Trovato il colpevole dell’alluvione in Sardegna: è il pollo sultano…

[29 novembre 2013]

Lo avevamo scritto su greenreport.it il giorno dopo l’alluvione che ha colpito la Sardegna: «Vedrete, tra qualche giorno o ora la colpa sarà degli ambientalisti che non permettono di dragare i fiumi…» ed è puntualmente successo: non appena l’acqua si è ritirata, il 28 novembre, l’Unione Sarda ha pubblicato questo sconfortante scritto condito da un’ancor più sconfortante dichiarazione di un amministratore pubblico: «Il pollo sultano che abita sulla foce del Cedrino, ad esempio, sarà stato pure protetto e tutelato, ma dopo l’ondata di piena anche il re pennuto della foce del Cedrino è stato spazzato via con tutto il resto. «Si è sacrificata la sicurezza del territorio per salvaguardare l’oasi naturalistica – ha spiegato il sindaco di Orosei Franco Mula – Ci sono 8 milioni di euro in mano al Consorzio di Bonifica, ma questo non riesce ad appaltare i lavori. Chiedo che tutto passi al Comune».

La fauna da proteggere avrebbe bloccato gli interventi di pulizia dell’alveo del fiume anche a Dorgali: «Una cosa inaudita – ha detto ieri Angelo Carta – Che senso ha parlare di patto di stabilità e grandi opere se non si fanno le cose elementari? I fiumi sono foreste. Vanno puliti, ma non ce li fanno toccare perché ci sono le specie da proteggere».

La migliore risposta ci sembra quella data sulla sua pagina Facebook da Alessio Bartolini, del Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio: «Se c’è una cosa davvero poco credibile è la retorica dei sindaci che salveranno questo nostro Paese. Sentite questi di Orosei e Dorgali che affermano senza pudore che la colpa dell’alluvione è riconducibile, non già alle colate di cemento fin dentro gli alvei dei torrenti, impunite e condonate, ma alla protezione di una piccola palude che ospita il Pollo sultano e/o al fatto che non si è “pulito” (e magari anche cementificato?) un dato fiume, spazzando via tutta la vegetazione e la fauna ivi presenti.

A questi ed a innumerevoli altri sindaci vorrei dire che il modo più efficace e conveniente per mettere in sicurezza il territorio nel medio e lungo periodo consiste proprio nel conservare/ripristinare gli ecosistemi (fluviali, palustri, forestali ecc.), passando da un approccio meramente ingegneristico e statistico ad uno ecologico-adattativo. I fatti dimostrano come abbia sempre meno senso rifarsi ai dati del passato per calcolare i tempi di ritorno di eventi alluvionali, dato che ci troviamo in una fase di rapidissimi cambiamenti climatici, e come la mitigazione e la prevenzione degli effetti catastrofici che da questi derivano, non possano prescindere dalla conservazione della biodiversità, degli ecosistemi naturali e degli agroecosistemi.

Le praterie, le foreste, le paludi, infatti, se in buono stato di conservazione, hanno al tempo stesso una enorme capacità di stoccaggio del carbonio e di regolazione del ciclo terrestre dell’acqua, svolgendo (gratutitamente) i servizi fondamentali di incremento dei tempi di corrivazione, stoccaggio e depurazione della risorsa più importante che abbiamo. Occorre lavorare affinché questa impostazione permei nei nuovi consorzi di bonifica e più in generale negli amministratori ad ogni livello. Ne va della nostra vita!».