Trattamento acque reflue urbane: migliora nell’Ue, ma rimangono ancora delle lacune

I dati comunicati dall'Italia non erano di qualità sufficiente

[10 marzo 2016]

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La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane – che stabilisce requisiti minimi per la raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane – rappresenta uno dei principali strumenti politici dell’acquis dell’Ue in materia di acque. Dall’adozione nel 1991, l’attuazione della direttiva ha permesso di ridurre significativamente il carico inquinante proveniente da sostanze organiche e nutrienti svolgendo un ruolo essenziale per il raggiungimento del buono stato ecologico delle acque marine e dolci.

Tuttavia, l’attuazione è ancora lontana dall’essere completa. Alcuni degli Stati membri si sono confrontati con grosse lacune in termini di conformità.

E’ quello che emerge dall’ottava relazione della Commissione europea “sullo stato di attuazione e i programmi per l’attuazione (a norma dell’articolo 17) della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane”.

La relazione raccoglie i dati comunicati dagli Stati membri sulla raccolta e sul trattamento delle acque reflue urbane (soprattutto relativi al 2012) e sui programmi per l’applicazione. Presenta una chiara panoramica delle lacune a livello di conformità e degli interventi definiti dagli Stati membri per colmarle, illustrando inoltre le esigenze previste a livello di investimenti e i termini per soddisfarle.

La relazione ha valutato solo i dati di 25 Stati membri: quelli comunicati da Italia e Polonia non erano di qualità sufficiente, mentre per la Croazia nel 2012 non era applicabile alcun obbligo di conformità. E interessa oltre 19 000 centri urbani di piccole e grandi dimensioni (“agglomerati”) con una popolazione superiore a 2 000 abitanti, che generano un inquinamento corrispondente a quello prodotto da una popolazione di 495 milioni di cosiddetti abitanti equivalenti (a.e.).

Nonostante le sfide connesse ai forti investimenti richiesti e alla necessità di pianificare a lungo termine, si sono raggiunti tassi di conformità elevati. Ma in alcuni Stati ancora continuano a registrarsi significative lacune in termini di conformità, in particolare per quanto concerne il trattamento. Secondo la commissione, dunque, sono necessari interventi e investimenti più decisivi per raggiungere la piena conformità in tempi ragionevoli. Ossia 11 milioni di a.e. (2%) devono essere collegati e trattati o sottoposti ad altri sistemi individuali adeguati; 48 milioni di a.e. (9%) delle acque reflue urbane già collegate devono essere sottoposte a un trattamento secondario; 39 milioni di a.e. (12%) delle acque reflue già collegate devono essere sottoposte a un trattamento più spinto.

Sono i programmi per l’applicazione degli Stati che prevedono gli investimenti anche per la costruzione di infrastrutture per le acque reflue per colmare le lacune. Secondo la Commissione gli Stati membri devono continuare a raccogliere le informazioni necessarie sia per definire tempestivamente le future esigenze di investimento e i costi del funzionamento sia per migliorare o mantenere l’efficacia dei sistemi in atto.

Il settore dell’industria idrica rappresenta un importante vettore per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. Gli investimenti finalizzati a garantire una piena conformità alla legislazione dell’Ue presentano un potenziale significativo in termini di creazione di nuovi posti di lavoro e di crescita. Così come lo rappresentavo gli investimenti nelle tecnologie innovative che sono essenziali per accrescere l’efficienza dell’industria idrica in termini di risorse.