Il 14 marzo manifestazione nazionale NoTriv a Zibido San Giacomo. L’adesione del M5S

Trivellazioni di gas nel Parco agricolo Sud di Milano, una petizione a Maroni: «Vietale»

Contraria anche Forza Italia: mozione contro il pozzo in Regione Lombardia

[20 febbraio 2015]

Appenine Energy vuole realizzare la perforazione di un pozzo, profondo circa 4.200 metri, nel Comune di Zibido San Giacomo, a 7 Km a sud di Milano, lungo il Naviglio Pavese, in un’area circondata dal Parco Agricolo Sud Milano. Le proteste non mancano e su Avaaz.org è appena partita la raccolta di adesioni ad una petizione indirizzata al presidente delle Ragione Lombardia, il legista Roberto Maroni,  nella quale si sottolinea che «Il Parco Agricolo Sud Milano ha attivato una importante azione per la valorizzazione dell’attività agricola del proprio territorio, mediante la concessione in uso del Marchio “Produttore di qualità ambientale – Parco Agricolo Sud Milano” alle aziende agricole che operano al proprio interno in grado di realizzare azioni a favore dell’ambiente e del territorio del Parco. Gli obiettivi del progetto sono molteplici: la valorizzazione e tutela dell’attività agricola caratteristica del Parco; la protezione dell’ambiente; la salvaguardia del territorio; la valorizzazione del paesaggio;  la tutela ed il recupero paesistico e ambientale delle fasce di collegamento tra città e campagna  nonché l’equilibrio ecologico dell’area metropolitana; la promozione dei prodotti agroalimentari e la sostenibilità dei processi produttivi; la valorizzazione della filiera corta; la sicurezza alimentare».

I promotori della petizione ricordano che «La legge istitutiva del Parco e il Piano Territoriale di Coordinamento assegnano infatti alle imprese agricole un ruolo strategico di presidio territoriale e di  concorso alla sua tutela. Lo stesso Piano di Settore Agricolo del Parco individua come strumento per la valorizzazione delle attività agricole la creazione di marchi di riconoscimento».

Per questi motivi  viene chiesto a Maroni che «non venga autorizzato nel comune di Zibido San Giacomo la costruzione e la successiva produzione di un pozzo di estrazione gas che porterà sicuramente a modificare e a mettere a rischio quanto sopra descritto per la valorizzazione del Parco Sud Milano. Questa attività industriale è un corpo estraneo al Parco Sud Milano!»

Qualche crepa sembra aprirsi anche nella maggioranza di centro-destra alla Regione: Forza Italia ha presentato una mozione che fin dal titolo non lascia dubbi: ”No  al pozzo di ricerca di gas metano le trivellazioni a Zibido San Giacomo”, che dovrebbe essere votata  nella seduta di Consiglio Regionale del 3 marzo.

Intanto il Movimento 5 Stelle annuncia la sua partecipazione alla  manifestazione nazionale “NoTriv” prevista per il 14 marzo proprio a Zibido San Giacomo e Massimo De Rosa, vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera e Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei Deputati, definiscono le trivellazioni «Una follia, che minaccia le risorse idriche locali, le reali peculiarità agricolo-produttive della zona e le norme di tutela del territorio. Siamo stanchi dell’ipocrisia di chi, condannato dal profitto a tutti i costi, condanna il proprio Paese alla distruzione. L’ipocrisia di chi organizza campagne come “M’illumino di meno” e si fa sponsorizzare da Eni! Apriamo gli occhi!

È la stessa Eni che finanzia il comune di Ravenna con un fondo da 12 milioni di euro per interventi a favore dell’ambiente, in cambio di un preciso impegno politico del Comune: fare pressione sulla Regione, per spianare la strada a nuove trivellazioni, in un territorio sismico, con enormi rischi documentati dai dati della Commissione di ricerca Ichese! Il tutto messo nero su bianco! La stessa Eni che si è aggiudicata una concessione per la ricerca di idrocarburi e lo sviluppo di impianti di estrazione su un’area di 12mila chilometri quadrati di mare davanti alle coste pugliesi e abruzzesi. Le trivellazioni verranno effettuate lungo la linea di confine delle acque territoriali italiane. Gli eventuali rischi per l’ambiente ricadranno dunque sull’Italia, mentre gli introiti delle concessioni (investimenti da 2,5 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni) finiranno nelle casse di Zagabria».