Ue, i programmi anti-alluvioni degli Stati membri fanno acqua da tutte le parti

[10 marzo 2015]

In tema di acque gli Stati membri devono sforzarsi di più per elaborare i programmi di misure in base a una solida valutazione delle pressioni e degli effetti sull’ecosistema acquatico e a una valutazione affidabile dello stato delle acque, in quanto l’intero piano di gestione dei bacini idrografici potrebbe rischiare di essere privo di fondamento e gli Stati membri potrebbero rischiare di non intervenire là dove è più necessario oppure di farlo in modo non efficiente sotto il profilo dei costi.

Questa è una delle conclusioni a cui arriva la Commissione europea nella comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio “Direttiva quadro Acque e direttiva Alluvioni: azioni a favore del “buono stato” delle acque unionali e della riduzione dei rischi di alluvioni”. Una comunicazione, che valuta i progressi finora compiuti, tenendo conto del fatto che la direttiva quadro  sulle acque e la direttiva alluvioni sono collegate e che è necessario coordinarne l’attuazione.

La valutazione è basata sulle prime relazioni sulle azioni specifiche adottate dagli Stati membri per realizzare le misure riepilogate nei rispettivi piani di gestione dei bacini idrografici del 2012, ed è conforme a quanto previsto dalla normativa europea che impone alla Commissione di pubblicare nel 2015 una relazione intermedia sui progressi compiuti nell’attuazione dei programmi di misure.

Quindi, in vista dell’adozione dei secondi piani di gestione dei bacini idrografici e dei primi piani di gestione del rischio di alluvioni – che gli Stati membri dovrebbero adottare entro la fine del 2015 – il vaglio dei piani di misure degli Stati membri da parte della Commissione e la relativa disamina delle loro valutazioni preliminari dei rischi di alluvione costituiscono il supporto delle raccomandazioni formulate. Raccomandazioni che a loro volta, pongono le basi su cui modulare programmi di misure in grado di conciliare gli obiettivi ambientali e quelli economici introducendo misure che offrano acqua potabile in quantità sufficienti per la natura, le persone e l’industria; garantire la sostenibilità e la vitalità economica a lungo termine del settore agricolo e dell’acquacoltura dell’Ue; sostenere la produzione di energia, il trasporto sostenibile e lo sviluppo del turismo, contribuendo in tal modo a una crescita realmente verde dell’economia dell’Ue.

Gli Stati dunque dovrebbero rafforzare le loro misure di base per affrontare l’inquinamento diffuso causato dall’agricoltura. Dovrebbero affrontare i problemi quantitativi e il legame con la qualità delle acque. La carenza d’acqua e la siccità costituiscono un problema sempre più grave in molte zone d’Europa, per lo meno su base stagionale, a causa dei cambiamenti climatici. I problemi di tipo quantitativo stanno poco a poco interessando sempre più bacini idrografici in tutta l’Ue, e gli Stati membri dovrebbero prendere misure preventive per evitare di dover fare i conti con livelli insostenibili di estrazione. Nei casi in cui l’estrazione è già a livelli eccessivi, gli Stati membri dovrebbero intervenire per ricondurre l’utilizzo dell’acqua a livelli sostenibili.

Una gestione efficiente delle acque aiuta gli Stati membri a prepararsi agli eventi atmosferici estremi che, a causa del cambiamento climatico, diventano più frequenti e causano danni enormi. L’attuazione della direttiva quadro sulle acque del 2000, infatti dispone che gli Stati membri adottino una gamma di misure efficienti in termini di costi in modo trasparente e partecipativo. Gli Stati membri sono tenuti a sintetizzare tali misure (inserite nei rispettivi “programmi di misure”) nei loro piani di gestione dei bacini idrografici, aggiornati con cadenza seiennale.

Invece l’attuazione della direttiva Alluvioni ha mostrato finora progressi incoraggianti. Data l’impostazione-quadro, il suo successo dipenderà dall’ambizione degli Stati membri e dall’attuazione, corretta e misurabile, dei loro piani 2015. Dovrebbero essere migliorati i metodi utilizzati per individuare potenziali alluvioni future significative e per quantificarne i potenziali effetti futuri. Anche qui occorre tenere maggiormente conto dei cambiamenti climatici e socioeconomici (ad esempio, l’espansione urbana incontrollata e l’impermeabilizzazione del suolo) in quanto sono elementi importanti della gestione del rischio di alluvioni.