 a oggi, le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura sono aumentate del 20% e raddoppiate dal 1960. Le nostre scelte alimentari hanno, dunque, un ruolo fondamentale nella salvaguardia del nostro pianeta. Ecco, allora, che l’adozione della doppia piramide alimentare e ambientale – un modello che promuove la Dieta Mediterranea e ne dimostra i benefici per la salute dell’uomo e dell’ambiente – diventa uno dei primi passi da compiere in cammino per la salvaguardia del pianeta e della salute».

Mentre, secondo l’ultimo rapporto Istat gli italiani, anche grazie alla dieta mediterranea, sono i più longevi e magri d’Europa, l’Italia rischia un progressivo distacco da questo modello alimentare, soprattutto da parte delle generazioni più giovani. «Oggi, infatti – sottolinea la FBCFN  – quasi 2 adolescenti su 10 hanno un peso in eccesso, con uno dei tassi più alti in Europa di bambini in sovrappeso e obesi, mentre i giovani e gli adulti che fanno sport sono sempre meno (solo 3 su 10). Se uniamo questi due elementi (vita sedentaria e abitudini alimentari mutate, con una predilezione per un regime dietetico ricco di proteine animali e grassi) e li proiettiamo in un quadro futuro, appaiono inevitabili possibili ricadute anche sul tasso di incidenza di malattie con conseguenze come diabete (con un nuovo caso ogni 5 secondi), patologie cardiache (che rimangono la prima causa di morte al mondo con 20 milioni di decessi nel 2015) e patologie croniche (che determinano il 60% dei decessi a livello globale)».

Eating Planet. Tenta di affrontare i 3 grandi paradossi dell’attuale sistema agroalimentare. Il presidente della FBCFN, Guido Barilla, sottolinea che A quattro anni dalla prima edizione abbiamo voluto aggiornare Eating Planet per raccogliere i contributi scientifici più rilevanti, raccontare come sta avanzando il percorso intrapreso dal BCFN e proporre soluzioni concrete ai grandi temi legati a cibo e nutrizione. Le previsioni future, evidenziate anche dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, sono molto sfidanti  e la strada da fare è ancora lunga. Molte persone pensano che il nostro impatto ambientale dipenda in primis da fattori come le macchine che guidiamo o da come riscaldiamo le nostre case. In realtà, la cosa più importante – il modo in cui ciascuno di noi ha l’impatto più forte sull’ambiente- è quello che mangiamo! In questo senso l’adozione di una dieta sostenibile può diventare un vero e proprio volano di cambiamento per salvaguardare la nostra salute e il pianeta in cui viviamo. Il BCFN continuerà ad offrire letture e analisi proponendo non solo prospettive nuove e scientificamente valide, ma anche soluzioni concrete per la sostenibilità del sistema agroalimentare e per una distribuzione del cibo più equa, sana e sostenibile».

Per di fotografare al meglio la situazione, i ricercatori FBCFN hanno messo a punto due Index che, insiema al Pil, analizzano e misurano anche gli aspetti legati all’alimentazione e ai loro impatti sulla qualità della vita. Alimentazione e nutrizione incidono, infatti, in modo diretto e indiretto sulla condizione di benessere delle persone – dicono alla FBCFN –  Le scelte alimentari producono degli effetti sia sulla salute di adulti e bambini (come causa diretta o fonte dell’insorgere di patologie o con effetto protettivo di alcune malattie) che sull’ambiente, essendo responsabili del consumo e dello sfruttamento di risorse naturali, ma impattano anche sulla sfera della vita sociale, come la convivialità e il tempo dedicato per la preparazione e il consumo delle pietanze». S

In termini di benessere attuale”,, l’Italia è  la terzultimo, prima di Spagna e Grecia, ma dietro Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Svezia e Usa. Situazione che peggiora con  “l’indice di sostenibilità del benessere delle generazioni future”, dove siamo penultimi prima della Grecia. «Un quadro che impone necessariamente delle riflessioni (sul concetto di benessere, che non può essere ridotto soltanto alle sue caratteristiche economiche) e delle azioni che vadano ad incidere sui processi decisionali di natura pubblica, concorrendo così a definire le condizioni sociali, politiche, economiche e ambientali in cui le persone vivono».

Ma l’alimentazione non può prescindere dalla sostenibilità e il primo problema da affrontare è quello della tutela del suolo. Secondo la Fao, il 25% dei suoli del pianeta è gravemente danneggiato e solo il 10% mostra qualche cenno di miglioramento. Negli ultimi 40 è diventato improduttivo il 30% dei terreni coltivabili. «Eppure – dicono alla FBCFN- soluzioni semplici come aumentare la varietà delle colture, invece di concentrarsi solo su soia e mais, contribuirebbe a ripristinare i nutrienti nei terreni e aiutare gli agricoltori di aziende grandi e piccole a ottenere più resa per ettaro». CInoltre, nel 2025, 3 milioni di persone non avranno acqua potabile, mentre oggi  il 70% di acqua dolce viene consumata dall’agricoltura e dall’industria del cibo e , quest’ultima produce il 23% delle emissioni di gas serra totali.

Eating Planet evidenzia che «Sono tutte problematiche che appaiono più allarmanti se si tiene conto delle ricadute sul fronte nutrizionale globale: nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà circa 9 miliardi e mezzo di persone e questo richiederà un aumento della produzione agricola del 70%, cosa fare per rispondere a questa esigenza? Le due questioni insomma, quella nutrizionale ma anche quella della sostenibilità, non possono trovare una risposta senza considerare che le nostre scelte alimentari hanno una precisa ricaduta sull’ambiente (oltre che sulla salute). Ecco allora tornare il tema dei modelli alimentari da seguire. Limitando il consumo di proteine animali a sole due volte alla settimana (rispetto ad un consumo giornaliero) e facendo spazio a cereali e legumi, si possono risparmiare fino a 2.300 g di CO2 al giorno. Si parla di una riduzione di emissioni di CO2 all’anno per persona di 750 kg … come percorrere 5.600 km con un’auto di media cilindrata, pari a un viaggio a/r da Milano a Mosca».

BCFN ha studiato e proposto l’adozione del modello della doppia piramide alimentare – che mette in relazione gli aspetti nutrizionali degli alimenti e gli impatti ambientali prodotti nelle fasi di produzione e consumo – e presenta una versione aggiornata che tiene conto sia delle esigenze nutrizionali di bambini e adolescenti e che delle abitudini degli stranieri che vivono in Italia.

«Un’alimentazione scorretta ha ripercussioni sul piano della salute – dicono i ricercatori – Nonostante le migliorate condizioni di vita abbiano permesso alla popolazione mondiale di assistere ad un allungamento della longevità, questa mutata situazione non ha non è andato necessariamente di pari passo con un allungamento del periodo di buona salute nell’arco della vita. Un terzo della popolazione degli Stati Uniti si stima sia affetto da malattie croniche o incurabili …  le sole malattie croniche sono responsabili della maggior parte dei decessi nel mondo e provocano, ogni anno, circa 35 milioni di morti (60% dei decessi a livello globale e 80% di quelli che si verificano nei paesi a basso e medio reddito). Eppure, centinaia di studi hanno dimostrato che la restrizione calorica previene o rallenta l’insorgenza della maggior parte delle malattie croniche associate all’invecchiamento e allunga la durata della vita media massima fino al 50%».

A questo si aggiungono l’obesità ed epidemie di sindrome metabolica che hanno favorito un drammatico aumento nell’incidenza del diabete, di cui soffrono 392 milioni di persone nel mondo, con più di 7 milioni di nuovi casi ogni anno, uno ogni 5 secondi. Poi ci sono le patologie cardiache, che nel 2015 hanno provocato  circa 20 milioni di decessi, confermandosi la prima causa di morte al mondo. Solo in Europa, le patologie cardiovascolari sono responsabili di più di 4 milioni di morti ogni anno, con un impatto economico nel 2009 è stato di 196 miliardi di euro, più di 200 euro pro capite l’anno.

I desideri alimentari degli Italiani cambiano e anche le nuove generazioni sembrano abbandonare la dieta mediterranea per nuove tendenze alimentari con cibi con un elevato contenuto di grassi. Questo cambio di alimentazione, insieme a una minore ’attività fisica, sono uno dei principali responsabili dell’impennata dei livelli di obesità e del fatto che l’Italia è uno dei primi Paesi in Europa per obesità infantile. Ma la situazione non migliora nella popolazione adulta e anziana.

Ma quel che preoccupa è che, nonostante che sbanderiamo la dieta mediterranea con me un elemento irrinunciabile dello stile di vita italiano, in realtà la tendenza è quella ad abbandonarla per passare ad altri modelli alimentari.  «Ogni giorno in Italia vengono consumati circa 105 milioni di pasti, di cui il 24% fuori casa, con una prevalenza dei pranzi (53%) sulle cene (47%) – spiegano alla FBCFN – E l’accelerare dello stile di vita si riflette sui pasti: i pranzi vengono consumati “di corsa” in meno di dieci minuti per il 9% degli intervistati e il 14% addirittura lo consuma in piedi. Il risultato è che il tempo dedicato all’alimentazione risulta compresso e subordinato agli altri impegni quotidiani».

Ma nel resto dell’Ue le cose non vanno meglio: «Nonostante i cittadini europei dichiarino di adottare una dieta alimentare sana, le persone che hanno difficoltà ad alimentarsi in una maniera sana sono in una percentuale consistente in Paesi come Ungheria (54%), Slovacchia (52%) e Polonia (49%). Tra gli ostacoli all’adozione di una dieta sana, i cittadini europei hanno evidenziato: l’eccessivo tempo da dedicare alla scelta e alla preparazione dei pasti (31%), il mancato controllo sugli alimenti consumati perché preparati da altri (27%), la considerazione che sano sia anche meno appetibile (23%)».